NEL SILENZIO DELLE STANZE, recensione del film di Jerome Bonnell


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Nel Silenzio delle Stanze | Recensione del Film a cura di Costanza Di Castro. Nel silenzio delle stanze (titolo originale: La condition) è un period drama francese diretto da Jérôme Bonnell. La sceneggiatura, firmata dallo stesso Bonnell, è l’adattamento del romanzo Amours di Léonor de Récondo (2015). Francia, 1908. André, stimato notaio, vive nella sua magione di campagna assieme alla moglie Victoire, alla madre Mathilde e alle due domestiche Huguette e Céleste.

Nel Silenzio delle Stanze | Recensione | Poster

Nel Silenzio delle Stanze | Recensione | Poster

Nonostante il benessere e la rispettabilità di cui gode, la sua è una vita infelice e solitaria: Victoire non lo ama, non vuole dividere il letto con lui e respinge sistematicamente i suoi approcci, per quanto si sforzino di essere dolci; la madre è muta e costretta a letto da una malattia, comunica tramite una lavagnetta, eppure riesce ad essergli di tormento creando confusione in casa e chiedendo insistentemente quando si deciderà a fare un figlio.

Una notte, frustrato dall’ennesimo rifiuto di sua moglie, forza la giovane Céleste ad avere un rapporto con lui, mettendola incinta. Sei mesi dopo, Victoire scopre la gravidanza, e, invece di cacciarla, decide, di comune accordo con André, di farle avere il bambino così da poterlo crescere come proprio. Grazie a questa maternità condivisa, Victoire e Céleste stringono, all’insaputa di André, un legame intimissimo, fatto di sguardi complici, notti consumate tra le stesse lenzuola e segreti bisbigliati nel buio.

Nella sua cornice austera di drammone storico molto classico, Nel Silenzio delle Stanze indaga con un relativismo tutto contemporaneo la natura dei rapporti familiari, in particolare la genitorialità. Cosa rende una madre una madre? E un padre un padre? Victoire e André, adottando il figlio di Céleste, cercano di comporre, seppur artificiosamente, un quadro familiare conforme, tuttavia, come coppia, falliscono nel rivestire il ruolo di genitori, perché nel loro legame non c’è amore.

André impone per il bambino il nome che portava il proprio padre, Felix: per lui rappresenta l’erede, la possibilità insperata di avere una discendenza, la continuità con la tradizione. Già immagina per il piccolo un futuro come il proprio, da notaio, professione ereditata dal padre e su cui si basa il suo buon nome. Il figlio non è altro che una funzione. D’altra parte, Victoire vede in questa adozione la possibilità di ottemperare al ruolo di moglie senza dover più pagare lo scotto, sgradito, dei doveri coniugali, ma non sentendo un legame affettivo col proprio marito, fatica a crearne uno con suo figlio, non si attiva in lei nessun provvidenziale istinto materno. 

Per Victoire, è il rapporto con Céleste a cambiare tutto. Nel calore di quell’abbraccio, nel dolce sollievo di un rapporto reale, sicuro, basato sulla condivisione di qualcosa di grande e non dalla performance sociale, Victoire scopre la propria maternità, imparando ad amare Felix in virtù del suo amore per Céleste. Le due donne creano così una famiglia, molto più vera e sentita della “famiglia tradizionale” che è l’istituzione fondante del tetto sotto cui abitano. In Nel Silenzio delle Stanze la natura del rapporto tra le due donne resta ambigua: Victoire pronuncia più volte la parola «amore» quando parla di Céleste; le due dividono regolarmente il letto, ma sempre in presenza del piccolo Felix; si abbracciano e si sfiorano con tenerezza.

Eppure non c’è mai un’interazione che si possa definire erotica o romantica, cosa che invece non mancava affatto nel romanzo d’origine, Amours, come non mancava in altre storie che hanno immaginato un rapporto d’amore tra una dama e la sua damigella, come l’indimenticabile Mademoiselle di Park Chan-wook (2016), adattamento del romanzo Fingersmith di Sarah Waters (2005). Bonnell decide di rimuovere la componente sensuale del loro rapporto per concentrarsi maggiormente sulla maternità condivisa e rendere il quadro più elegiaco, meno carnale. 

Eppure, nel resto del film, il sesso è molto presente. Avviene in scena, i personaggi ne parlano in più di un’occasione. è il rifiuto di Victoire di entrare in intimità con André a mettere in moto l’intera storia. La sessualità offre un’ottima occasione per caratterizzare un personaggio, e qui definisce molto bene André, che cerca il sesso sì come piacere fisico, ma soprattutto come calore umano e contatto, perché si sente estremamente solo e sempre più disperato.

Esercita il suo diritto di padre padrone ed è per questo un personaggio abusante, ma, all’interno di un codice etico che normalizza certe condotte, ne è inconsapevole: si sforza anzi di essere gentile, cieco al dolore che provoca. Di Victoire e Céleste sappiamo solo che hanno avuto pochissime esperienze sessuali e che le hanno detestate, non nutrendo alcun desiderio verso gli uomini. In un contesto sociale dove la sessualità della donna è una prestazione dovuta, questo loro sentimento non basta certo a ipotizzare un’inclinazione di tipo omosessuale, nè questo sarebbe davvero importante se solo si fosse scavato a fondo nei loro personaggi. Purtroppo, Victoire e Céleste risultano piuttosto sbiadite, immagini ferme nel tempo di due donne che, pur nella diversa estrazione sociale, subiscono la sottomissione storicamente imposta al loro genere, ma senza che questo ci dica nient’altro su di loro.

Bonnell cambia il titolo da Amours a La condition, “la condizione”: in questa scelta c’è la volontà programmatica di raccontare non tanto i rapporti (gli amori, appunto), quanto la condizione femminile primonovecentesca. Eppure, per un film che dovrebbe avere al centro le donne, concede veramente poco ai propri personaggi femminili, mentre viene lasciato grandissimo spazio al dramma personale e identitario dell’unico uomo di questo ménage.

Viene da chiedersi cosa effettivamente abbia da dire questo film, a parte affermare, in modo non proprio rivoluzionario, che è l’amore a fare una famiglia, non i legami di sangue o i rapporti socialmente istituzionalizzati. Nel Silenzio delle Stanze, inoltre, soffre di un’aria un po’ datata, sia per la tradizionalità della messa in scena, che per il modo in cui vengono trattati i contenuti. Il romanzo del resto è uscito più di dieci anni fa, e l’argomento titillato (l’omogenitorialità) non basta, in sè, a rendere un racconto innovativo.  (Nel Silenzio delle Stanze | Recensione del film a cura di Costanza Di Castro)

Trama: Nel Film Il Silenzio delle Stanze, il film diretto da Jerome Bonnell, Céleste (Galatéa Bellugi) è una giovane domestica al servizio di André de Boisvaillant (Swann Arlaud), un ricco notaio, e di sua moglie Victoire (Louise Chevillotte), nella loro elegante dimora di campagna. Agli occhi della società i coniugi incarnano il modello perfetto della rispettabilità borghese, ma dietro le mura di casa il loro matrimonio è fatto di tensioni, silenzi e compromessi. L’equilibrio già fragile, si spezza quando Victoire scopre che Céleste è incinta e comprende che il padre del bambino è proprio André. Per evitare lo scandalo e salvaguardare l’onore della famiglia, impone al marito un patto irrevocabile. La sua reputazione resterà intatta, ma da quel momento non dovrà mai più mettere piede nella sua stanza. Da questo accordo nasce un’inaspettata alleanza tra le due donne…

Nel Silenzio delle Stanze | Recensione

Nel Silenzio delle Stanze | Recensione

Curiosità: Il film Nel Silenzio delle Stanze è l’adattamento cinematografico di Amours, un apprezzato romanzo della scrittrice e violoncellista francese Léonor de Récondo pubblicato nel 2015. La celebre attrice Emmanuelle Devos e il regista Jérôme Bonnell si conoscono benissimo. Questo film segna infatti la loro quarta collaborazione, dopo aver lavorato insieme nei lungometraggi J’attends quelqu’un (2007), Le Temps de l’aventure (2013) e nella miniserie televisiva Les Hautes Herbes (2022).

Per accentuare il senso di oppressione sociale delle protagoniste, Nel Silenzio delle Stanze è stata girata quasi interamente all’interno delle mura di una singola villa in Normandia. Il regista ha voluto che gli spazi fisici della casa diventassero un vero e proprio personaggio, metafora dell’ignoranza e del “non detto” della borghesia del 1908.

Nelle note di produzione, Bonnell ha spiegato di aver voluto evitare una visione binaria della storia. Il suo obiettivo non era dividere rigidamente il cast in personaggi totalmente positivi o negativi, bensì esplorare la sottile violenza psicologica e le imposizioni sociali dell’epoca senza offrire una lettura morale preconfezionata.
Gran parte della narrazione di Nel Silenzio delle Stanze si affida alla chimica dei corpi e a inquadrature molto ravvicinate. La scelta stilistica punta a mostrare come il desiderio dei protagonisti sia costantemente compresso e limitato dai rigidi costumi sociali del primo Novecento.

Una scena del film Nel Silenzio delle Stanze | Recensione e Analisi critica di Costanza Di Castro

LA SCHEDA DEL FILM NEL SILENZIO DELLE STANZE (t.or. La Condition)

Regista: Jerome Bonnell – Cast: Swann Arlaud, Louise Chevillotte, Galatea Bellugi, Emmanuelle Devos, Aymeline Alix, François Chattot, Camille Rutherford, Jonathan Couzinié, Jean-François Sivadier – Genere: Drammatico – Anno: 2026 – Paese: Francia – Sceneggiatura: Jerome Bonnell – Fotografia: Pascal Lagriffoul – Durata: 1 h 43 min. – Distribuzione: Officine UBU – Data di uscita: 29 Ottobre 2026 – Il sito ufficiale del film Nel Silenzio delle Stanze di Jerome Bonnell

GUARDA IL TRAILER UFFICIALE DEL FILM NEL SILENZIO DELLE STANZE:

NEL SILENZIO DELLE STANZE | Trailer ufficiale | Dal 29 ottobre al cinema

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