Una delle più celebri commedie degli anni ’30, tanto da dare vita a un remake pochi anni dopo con il medesimo titolo, L’impareggiabile Godfrey di Gregory La Cava mette in scena il contrasto tra una famiglia di arricchiti e un maggiordomo disoccupato. Il protagonista è Godfrey, un giovane di buona famiglia, ma senza soldi, che cerca lavoro e diventa cameriere di una ricca ed eccentrica famiglia che lo aveva trovato in una baraccopoli durante una caccia al tesoro. Una volta assunto in casa Godfrey subisce il fascino della figlia minore Irene, ma contemporaneamente anche l’odio della maggiore, Cornelia, gelosa e desiderosa di ottenere e pretendere tuto ciò che desidera, forte della sua bellezza e del suo potere.
Dal momento che Irene sembra aver trovato in Godfrey qualcuno in grado di aiutarla con le angherie e le vessazioni della sorella, Cornelia passa al contrattacco e cerca di screditarlo: nasconde una collana di perle sotto il letto del cameriere per accusarlo di furto. Questi, però, non si lascia intimorire e approfitta della situazione impegnando la collana e con il ricavato gioca in borsa, al ribasso, sulle azioni dell’azienda del capo famiglia. Nel giro di poco tempo Godfrey diventa, quindi, ricco, mentre il padrone si ritrova sull’orlo del fallimento. E qui, con il cambio completo di prospettiva cambia anche la storia…
Quello a cui si assiste nella riuscita commedia di La Cava è proprio il contrasto tra una famiglia di arricchiti che si credono padroni del mondo, ma che non conoscono niente, e un maggiordomo disoccupato, ma comunque colto e raffinato in grado di impartire lezioni di educazione, finanza e cultura.
Oltre alla divertente e ben strutturata storia, che fa riflettere attraverso questo contrasto, L’impareggiabile Godfrey rinnova i meccanismi della commedia brillante sia con acute osservazioni, ma soprattutto inserendo materiali che derivano direttamente dal cinema muto: gag, nonsense esilaranti.
Un’opera che è rimasta nell’immaginario e nella storia del cinema come esempio di prodotto di genere, nel caso specifico commedia sofisticata, grazie a un regista che ha saputo sfruttare al meglio tutti gli elementi, memore anche del suo lavoro come autore di disegni animati. Un regista, La Cava, con uno sguardo particolare nei confronti dell’animo umano e dei suoi difetti e, soprattutto, della società. Un regista che, per certi versi, può essere accumunato a un altro grande nome, come quello di Frank Capra, anche se più rivolto verso il realismo, come si può comprendere dall’ambientazione storica, quella della Grande Depressione.
Il film, tratto dal romanzo 1101 Park Avenue di Eric Hatch che firma anche la sceneggiatura con Morrie Ryskind, riesce a evocare perfettamente la contrapposizione tra ricchezza e opulenza con realismo e ironia mista a sarcasmo rarissimi in una commedia.
Lasciando momentaneamente da parte il regista e il ruolo centrale della storia e del tema, non si può non menzionare il cast perché è indubbio che L’impareggiabile Godfrey sia un film di attori e non solo per le quattro nomination agli attori principali, ma perché i nomi degli interpreti erano quelli dei più affermati nel campo. E infatti la storia fa perno sulle schermaglie della coppia principale, quella formata da William Powell e Carole Lombard, affiancati da caratteristi come Eugene Pallette e Mischa Auer.
I ricchi balordi di La Cava sono ben lontani da quelli di Capra caratterizzati da un cuore d’oro. I suoi sono supponenti e vuoti e lo si capisce bene fin dai primi istanti.
Il tema di base è un classico della commedia da sempre (si possono ritrovare esempi anche nel teatro): l’umile, ben più astuto, che diventa padrone e ribalta la situazione iniziale.

La grande fortuna che ha permesso a un film come questo di diventare parte integrante della storia del cinema è quella di avere come protagonista indiscusso William Powell.
Il remake del 1957, oltre a rendere omaggio alla celebre opera di La Cava, è in realtà indice della notorietà e dell’importanza dell’opera del 1936, inarrivabile e insuperabile.
Senza contare che L’impareggiabile Godfrey del 1936 è anche il primo grande successo di una Universal rinnovata nella gestione. Guardando questo tipo di comicità e questo tipo di dinamiche il pubblico si diverte senza però arrivare a una conclusione più grande: il fatto che il film rispecchi la realtà. Anche questo è uno dei grandi pregi del regista e di una commedia ancora oggi divertente e riuscita, destinata a rimanere nell’immaginario comune. Lo era IERI, lo è OGGI e lo sarà DOMANI. (Analisi critica del film L’impareggiabile Godfrey di Gregory La Cava a cura di Veronica Ranocchi)

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