HER PRIVATE HELL, recensione del film di Nicolas Winding Refn


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Her Private Hell | Recensione del Film a cura di Luigi Gensabella. “Aspetta che mi tolgo la faccia”, dice a un certo punto Elle (Sophie Thatcher), facendoci entrare subito sottopelle, nello squarcio epidermico della psiche. È un demone di pelle, Leather Man, con i guanti diamantati del villain degli Avengers, a dare la caccia a un femminile in pieno complesso di Elettra, che nel momento orgasmico della propria (piccola) morte urla “daddy”, come la Marilyn mercificata riesumata da Ana de Armas in Blonde (2022) di Andrew Dominik. 

Her Private Hell | Recensione | Poster

Her Private Hell | Recensione | Poster

Leather Man – summa dei killer sessuofobici dello slasher – è il padre da evirare, l’archetipo maschile, la struttura sociale e culturale fondata sulla violenza e sul dominio del corpo femminile, sintetizzata nelle immagini reiterate delle mani (i pugni chiusi in Solo Dio perdona), tanto care al regista danese. In un rovesciamento di Shining (1980), è la donna a correre infuriata brandendo l’ascia da guerra, accogliendo la propria virilità e sopprimendo il femminile oggettificato, succube dello sguardo e delle erezioni maschili. 

Tra il pianeta alieno di Terrore nello spazio (1965) di Mario Bava, le mani guantate dei killer di Dario Argento, l’espressionismo pop della fotografia dei maestri dell’horror italiano, Her private hell mette insieme lo stregonesco femminile e il machismo distruttivo maschile, per frammentarli nei loro doppi archetipici. 

Se da un lato l’inconscio di Refn ha i glitter, il neon e il glamour mostruoso della società iperconsumista e narcisista dell’immagine — come nell’industria della moda cannibale di The neon demon (2016) —, dall’altro affonda le mani nelle viscere della nostra ombra, per svelare il nostro doppio: uno specchio oscuro, distorto, deformato che riflette un’identità scissa nelle sue ulteriori cristallizzazioni. 

Refn filma una dark opera, narrativamente ambigua, fumosa, svincolata dai nessi di causalità, ma che trova la sua coerenza e struttura nelle correnti emotive intessute nella drammaturgia musicale firmata da Pino Donaggio, che ne custodisce il cuore pulsante e i significati celati. 

Come nel cinema onirico di David Lynch, lo spettatore è chiamato ad una visione attiva e a “convivere con l’ambiguità” (Roy Menarini, 2026). Il racconto classico viene destrutturato e ridotto alla sua lenta decomposizione per lasciare il posto ad una sospensione ipnotica, un eccitante stordimento, un rapimento estatico dai risvolti stranianti. 

Accusato di mero estetismo, di essere un sofisticato ma vuoto esercizio di stile, Her private hell rimette al centro l’inconscio e il nostro disagio nell’entrarci dentro. In un mondo razionale e artificiale, in cui domina l’antierotismo del superomismo americano e il cinema sterilizzato di matrice nolaniana, il regista danese ci immerge nella nebbia delle perturbazioni freudiane. Il dispositivo visuale, superficiale, patinato e pubblicitario viene innestato nel sottosuolo traumatico per svelarne l’inganno e l’artificio. “Elevated horror” o meno, squarciato il velo ci sono sempre il sangue e le viscere, sembra dirci beffardamente il cinema radicale di Nicolas Winding Refn. (Her Private Hell | Recensione del film a cura di Luigi Gensabella)

Trama: Her Private Hell, il film diretto da Nicolas Winding Refn, è ambientato in una metropoli futuristica immersa nelle luci al neon. Una misteriosa nebbia cala sulla città, liberando una presenza letale e inafferrabile che trasforma lo spazio urbano in un incubo. In questo scenario inquietante, una giovane donna tormentata intraprende una ricerca disperata del padre scomparso, spingendosi sempre più ai margini di una realtà che sembra sgretolarsi. Durante il suo viaggio, il suo destino si intreccia con quello di un soldato americano, a sua volta impegnato in una missione estrema per salvare la propria figlia. Le loro traiettorie convergono in un mondo sospeso tra visione e allucinazione, dove i confini tra reale e irreale si fanno sempre più labili…

Curiosità: L’idea alla base di Her Private Hell ha un’origine drammatica ed estremamente intima. Il regista Nicolas Winding Refn ha dichiarato di aver concepito il progetto dopo essere sopravvissuto a un arresto cardiaco che lo ha portato a vivere ben 25 minuti di morte clinica. Questa spaventosa esperienza e il timore di non avere più nulla da dire lo hanno spinto a una vera e propria rinascita artistica, condensata nell’immagine di “un uomo che vuole andare all’inferno e uscirne”.

Her Private Hell | Recensione

Her Private Hell | Recensione

La critica e lo stesso autore hanno evidenziato una forte connessione tematica speculare all’interno della sua filmografia. Se il suo film del 2013 Solo Dio perdona esplorava in modo viscerale i complessi legati alla figura materna (il complesso di Edipo), Her Private Hell si focalizza sul versante opposto: i “daddy issues” e il complesso di Elettra, raccontando il bizzarro e distorto rapporto della protagonista Elle con il padre regista.

Per le musiche, Refn ha deciso di affidarsi a una leggenda assoluta del cinema di genere italiano: Pino Donaggio. Celebre per i suoi iconici sodalizi con Brian De Palma (per pellicole come Carrie, Vestito per uccidere e Blow Out), Donaggio avvolge le immagini retrofuturiste e i neon del film con le sue caratteristiche sonorità hitchcockiane e inquietanti.

Nonostante la trama sia ambientata in una futuristica, distopica e opprimente Tokyo avvolta da una nebbia assassina, le riprese si sono divise geograficamente. Per mantenere il controllo creativo totale, il film è stato finanziato in modo indipendente e girato per ben 57 giorni (tra maggio e luglio 2025) tra le location di Copenaghen e la vera Tokyo, incorniciato dalle scenografie magiche e teatrali di Gitte Malling.

Il film è disseminato di feticci e riferimenti cinefili: La protagonista Elle (interpretata da Sophie Thatcher) gira un film all’interno del film indossando abiti fantascientifici fortemente ispirati a Barbarella (la celebre pellicola anni ’60); All’interno della trama si muove un serial killer che prende di mira esclusivamente giovani donne, chiamato “The Leatherman” (o Leatherface), una palese e dichiarata evocazione dell’immaginario slasher classico, calata però in un contesto glamour e d’alta moda.

Una scena del film Her Private Hell | Recensione e Analisi critica di Luigi Gensabella

LA SCHEDA DEL FILM HER PRIVATE HELL (t.or. Her Private Hell)

Regista: Nicolas Winding Refn – Cast: Charles Melton, Sophie Thatcher, Dougray Scott, Diego Calva, Kristine Froseth, Havana Rose Liu, Shioli Kutsuna, Hidetoshi Nishijima – Genere: Thriller, Horror – Anno: 2026 – Paese: USA, Danimarca – Sceneggiatura: Nicolas Winding Refn, Esti Giordani – Musica: Pino Donaggio – Durata: 1 h 50 min. – Distribuzione: MUBI – Data di uscita: 1 Ottobre 2026 – Il sito ufficiale del film Her Private Hell di Nicolas Winding Refn

GUARDA IL TRAILER UFFICIALE DEL FILM HER PRIVATE HELL:

https://www.youtube.com/watch?v=yJDA_6KdzE8
HER PRIVATE HELL | Trailer ufficiale | Dal 1 ottobre al cinema

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