6:06 | Recensione del Film a cura di Rita Ricucci. Con 6:06, presentato alle Giornate degli Autori alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2025, la regista milanese Tekla Taidelli torna al cinema dal 19 marzo. Dal suo esordio, Fuori vena, Tekla Taidelli riprende il fil rouge
della sua storia artistica: un cinema marginale, sporco e visceralmente urbano.
Anche 6:06, infatti, rientra nel filone della dipendenza — da sostanze tossiche e da amicizie compromettenti — rielaborato, però, attraverso la luce di un amore che, seppure fragile, ambisce al riscatto.
Leo, Davide Valle, co-sceneggiatore insieme alla regista, vive e rivive un quotidiano da cocainomane che si ripete senza via di scampo: un loop vertiginoso, quello della dose e dello “sballo”, un’ossessione claustrofobica che lo spinge sulla strada senza autocontrollo, fino a vederlo coinvolto in un grave incidente. In coma, in ospedale, viene visitato da Jo-Jo, George Li Tourniaire, una giovane ragazza francese che si prende cura di lui.
Jo-Jo non è semplice da decifrare per Leo: viaggia su un caravan, è sola e porta con sé, ovunque si muova, le ceneri di sua zia. Apparentemente non corrisponde affatto all’immagine di una figura salvifica; piuttosto, a tratti assume l’aspetto di un personaggio irreale, quasi onirico.
Tuttavia, è l’unica a mettere in moto il cambiamento di Leo: la presa di coscienza del male che è capace di infliggere a se stesso e agli altri, della sua chiara dipendenza emotiva e fisiologica dalle sostanze stupefacenti. Jo-Jo gli offre così la possibilità di una nuova vita, in Portogallo, meta dei suoi sogni.
Proseguendo la sua Scuola di Street Cinema, Tekla Taidelli rimane fedele a un cinema sociale e indipendente, affidando le parole ad attori di strada, non professionisti, affinché resti impressa, il più possibile, la verità della vita che vuole raccontare.
6:06 raggiunge anche vette di distopia che disturbano lo spettatore, quasi fosse costretto a entrare nella mente distorta del protagonista, vivendo gli effetti di una droga allucinogena e stimolante, fino a seguire con difficoltà i passi — reali o meno — dei due giovani amanti.
Anche l’effetto cromatico e i costumi sostengono l’irregolarità della narrazione: dal bianco e nero, metafora della monotonia della quotidianità di Leo, ai colori luminosi e sgargianti di Jo-Jo, eccentrica e vivace, fino al buio psichedelico dell’astinenza che cerca di sopraffare Leo nelle notti di festa.
Da questo punto di vista, 6:06 appare un risultato riuscito per Tekla Taidelli: disturbante, allegorico e realistico, fino a diventare emotivamente irregolare, quasi un racconto di formazione; aspro, grezzo e caotico come il caravan di Jo-Jo. In fondo, aspro e disturbante come può essere la vita, dove tuttavia riesce a farsi strada l’amore, capace di diventare il trampolino verso nuovi colori. (6:06 | Recensione del film a cura di Rita Ricucci)
Trama: 6:06, il film diretto da Tekla Taidelli, racconta la storia di Leo (Davide Valle). La sua vita è in bianco e nero, ogni giornata ricomincia identica sempre alle 6:06 in punto. A ventisei anni si muove tra lavori umilianti e la corsa disperata verso la prossima dose. La droga non è soltanto una dipendenza ma è un meccanismo mentale, un loop che lo imprigiona dove ogni tentativo di cambiare finisce per riportarlo esattamente al punto di partenza. Poi arriva Jo-Jo (George Li), ha vent’anni, enigmatica, ostinata, parla solo francese e guida un vecchio caravan. Non è una salvatrice, è il caos necessario a incrinare lo schema ripetitivo in cui è intrappolato Leo. Anche lei porta con sé le proprie ombre ma sa riconoscere le crepe di Leo ed entrarci senza paura. Insieme partono per il Portogallo…
Critica: Il film 6:06, diretto da Tekla Taidelli, ha ricevuto un’accoglienza calorosa dalla critica internazionale e italiana dopo la sua presentazione alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (2025), all’interno della sezione Notti Veneziane delle Giornate degli Autori.La critica ha lodato la potente componente visiva e interpretativa di 6:06, che riesce a comunicare profondamente riducendo al minimo l’uso dei dialoghi. È stato descritto come un “manifesto per i giovani disillusi post-Covid”, offrendo una cronaca cruda ma necessaria di una generazione in cerca di riscatto.
Curiosità: Il titolo 6:06 fa riferimento all’orario in cui il protagonista, Leo, si sveglia ogni mattina in un loop temporale che riflette la sua condizione di tossicodipendenza e alienazione.
La pellicola è girata in parte in un crudo bianco e nero e adotta uno stile che la stessa regista definisce “piratesco” e indipendente, raccontando la vita degli “invisibili” ai margini della società.
Molti degli interpreti non sono attori professionisti, una scelta fatta per mantenere un forte senso di realtà e verità. Il cast principale include Davide Valle, George Li e Romina Lo Bue.

LA SCHEDA DEL FILM 6:06 (t.or. 6:06)
Regista: Tekla Taidelli – Cast: Lou Di Giorgio, George Li, Davide Valle – Genere: Drammatico – Anno: 2026 – Paese: Italia – Sceneggiatura: Edoardo Moghetti – Fotografia: Tommaso Lusena De Sarmiento – Durata: 1 h 30 min. – Distribuzione: LSPG Popcorn – Data di uscita: 19 marzo 2026 – La scheda del film 6:06 di Tekla Taidelli su IMDb

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