La recensione del film Uno sciopero a 5 stelle a cura di Rita Ricucci. In sala Uno sciopero a 5 stelle, una commedia dal tono drammatico ispirata al reale sciopero del personale di servizio del settore alberghiero avvenuto a Parigi. Al suo secondo lungometraggio, dopo Placés del 2022 — in cui metteva in scena storie di vita ispirate alla propria esperienza, ambientate in contesti educativi dove le relazioni umane diventano strumenti di riscatto — Nessim Chikhaoui scrive con Hélène Fillières, e dirige, un film altrettanto impegnato, che punta i riflettori sul disagio sociale nella capitale mondiale della moda e del lusso.
Protagonista è Eva, Lucie Charles-Alfred, già vista in Placés, una giovane donna abbandonata dalla madre e di padre ignoto, che approda all’Aston Hotel in sostituzione di una scioperante incinta. Viene affiancata da Simone, una intensa Corinne Masiero, un’inserviente esperta e generosa che, pur di mantenere il lavoro a soli due anni dalla pensione, nasconde un’artrosi dolorosa e invalidante.
Uno sciopero a 5 stelle si ispira ai fatti realmente accaduti, confermati da immagini e filmati di repertorio messe in coda al film: il personale del servizio alberghiero, per lo più donne con permesso di soggiorno temporaneo o in condizioni di vulnerabilità sociale, hanno incrociato le braccia per denunciare turni estenuanti, straordinari non retribuiti, salari a cottimo (calcolati in base al numero di stanze pulite), contratti precari e un generale sfruttamento legittimato dal subcontratto.
La lotta è stata condotta elegantemente, conservando lo charme tutto francese di una sfilata di moda in occasione della Settimana della Moda parigina: scioperanti a lucido, con i costumi tipici dei luoghi di origine che si imbattono su una passerella al fianco della quale compaiono stracci e scope, offrendo il calore e il sapore di una dignità senza frontiere dal gusto tutto femminile.
Uno scandalo sociale ancor più eclatante se si considera che le strutture di cui si parla, e che il film mostra, offrono suite a 9800 euro a notte e una lattina di Coca-Cola a 27 euro: un abisso tra chi serve e chi viene servito.
L’interesse di Nessim Chikhaoui per il cinema come strumento di riflessione sociale è evidente fin dagli esordi: dalla collaborazione alle sceneggiature della saga Les Tuche (2-3-4), in cui ha inserito riferimenti alla primavera araba in Tunisia, alla sua prima regia con Placés, ispirata alla sua lunga esperienza di educatore con ragazzi fragili.
Con Uno sciopero a 5 stelle, si conferma un giovane regista attento alle dinamiche dell’emarginazione e del riscatto, nel solco (ma ancora distante) del cinema impegnato dei fratelli Dardenne o dello stile diretto e partecipe di Ken Loach.
Il risultato è un film godibile, che tuttavia rischia talvolta di cadere nella retorica delle differenze etniche, senza approfondire fino in fondo le fragilità umane che pure mette in scena. Un racconto che lascia un retrogusto tiepido, come un tè appena scaldato o un pain au chocolat privo di cacao. (La recensione del film Uno sciopero a 5 stelle è a cura di Rita Ricucci)

LA SCHEDA DEL FILM UNO SCIOPERO A 5 STELLE (t.o. Petites mains)
Regista: Nessim Chikhaoui – Cast: Corinne Masiero, Lucie Charles-Alfred, Marie-Sohna Condé, Maïmouna Gueye – Genere: Commedia – Anno: 2024 – Paese: Francia – Sceneggiatura: Nessim Chikhaoui, Hélène Fillières – Fotografia: Jean-Marc Fabre – Durata: 1 h 27 min – Distribuzione: 102 Distribution, Unicorn – Data di uscita: 24 Luglio 2025 – Il sito ufficiale del film Uno sciopero a 5 stelle di Nessim Chikhaoui
Trama: In Uno Sciopero a 5 stelle la giovane Eva diventa addetta alle pulizie delle stanze di un lussuoso albergo parigino: un lavoro sfiancante con ritmi frenetici e colleghe in apparenza poco indulgenti, come la tutrice Simone e la responsabile del personale Agnès. Le compagne di lavoro, però, vogliono la fine dello sfruttamento cui le sottopone la struttura: di giorno in giorno, così, aumentano le defezioni, più camere rimangono sfatte e la protesta si organizza in uno sciopero sindacale. Il muro dei proprietari e le cariche della polizia non frenano le donne ed Eve che, anzi, allestiscono fuori una contro “Settimana della Moda” rispetto a quella fastosa prevista dentro l’albergo per ottenere finalmente diritti, tutele e salari decorosi...
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