ODISSEA, recensione del film di Christopher Nolan


Odissea | Recensione del Film a cura di Alessandro Bizzotto. Il letto di Odisseo e Penelope non si può spostare. È costruito attorno al tronco di un ulivo, radicato nella terra di Itaca: solo chi conosce quel segreto può essere davvero Odisseo. Nell’ultimo canto dell’Odissea di Omero non c’è forse immagine più potente del ritorno: dopo dieci anni di guerra e altri dieci di viaggio, l’eroe non deve soltanto rientrare nella propria casa, ma dimostrare di appartenervi ancora. Il nostos, il ritorno è la riconquista di un’identità perduta.

Odissea | Recensione | Poster

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Da questa idea nasce forse il fascino e, allo stesso tempo, il limite della monumentale Odissea di Christopher Nolan. Perché il regista affronta il poema fondativo della cultura occidentale con una visione personale, ma ne sposta il centro di gravità.

Il suo Odisseo è forse ancora l’uomo che vuole tornare a essere re di Itaca, marito di Penelope e padre di Telemaco, ma è soprattutto un reduce, un sopravvissuto alla guerra, un uomo perseguitato dai fantasmi delle proprie azioni.

Un Matt Damon che attraversa il film con il volto segnato, scolpito dalla stanchezza e dal rimorso. Una prova quasi priva di enfasi eroica: sembra portarsi addosso il peso di tutti i compagni perduti, delle cause e delle conseguenze della vittoria su Troia.

Probabilmente, un personaggio profondamente nolaniano, vicino agli uomini che popolano il cinema del regista, da Interstellar a Oppenheimer. Ma anche molto diverso dall’Odisseo cantato da Omero.

L’eroe dell’epica greca è definito fin dal primo verso come polýtropos: “dai molti percorsi”, ma anche dai molti volti. La sua forza è l’intelligenza mobile, la capacità di adattarsi, di ingannare, di trasformarsi. Odisseo è l’uomo che ha inventato il cavallo di Troia e che passa metà del poema a fingere di essere qualcun altro. Cambia voce, atteggiamento, identità a seconda di chi ha davanti. È un maestro della menzogna e della sopravvivenza.

Il protagonista di Nolan, invece, è meno capace di nascondere: spesso porta il dolore in superficie. Il suo viaggio sembra meno una lunga strategia per riconquistare il regno perduto e più una forma di espiazione. Non torna soltanto perché vuole tornare: torna perché deve rispondere a ciò che ha vissuto. Il nostos omerico, così, viene stirato fino a diventare un racconto contemporaneo sul trauma e sulla memoria. Una scelta coerente con l’autore, ma che cambia profondamente il significato del poema.

Nolan, del resto, non realizza una trasposizione filologica dell’Odissea. Non cerca di illustrare Omero: cerca nell’opera antica le ossessioni che attraversano tutto il suo cinema. La colpa, il tempo, l’impossibilità di tornare davvero al punto di partenza.

Le tappe fondamentali del viaggio restano – quasi – tutte, da Polifemo a Circe, dall’Ade alle Sirene, Scilla e Cariddi, fino al ritorno a Itaca. Mancano purtroppo i Feaci: proprio alla loro corte Odisseo racconta del suo viaggio da Troia, esaltando le sue gesta e la sua furbizia (è legittimo credere a tutto quello che dice?).

Ogni episodio, però, viene filtrato attraverso una sensibilità contemporanea.

Circe, affidata a una Samantha Morton inquieta, è forse l’esempio più evidente. Nel poema omerico è una dea affascinante e ambigua, una figura di seduzione e pericolo che vive in un palazzo splendido, circondata da ancelle e animali incantati, dove Odisseo si fermerà – volontariamente – un anno. Nolan la trasforma invece in una presenza oscura, gotica, e soprattutto rilegge il suo gesto attraverso una nuova chiave morale: la trasformazione degli uomini di Odisseo in animali non appare più soltanto come un potere magico, ma quasi come una condanna della brutalità maschile e della violenza portata dalla guerra. Una modifica narrativa che cambia profondamente il senso dell’episodio.

Anche l’immaginario visivo del film rivela questa libertà. Le navi sembrano appartenere più a un’epica nordica che al Mediterraneo degli achei, mentre i Lestrigoni, trasformati in giganteschi guerrieri ricoperti di armature metalliche, evocano una dimensione quasi medievale. Nolan costruisce un universo mitologico personale, affascinante per potenza visiva, ma lontano dalla stranezza arcaica e misteriosa del mondo omerico.

Eppure sarebbe riduttivo valutare Odissea soltanto attraverso ciò che perde rispetto al poema. Perché, come esperienza cinematografica, il film possiede grande forza. Nolan restituisce all’epica una dimensione che il cinema contemporaneo ha quasi dimenticato: quella del meraviglioso. Il mare non è un semplice sfondo, ma una presenza viva e minacciosa; le tempeste, gli approdi e le creature che popolano il viaggio hanno una fisicità impressionante.

Ed è forse nelle sequenze più fantastiche che il film raggiunge i suoi momenti migliori. Scilla e Cariddi, in particolare, sono una delle invenzioni più riuscite di Nolan: la paura nasce prima ancora dalla loro presenza fisica che dall’azione, dalla sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di incomprensibile. È un momento in cui il regista ritrova davvero lo stupore dell’epica, quella capacità del mito di trasformare il terrore in meraviglia.

Più controverso il passaggio nell’Ade. Nell’Odissea la discesa nel mondo dei morti è uno dei momenti fondamentali del poema: la katabasi è una sospensione fra vita e morte, il luogo in cui Odisseo riceve conoscenze decisive sul proprio destino. Nolan sceglie un’immagine diversa, più fisica e perturbante: i morti sembrano emergere, affiorare dal buio e dalla terra.

Girato pensando al grande formato, il film trova nella fotografia del premio Oscar Hoyte van Hoytema una delle sue armi più potenti: la luce del Mediterraneo e l’oscurità delle tappe più inquietanti del viaggio appartengono allo stesso universo visivo, ma hanno sempre un peso concreto, quasi tattile.

Anche il cast contribuisce a rendere più complessa la rilettura di Nolan. Matt Damon costruisce un Odisseo lontano dalla retorica dell’eroe invincibile: il suo volto sembra portare il peso degli anni e delle perdite, come se la vittoria su Troia fosse stata soltanto un altro modo per perdere qualcosa. È una scelta coerente con il film: più che il re astuto celebrato da Omero, Damon interpreta un uomo che cerca un modo per convivere con ciò che ha fatto.

Anne Hathaway restituisce a Penelope dignità evitando di ridurla alla figura della moglie fedele che attende il ritorno del marito. Nei suoi gesti si intravede la forza che il film avrebbe potuto esplorare di più. Perché Penelope, nell’Odissea, non è soltanto colei che aspetta: è la vera controparte di Odisseo. Come lui, vive di astuzie e dissimulazioni. Tesse e disfa la tela per ingannare i Proci, mette alla prova il marito al suo ritorno, riconosce in lui la stessa intelligenza capace di nascondere e rivelare. Anche Penelope è polýtropos, “dai molti volti”. Nolan, invece, privilegia il dolore del guerriero rispetto alla complicità di due menti che si riconoscono.

Robert Pattinson come Antinoo sa rendere inquietante anche ciò che non viene spiegato fino in fondo. Il suo personaggio vive di una presenza instabile che sembra appartenere al mondo del mito. È forse l’interprete che meglio incarna quella zona d’ombra in cui Nolan ama muoversi, dove ogni identità può nascondere una seconda natura.

Più problematica la rappresentazione di Elena. Non è questione di affidarsi a un’idea superficiale di bellezza: nell’immaginario greco Elena non è soltanto la donna più bella del mondo, ma una figura quasi sovrumana, il cui fascino mette in crisi uomini, regni e perfino l’ordine degli dèi. La scelta di Nolan sembra invece sottrarle proprio quella dimensione mitica: la sua Elena, affidata a Lupita Nyong’o (che interpreta anche la sorella Clitemnestra, moglie di Agamennone), è più una semplice presenza narrativa che una forza capace di spiegare la follia collettiva scatenata dalla guerra di Troia. Lo stesso vale per Agamennone (Benny Safdie), costruito come una figura di potere assoluto e quasi disumano. Il suo aspetto sembra fondere il guerriero arcaico con un immaginario contemporaneo fatto di armature, maschere e oscurità: una presenza che richiama il cinema della fantascienza e dei supereroi, non tanto la brutalità ambigua dell’eroe greco.

Resta comunque un’impresa difficile da liquidare. Nolan ha scelto il poema più famoso sul ritorno e lo ha trasformato in un film sul peso del passato. Ha sostituito la leggerezza dell’inganno omerico con la gravità della memoria. Rimpiangere l’Odisseo multiforme cantato da Omero, l’uomo capace di cambiare pelle e sopravvivere grazie alla propria intelligenza, forse è inevitabile. Ma sarebbe impossibile negare la coerenza della visione di Nolan. Questo Odisseo non torna soltanto a Itaca. Cerca, forse, un modo per convivere con ciò che ha lasciato dietro di sé. E se il poeta greco raccontava il desiderio di ritrovare una casa, Nolan racconta la difficoltà, molto contemporanea, di ritrovare se stessi. (Odissea | Recensione del film a cura di Alessandro Bizzotto)

Trama: Odissea porta sul grande schermo il viaggio di Odisseo (Matt Damon), il leggendario re di Itaca che, dopo la caduta di Troia, cerca di tornare a casa dalla moglie Penelope (Anne Hathaway) e dal figlio Telemaco (Tom Holland). Ma il percorso verso la patria si trasforma in un viaggio imprevedibile, tra tempeste, creature mitologiche e incontri destinati a mettere alla prova la sua forza. Dopo anni lontano da Itaca, Odisseo dovrà affrontare le conseguenze della guerra e confrontarsi con un mondo sospeso fra uomini e divinità: dal ciclope Polifemo alle insidie di Circe, fino al regno dei morti, dove il passato torna quasi a chiedere il proprio prezzo e a predire il futuro. Mentre Penelope tenta di difendere il regno dall’assedio dei Proci e Telemaco affronta le minacce di chi vuole impedirgli di ritrovare il padre, Odisseo dovrà capire se il vero viaggio sia quello che lo riporta a casa o quello che gli permette di ritrovare se stesso…

Curiosità: Odissea di Christopher Nolan è uno dei film più importanti e chiacchierati del 2026. Basato sull’epica omerica, il kolossal vede Matt Damon nei panni di Ulisse e Zendaya nel ruolo della dea Atena, dividendo pubblico e critica per le sue incredibili scelte registiche e produttive. Nolan ha superato ancora una volta i limiti tecnologici del cinema moderno. Odissea è il primo lungometraggio della storia del cinema a essere girato interamente con cineprese IMAX su pellicola 70 mm, incluse le scene di dialogo più intime. Il regista e il direttore della fotografia Hoyte van Hoytema hanno dovuto riprogettare le cineprese per renderle più silenziose e leggere. Durante i 91 giorni di riprese di Odissea sono stati consumati oltre 600.000 metri di pellicola.

In perfetto stile Nolan, l’uso della CGI è stato ridotto al minimo indispensabile. Per dare vita a Polifemo non si è fatto ricorso esclusivamente al computer; sul set è stato costruito un gigantesco animatrone alto 6 metri. La maggior parte delle riprese in mare e dei paesaggi marittimi sono completamente reali, realizzati con vere navi in navigazione. Parte della produzione ha interessato anche l’Italia. La trama non segue un ordine cronologico lineare. Lo spettatore assiste a tre piani temporali simultanei: Il viaggio in mare di Ulisse tra mostri e insidie; La resistenza politica e psicologica alla corte di Itaca; I flashback traumatici dei soldati sui campi di battaglia di Troia.

L’uscita de l’Odissea ha sollevato un curioso dibattito culturale in Italia. Secondo i sondaggi emersi con il debutto della pellicola, circa il 91% degli italiani confondeva le sirene omeriche (che nel mito originale e nel film sono mostruose creature metà donna e metà uccello) con la versione fiabesca metà pesce della Sirenetta, riaccendendo l’interesse per la filologia classica.

Odissea | Recensione
Una scena del film Odissea | Recensione e Analisi critica di Alessandro Bizzotto

LA SCHEDA DEL FILM ODISSEA (t.or. The Odyssey)

Regista: Christopher Nolan – Cast: Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Zendaya, Elliot Page, Robert Pattinson, Charlize Theron, Jon Bernthal, Lupita Nyong’o, Samantha Morton, John Leguizamo, Benny Safdie, Bill Irwin, Himesh Patel, Will Yun Lee, Jesse Garcia, Mia Goth – Genere: Fantascienza – Anno: 2026 – Paese: USA, Gran Bretagna – Sceneggiatura: Christopher Nolan – Fotografia: Hoyte van Hoytema – Durata: 2 h 52 min. – Distribuzione: Universal Pictures – Data di uscita: 16 Luglio 2026 – Il sito ufficiale del film Odissea di Christopher Nolan

GUARDA IL TRAILER UFFICIALE DEL FILM ODISSEA:

Odissea | Trailer Ufficiale (Universal Pictures) – HD

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