Lawrence d’Arabia | Recensione. La storia dell’enigmatico avventuriero e agente britannico T.E. Lawrence (Peter O’Toole), mandato al Cairo nel 1916 per fomentare, a vantaggio dell’Inghilterra, la rivolta antiturca degli arabi: li guida alla conquista di Akaba, poi all’assalto dei treni che trasportano munizioni, viene catturato e seviziato dai turchi; liberato dallo sceicco Ali (Omar Sharif), guida nuovamente gli arabi
alla conquista di Damasco sconvolgendo però i piani diplomatico-militari degli stessi inglesi, che brigheranno per farlo tornare in Inghilterra.
Sceneggiato da Robert Bolt e Michael Wilson a partire dall’autobiografia di Lawrence i sette pilastri della saggezza, Lawrence d’Arabia riesce a fondere la spettacolarità del kolossal con la riflessione sul personaggio, che analizza sia dal punto di vista politico (fu un sognatore idealista dalla parte degli arabi o un machiavellico stratega degli interessi inglesi in Medioriente?) sia da quello psicologico (il fascino esercitato dal deserto, il piacere sadomasochista di sottoporre il proprio corpo a prove estreme).
David Lean in Lawrence d’Arabia difende abbastanza apertamente l’idealismo di Lawrence, ma soprattutto ne racconta il ruolo di eroe ambiguo e tormentato dall’ingovernabilità del destino (anche se tralascia quasi del tutto di affrontare il tema della sua sessualità).
Perfetto l’uso del formato a 70mm da parte del direttore della fotografia Fred Young, capace di trasmettere allo spettatore la tensione e il fascino del deserto. Sette Oscar: miglior film, regia (David Lean), fotografia, colonna sonora (Maurice Jarre), scenografia (John Box, John Stoll, Dario Simoni), montaggio (Anne Coates) e suono (John Cox). Lawrence d’Arabia, che durava originariamente 222′, subì diversi tagli da parte del produttore Sam Spiegel (a cui comunque va il riconoscimento di aver creduto per primo in questa storia) arrivando in alcune copie a durare solo 185’; nell’89 uscì una versione di 212′ (ridoppiata in alcune scene, di cui s’era persa la colonna originale, dagli stessi attori, sotto la direzione di Lean stesso) che ripristinava quasi integralmente la versione originale, nonostante fossero state utilizzate scene che il regista aveva scartato nel montaggio del 1962. (Lawrence d’Arabia | Recensione del film tratta da “Il Mereghetti – Dizionario dei Film“, ed. 2021)
Trama: Lawrence d’Arabia, il film diretto da David Lean nel 1962, è ispirato a “I sette pilastri della saggezza”, l’autobiografia di T.E. Lawrence. La storia comincia in Egitto, al Cairo, dove, durante la prima guerra mondiale nel 1916, Lawrence (Peter O’Toole), ufficiale inglese, lavora come cartografo. È un uomo dotato di una grande preparazione umanistica, esperto di architettura, amante della cultura arabo-islamica. Gli viene affidata una missione: arrivare in Arabia, contattare il colonnello Brighton (Anthony Quayle), che lavora come consulente dell’emiro Faisal (Alec Guinness) e servire, quindi, da ponte di collegamento con gli arabi e gli inglesi nella lotta contro i turchi. Per Lawrence è l’occasione di immergersi nel suo amato deserto, dove stringe importanti e strategiche amicizie con diversi capi tribù arabi, in particolare con lo Sceriffo Alì (Omar Sharif) e con Awada Adu Tay (Anthony Quinn), indomabile guerriero e condottiero, con l’intenzione di eseguire gli ordini ricevuti. Nello svolgere questa complessa missione, spesso in maniera poco conforme ai tradizionali codici militari, Lawrence trasformerà in una guerriglia, e poi in una vera e propria guerra la rivolta degli Arabi contro i turchi…
Curiosità: Il film Lawrence d’Arabia ebbe un grande successo al botteghino, registrando incassi significativi per l’epoca (circa 70 milioni di dollari in tutto il mondo) e diventando così il film più redditizio dell’annata 1962.
In Italia Lawrence d’Arabia si classificò al quarto posto tra i primi 100 film di maggior incasso della stagione cinematografica 1963-1964.
Durante le riprese nel deserto in Giordania, Eddie Fowlie, il “mago” degli effetti speciali, costruì delle particolari spazzole per eliminare le impronte di scarpa lasciate dalla troupe sulla sabbia per andare a recuperare i bicchierini di plastica utilizzati sul set e portati via dal forte vento che rovinavano la realizzazione di diverse scene, tanto che Lean si vide costretto ad imporre l’utilizzo di tazze in ceramica.
Un altro trucco inventato da Fowlie fu quello delle sabbie mobili nella scena in cui inghiottiscono il giovane servitore di Lawrence, Daud: fece inserire nella sabbia una scatola di legno profonda un metro e venti con un diaframma in gomma montato sulla sommità e, dal suo interno, tirò giù il ragazzo per le gambe, creando l’effetto dello sprofondamento.
La critica statunitense accolse bene il film. Il critico e giornalista Bosley Crowther, sul New York Times, definì Lawrence d’Arabia “vasto, maestoso, bellissimo con sfumature in continua evoluzione, estenuante e privo di umanità“. Scrisse inoltre che la caratterizzazione di Lawrence si perdeva nello spettacolo, affermando che il film “riduce una figura leggendaria alle dimensioni convenzionali di un eroe cinematografico, in mezzo a scenari magnifici ed esotici, ma con un sacco di cliché convenzionali da film d’azione“. Analogamente, la rivista statunitense Variety definì Lawrence d’Arabia “un lavoro di produzione, regia e fotografia di grande impatto. Location desertiche autentiche, un cast stellare e un soggetto intrigante si combinano per collocarlo nella categoria dei blockbuster“. Tuttavia, osservò poi che la sceneggiatura di Bolt “non dice al pubblico nulla di nuovo su Lawrence d’Arabia né offre alcuna opinione o teoria sul carattere di quest’uomo o sulle motivazioni delle sue azioni“. Una recensione sulla rivista Time affermò che, sebbene la pellicola “sia ben al di sotto de Il ponte sul fiume Kwai in termini di impatto drammatico, offre comunque uno spettacolo vivido e intelligente” e inoltre elogiò la performance di Peter O’Toole, scrivendo che “domina continuamente lo schermo, e lo fa con abilità professionale, fascino irlandese e un aspetto strepitoso“.
Morando Morandini, nel suo dizionario dei film, dà a Lawrence d’Arabia un giudizio di quattro stelle su cinque e lo definisce “un sontuoso megafilm epico” in cui “il vero protagonista è il deserto“, lodando in particolare l’interpretazione di O’Toole e la fotografia. Per il critico cinematografico e regista Mario Sesti, è “tra i più originali e complessi kolossal della storia del cinema” caratterizzato da “un’alternanza impeccabile di fulminee ellissi e poderose scene madri, sequenze di estasi visionaria e conflitti psicologici risolti con lapidaria sintesi drammatica“.
Lawrence d’Arabia è attualmente uno dei film più apprezzati su Metacritic; ha un punteggio di 100, il massimo possibile, sulla base di otto recensioni. Ha un indice di gradimento del 93% su Rotten Tomatoes sulla base di 132 recensioni, con una valutazione media di 9,30/10. Il consenso critico su Rotten Tomatoes recita: “L’epopea di tutte le epopee, Lawrence d’Arabia consolida lo status del regista David Lean nel pantheon del cinema con quasi quattro ore di grande respiro, interpretazioni brillanti e una splendida fotografia.”
L’American Film Institute ha incluso Lawrence d’Arabia nelle liste concernenti i migliori film della storia del cinema e i loro contenuti come canzoni, battute e altro. Nel 1998 è giunto al quinto posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi, mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è sceso al settimo posto. Nella classifica dei cento film più commoventi e ispiratori della storia degli Stati Uniti Lawrence d’Arabia è arrivato 30º.
Nelle liste dei 10 migliori film per genere, la pellicola è medaglia d’oro nella lista dei film epici. Nel 1962 il National Board of Review of Motion Pictures l’ha inserito nella lista dei migliori dieci film dell’anno e ha premiato David Lean come miglior regista.
Nel 1991 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Nel 1999 il British Film Institute l’ha inserito al terzo posto della lista dei migliori cento film britannici del XX secolo.
Lawrence d’Arabia ha influenzato un’intera generazione di cineasti, tra cui George Lucas, Martin Scorsese, Ridley Scott, Brian De Palma, Oliver Stone, Denis Villeneuve e, in particolare, Steven Spielberg, che lo considera il suo film preferito in assoluto e quello che lo ha ispirato a diventare regista: «Un miracolo di film. Prima di cominciare delle riprese, riguardo sempre Lawrence d’Arabia».
Il regista giapponese Akira Kurosawa lo ha inserito tra i suoi 100 film preferiti. Anche la regista Kathryn Bigelow lo considera uno dei suoi film preferiti, affermando che l’ha ispirata per girare The Hurt Locker in Giordania.
Lawrence d’Arabia ha ispirato anche numerose altre storie di avventura, fantascienza e fantasy nella cultura pop, tra cui i romanzi del Ciclo di Dune di Frank Herbert, il franchise di Star Wars di George Lucas, il franchise di Avatar di James Cameron, Prometheus (2012) di Ridley Scott e Mad Max: Fury Road (2015) di George Miller. (fonte Wikipedia)
Il Film Lawrence d’Arabia di David Lean è disponibile in streaming su 

LA SCHEDA DEL FILM LAWRENCE D’ARABIA (t.or. Lawrence of Arabia)
Regista: David Lean – Cast: Peter O’Toole, Anthony Quayle, Alec Guinness, Anthony Quinn, Omar Sharif, Claude Rains, José Ferrer, Howard Marion, Zia Mohyeddin, Hugh Miller, Gamil Ratib, Michel Ray, Jack Gwillim, Jack Hawkins, I.S. Johar, Arthur Kennedy, Howard Marion-Crawford, John Dimech, Donald Wolfit – Genere: Avventura, Drammatico, Storico – Anno: 1962 – Paese: Gran Bretagna – Sceneggiatura: Michael Wilson, Robert Bolt – Fotografia: Freddie Young – Durata: 3 h 42 min. – Distribuzione: Ceiad – Data di uscita: 6 giugno 1963 – La scheda del film Lawrence d’Arabia di David Lean su Wikipedia
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