Fatherland | Recensione del Film a cura di Elide Tozzi. Fatherland di Pawel Pawlikowski, vincitore del Premio della regia alla 79ª edizione del Festival di Cannes, conferma una cosa piuttosto evidente: Pawlikowski è un regista con le idee chiare e uno stile estremamente riconoscibile. Nell’ultima decade il cineasta polacco ha abbracciato con decisione il bianco e nero, una scelta stilistica ma anche rappresentativa dei periodi storici che ha scelto di raccontare prima in Ida e poi in Cold War, che gli era già valso il premio come Miglior Regista al 71° Festival di Cannes.
Con Fatherland, il regista torna a muoversi dentro una materia storica e familiare che sembra appartenergli profondamente. È legato alla rivisitazione di determinati periodi storici, generalmente ambientati in Polonia o nelle vicinanze, e un’altra caratteristica che lo contraddistingue è la scelta, in totale controtendenza con il cinema contemporaneo, di non fare quasi mai film che superino i 90 minuti, titoli di coda inclusi.
E infatti Fatherland non fa eccezione: 82 minuti che scorrono rapidamente e lasciano nello spettatore la necessità di vedere di più. La sensazione è quella di assistere a uno Sneak Peek di alcuni personaggi per poi abbandonarli per sempre al loro destino.
La visione del film, però, richiede un minimo di conoscenza pregressa del dopoguerra, con la Germania divisa in due e dilaniata dal conflitto, attraversata da identità sempre più forti e distanti l’una dall’altra, sia politicamente che ideologicamente. Se da un lato si parla di Germania e di come Thomas Mann sia tornato dalla California per rivedere il suo Paese, dall’altro durante tutto il viaggio in macchina di Mann e della figlia Erika da Francoforte a Weimar si avverte nitidamente la sensazione di attraversare un confine per entrare in uno stato “nemico”, insicuro, ambiguo.
In questo Pawlikowski, che firma la sceneggiatura di Fatherland insieme a Henk Handloegten, fa un ottimo lavoro perché si percepisce il dubbio costante e la paranoia è sempre un po’ presente. D’altronde è il 1949, la guerra è finita da pochi anni, la Germania sta ancora cercando di capire cosa sia rimasto salvabile tra edifici distrutti e bombardamenti, il tutto mentre Thomas Mann diffonde il suo verbo a chiunque voglia ascoltarlo.
E tra questi non c’è uno dei figli di Mann che, essendo anche gay, non incontra né la clemenza né l’amore del padre. Ma benché tutta questa precisione storica e raffinatezza narrativa, Fatherland non scalfisce profondamente la relazione tra Thomas ed Erika Mann, poiché è una superficie spessa, stratificata e difficile da penetrare, ma che si sarebbe voluto avere davvero l’opportunità di esplorare con maggiore profondità.
Il film gioca moltissimo per silenzi, sguardi, esitazioni e pianti notturni, lavorando per sottrazione piuttosto che per addizione e limitando al minimo indispensabile i momenti di vero confronto padre-figlia. È una scelta che può essere storicamente veritiera e perfettamente coerente con l’idea di due personaggi incapaci di dirsi apertamente ciò che li attraversa, ma è anche una scelta che paga fino a un certo punto.
Fatherland resta elegante, controllatissimo e formalmente impeccabile, ma a tratti sembra trattenersi proprio quando dovrebbe affondare. Anche perché il cuore del film resta inevitabilmente il rapporto tra Thomas Mann e la figlia Erika, due figure legate da affetto, frustrazione, giudizio e da una forma di distanza emotiva che Pawlikowski non cerca mai di semplificare.
Il viaggio da Francoforte a Weimar diventa così una traiettoria fisica e mentale, un attraversamento di rovine storiche che rispecchiano altre rovine, quelle più intime e familiari. La patria del titolo non è soltanto la Germania, ma anche un’idea di famiglia impossibile da ricomporre davvero. Da questo punto di vista, il film funziona molto bene quando lascia che il contesto storico prema sui personaggi senza schiacciarli del tutto.
La Germania del dopoguerra non è mai semplice sfondo illustrativo, ma una presenza costante, quasi minacciosa, che accompagna ogni conversazione e ogni silenzio. Allo stesso tempo, però, la brevità del film finisce per lasciare molte linee emotive in sospeso, come se Pawlikowski preferisse consegnare allo spettatore frammenti preziosi anziché un quadro compiuto.
Meritorie, però, sono le interpretazioni di Sandra Hüller e Hanns Zischler. Hüller, in particolare, dà a Erika Mann una qualità nervosa, trattenuta e ferita, mentre Zischler costruisce un Thomas Mann autorevole, fragile e moralmente opaco, un uomo capace di parlare alla storia, ma molto meno capace di ascoltare la propria famiglia.
È anche grazie a loro se Fatherland riesce a rimanere coinvolgente nonostante la sua struttura ellittica e una durata che lascia addosso una sensazione di incompiutezza. Una sufficienza piena, quindi, ma anche il rimpianto per un film che avrebbe potuto essere ancora più potente se solo avesse concesso ai suoi personaggi qualche minuto in più per respirare. (Fatherland | Recensione del film a cura di Elide Tozzi)
Trama: Fatherland, il film diretto da Pawel Pawlikowski, è ambientato nel 1949, alle soglie della Guerra Fredda, e segue lo scrittore tedesco in esilio Thomas Mann (Hanns Zischler) e sua figlia Erika (Sandra Hüller), attrice e giornalista, durante un viaggio attraverso una Germania ancora in macerie. A bordo di una Buick nera, i due attraversano un Paese diviso. Partono da Francoforte, sotto l’influenza statunitense, per dirigersi verso Weimar, storico centro della cultura tedesca ormai sotto controllo sovietico. È il primo ritorno in patria per Mann dopo la fuga negli Stati Uniti, una scelta sofferta ma necessaria, e il viaggio diventa così anche un confronto personale con il passato, la memoria e un’identità nazionale profondamente ferita…

Fatherland | Recensione
Curiosità: Anche se basato su eventi reali – il ritorno in patria del Premio Nobel Thomas Mann nel 1949 per il bicentenario di Goethe – gli sceneggiatori di Fatherland hanno ammesso di aver modificato la realtà dei fatti a favore della narrazione drammatica: nel film Mann attraversa la Germania in rovina con la figlia Erika. Nella realtà, durante quel viaggio del 1949 fu accompagnato dalla moglie Katia e dall’amico Georges Motschan. Erika lo avrebbe accompagnato in un viaggio simile solo anni dopo, nel 1955; La pellicola fa coincidere il viaggio con il suicidio del figlio Klaus Mann. Nella realtà storica, Klaus si tolse la vita circa due mesi prima del soggiorno del padre, il 21 maggio 1949.
Fatherland rappresenta il capitolo conclusivo di una ideale trilogia sul Novecento firmata da Pawlikowski. La saga storica comprende i suoi precedenti e pluripremiati capolavori: Ida (vincitore dell’Oscar come miglior film straniero nel 2015) e Cold War (valso a Pawlikowski il premio per la miglior regia a Cannes nel 2018). Anche per questo film, il regista ha trionfato a Cannes portando a casa il premio per la Migliore Regia.
Fatherland si distingue per un’estetica visiva precisa e minimale: è interamente girato in bianco e nero; utilizza il formato cinematografico classico in 4:3 (nello specifico 1.37:1); la fotografia è firmata da Łukasz Żal, storico collaboratore del regista già candidato all’Oscar per Ida e Cold War, nonché direttore della fotografia dell’acclamato La zona d’interesse; La narrazione è estremamente densa, concentrando l’intera storia in una durata di soli 82 minuti.
L’iconica Buick nera a bordo della quale viaggiano i protagonisti è un elemento centrale del road trip. Il cast vede la star internazionale Sandra Hüller (nota per Anatomia di una caduta e La zona d’interesse) vestire i panni di un’affilata Erika Mann, mentre il celebre attore tedesco Hanns Zischler interpreta Thomas Mann. Il film è una grande co-produzione europea che vede coinvolti ben quattro paesi: Polonia, Germania, Italia e Francia.

LA SCHEDA DEL FILM FATHERLAND (t.or. Fatherland)
Regista: Pawel Pawlikowski – Cast: Sandra Hüller, Hanns Zischler, August Diehl, Anna Madeley, Joanna Kulig, Devid Striesow, Theo Trebs, Christophe Falconnet – Genere: Drammatico – Anno: 2026 – Paese: Polonia, Germania, Italia, Francia – Sceneggiatura: Pawel Pawlikowski, Henk Handloegten – Fotografia: Lukasz Zal – Durata: 1 h 22 min. – Distribuzione: MUBI – Data di uscita: 16 Novembre 2026 – Il sito ufficiale del film Fatherland di Pawel Pawlikowski
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