Don’t Let the Sun | Recensione del Film a cura di Rita Ricucci. Con Don’t Let the Sun, il nuovo film di Jacqueline Zünd, in sala dal 21 maggio, la regista svizzera costruisce una distopia tanto essenziale quanto inquietante, sospesa tra fantascienza climatica e riflessione esistenziale. Prodotto tra Italia e Svizzera e interpretato da Levan Gelbakhiani, Karidja Touré, Agnese Claisse e Cecilia Bertozzi, il film immagina un futuro fin troppo plausibile: la luce del sole è divenuta nociva per gli esseri umani, i suoi raggi provocano ustioni gravi, costringendo la popolazione a vivere esclusivamente nelle ore notturne.
In questo scenario privato della luce naturale, la vera protagonista è la solitudine. L’oscurità permanente diventa metafora evidente della progressiva estinzione dell’affettività e dei legami emotivi. Per rispondere a questo vuoto, il governo ha istituito programmi di “assistenza artificiale”: individui che si offrono di sostituire presenze assenti, impersonando figli scomparsi, partner, figure familiari perdute.
Jonah è uno dei più richiesti. Svolge il suo lavoro con una precisione quasi meccanica, senza alcun coinvolgimento emotivo: mangia i piatti preferiti di un figlio che non c’è più, accompagna una donna in escursioni faticose fingendo di essere il compagno ideale, dorme accanto a lei. La sua è una presenza puramente performativa, calibrata sulle aspettative dei “commissionari”. Quando torna nella propria abitazione, spoglia e ridotta all’essenziale, nulla richiama il ricordo, nulla conserva traccia di un passato felice.
La città che lo circonda è iper-modernizzata, astratta, dominata da un’architettura che amplifica le distanze antropologiche. Geometrie ossessive, corridoi vuoti e silenziosi, spazi che sembrano annullare qualsiasi possibilità di calore umano.
Don’t Let the Sun descrive così un futuro che appare inquietantemente vicino al presente. La crisi climatica non è soltanto causa di devastazioni ambientali, ma diventa il presupposto di un’umanità che si svuota di empatia, di passione, di condivisione, arrivando a temere la prossimità emotiva.
Zünd traduce questa tensione in immagini di forte potenza simbolica, come la sequenza notturna di lotta-danza tra due uomini a petto nudo che si abbracciano e si respingono con l’intensità di amanti avversari: un gesto che racchiude l’ambivalenza di un’umanità sospesa tra desiderio di contatto e rifiuto del coinvolgimento.
Il tema della sostituzione affettiva, in un futuro ormai prossimo, non è nuovo al cinema. Viene naturale il richiamo al recente Another End di Piero Messina, 2024, che esplora l’uso della tecnologia per non soffrire della morte di un proprio caro mantenendo in vita un legame oltre la morte. Tuttavia, Zünd invece sposta l’attenzione in Don’t Let the Sun, dalla tecnologia al vuoto emotivo che la rende necessaria più vicina alla estraneità di cui il grande Lanthimos con Alps, ci sorprendeva nel 2011
Particolarmente significativa è la scelta narrativa di concentrarsi sull’esperienza di Nika, una bambina cresciuta senza padre per scelta della madre, che ha fatto ricorso all’inseminazione artificiale. Nika percepisce in Jonah non tanto una figura paterna da sostituire, quanto un adulto smarrito. «Non devi fare il padre per forza, possiamo essere anche solo amici, dei veri amici», gli dice. In questa battuta si manifesta la precoce maturità della bambina, capace di riconoscere la fragilità dell’uomo che le sta accanto.
È proprio attraverso lo sguardo di Nika che emerge il conflitto centrale di Don’t Let the Sun: la paura di Jonah di cedere a ciò che, in quel mondo regolato e anestetizzato, è diventato quasi proibito — l’amore. (Don’t Let the Sun | Recensione del film a cura di Rita Ricucci)
Trama: Don’t Let the Sun, il film diretto da Jacqueline Zünd, si svolge in un futuro soffocato da un caldo incessante. La vita sociale si è spostata interamente nelle ore notturne. Le persone vivono isolate, incapaci di sostenere relazioni autentiche, rifugiandosi in forme sempre più profonde di solitudine. In questo mondo inquietantemente simile al nostro, Jonah (Levan Gelbakhiani), ventottenne, lavora per un’agenzia che vende legami simulati e sostituti affettivi a chi non riesce più ad affrontare il peso emotivo dei rapporti umani. Abituato a offrire conforto agli estranei senza mai lasciarsi coinvolgere davvero, Jonah vede il suo fragile equilibrio spezzarsi quando gli viene affidato il ruolo di padre di Nika (Maria Pia Pepe), una bambina di nove anni chiusa, diffidente e bisognosa di attenzione autentica. Quello che all’inizio appare come un semplice incarico si trasforma lentamente in un legame capace di destabilizzarlo profondamente…
Curiosità: Durante la fase di lavorazione e sviluppo, il film era provvisoriamente intitolato Don’t Let the Sun (Catch You Crying).
L’agenzia di “sostituti affettivi” per cui lavora il protagonista Jonah è ispirata a una reale tendenza sociale del Giappone. Lì esistono agenzie specializzate nel noleggio di figuranti per interpretare parenti o partner contro la solitudine.
Don’t Let the Sun è il primo lungometraggio di finzione per la regista svizzera Jacqueline Zünd, precedentemente nota per i suoi lavori nel campo dei documentari.
Nonostante sia ambientato in una metropoli futuristica non esplicitamente nominata nella narrazione, molte riprese esterne e interne sono state effettuate a Milano, sfruttando le sue architetture meno note in chiave alienante e distopica.
Don’t Let the Sun ha debuttato in anteprima mondiale al Locarno Film Festival 2025 nella sezione Cineasti del presente, dove Levan Gelbakhiani ha ottenuto il premio per la miglior interpretazione maschile
Critica: Il film Don’t Let the Sun (2025), esordio nella finzione della regista svizzera Jacqueline Zünd, ha diviso la critica internazionale, pur ottenendo importanti riconoscimenti. L’ambientazione distopica è stata elogiata per l’originalità visiva, specialmente per come le architetture urbane (in parte girate a Milano) e il caldo torrido vengano usati per riflettere sull’isolamento emotivo e sul cambiamento climatico. Molto apprezzata la performance dell’attore protagonista Levan Gelbakhiani, premiato al Festival di Locarno 2025 per la miglior interpretazione nella sezione Cineasti del Presente.
Alcune testate specializzate hanno riscontrato un ritmo a tratti troppo lento e una certa mancanza di inventiva nello sviluppo della trama. Nonostante l’idea di base sia considerata geniale ed emotivamente coinvolgente, Don’t Let the Sun è stato percepito da parte della critica come carente di quel guizzo narrativo aggiuntivo necessario a valorizzare appieno il suo potenziale.

LA SCHEDA DEL FILM DON’T LET THE SUN (t.or. Don’t Let the Sun)
Regista: Jacqueline Zünd – Cast: Karidja Touré, Levan Gelbakhiani, Agnese Claisse, Maria Pia Pepe – Genere: Fantascienza – Anno: 2026 – Paese: Svizzera, Italia – Sceneggiatura: Jacqueline Zünd, Arne Kohlweyer – Fotografia: Nikolai Von Graevenitz – Durata: 1 h 40 min. – Distribuzione: Trent Film – Data di uscita: 21 maggio 2026 – Il sito ufficiale del film Don’t Let the Sun di Jacqueline Zünd
GUARDA IL TRAILER UFFICIALE DEL FILM DON’T LET THE SUN:

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