COUTURE, recensione del film di Destin Daniel Cretton


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Couture | Recensione del Film a cura di Alessandro Bizzotto. La Fashion Week a Parigi, atelier, modelle, truccatori, sarte che lavorano mentre il mondo della moda si prepara a mettere in scena se stesso. C’è tutto, in Couture, per costruire un film sul corpo, sull’identità e sulla precarietà? Angelina Jolie è una regista americana chiamata a girare per una grande maison mentre scopre di avere un tumore al seno.

Couture | Recensione | Poster

Couture | Recensione | Poster

Alice Winocour, che dopo Proxima e Revoir Paris torna a osservare donne alle prese con ferite intime e traumi difficili da raccontare, prova a far incontrare mondi lontani: la moda e la malattia, il lavoro e la paura, il corpo esibito e quello improvvisamente percepito come vulnerabile.

E c’è qualcosa di coraggioso, e soprattutto di onesto, nella scelta della Jolie di affrontare un personaggio dalle vicende così vicine alla sua esperienza personale.

Couture sceglie però un tono vagamente dimesso, quasi contemplativo. Niente satira alla Prêt-à-Porter, nessun backstage trasformato in circo di vanità, poca aggressività. La camera si muove fra corridoi e laboratori con vaga discrezione, osservando chi lavora dietro le quinte. Scelta comprensibile: la moda non come spettacolo ma come mestiere, fatta di aghi, trucchi, prove, corpi che aspettano.
Una sottrazione che contribuisce a lasciare il film sorprendentemente scarno. Raramente Couture riesce a trasformare le idee in materia narrativa. Le sue tre protagoniste – Maxine (Jolie), la giovane modella Ada (Anyier Anei) e la truccatrice Angèle (Ella Rumpf), aspirante scrittrice – attraversano la stessa settimana senza che le loro storie trovino una forma comune. Si sfiorano, si osservano, ma sembra di assistere a una serie di traiettorie parallele.

La diagnosi di Maxine, il terremoto che modifica tutto ciò che la circonda, è trattata con una giusta delicatezza che, inaspettatamente, a tratti diventa inconsistenza. È un film sulla vulnerabilità, ma sembra avere paura di sporcarla davvero. La malattia resta spesso una presenza astratta: qualcosa che incombe sui personaggi senza attraversarli. E tutte le figure femminili, che potrebbero comporre un affresco sul rapporto fra corpo, ambizione e lavoro femminile, rimangono qua e là allo stato di appunti. Soprattutto nella parte centrale di Couture, sembrano appartenere a film diversi: il dramma personale, la favola di emancipazione, la commedia professionale.

Winocour costruisce alcuni collegamenti sottili fra le tre storie, soprattutto attraverso il rosso e il sangue: quello che Maxine vuole nel suo film, quello mestruale asciugato dalle gambe, quello della sarta che si punge con un ago, e i segni che il medico traccia sul corpo di Maxine prima della risonanza magnetica, quasi a riprodurre le misure sul manichino dell’atelier.

La regista, poi, filma con una certa fascinazione tattile. Eppure raramente riesce a far percepire il sistema che tiene tutto insieme: la sottrazione funziona per poco, poi diventa una forma di anemia narrativa.

Così, Couture resta privo di sostanza sufficiente a trasformare i suoi temi in cinema davvero necessario.
Al Festival internazionale del cinema di San Sebastián, dove lo scorso anno il film è passato in selezione ufficiale, Alice Winocour ha spiegato di aver pensato alle protagoniste come a donne impegnate, ciascuna a modo proprio, a ricucire qualcosa per poter andare avanti. Una bella intuizione. Ma le cuciture, alla fine, restano più visibili della stoffa: il film prometteva un lavoro di precisione, e il risultato lascia invece intravedere il filo.

Quando arrivano i titoli di coda, resta soprattutto la sensazione di aver assistito a qualcosa di incompiuto: un film fragile, poco a fuoco, a volte vagamente allucinato. (Couture | Recensione del film a cura di Alessandro Bizzotto)

Trama: Couture, il film diretto da Alice Winocour, è ambientato nel cuore scintillante della Fashion Week di Parigi, dove le apparenze regnano sovrane e la pressione è costante. Le protagonista sono tre donne molto diverse tra loro. La regista Maxine (Angelina Jolie), la giovane modella Ada (Anyier Anei) e la truccatrice Angèle (Ella Rumpf) si incrociano e mettono a confronto le proprie fragilità. Maxine è americana, arriva a Parigi con l’incarico di dirigere un video per un importante evento di moda. Accetta il lavoro per far fronte a difficoltà economiche, aggravata da un difficile divorzio e dalla necessità di sostenere la figlia adolescente. La sua vita, rigidamente organizzata, è sul punto di crollare quando…

Curiosità: La regista Alice Winocour ha avuto l’idea per la sceneggiatura di Couture dopo essere uscita da un ospedale a Parigi. Ritrovandosi improvvisamente nel caos sfarzoso della settimana della moda, ha notato una giovane modella sudanese che sembrava completamente persa nello spazio e nel tempo. Quell’immagine di profondo contrasto ha dato vita al personaggio di Ada.

Couture | Recensione

Couture | Recensione

A differenza di molte produzioni che ricostruiscono i backstage in studio, la troupe per Couture ha ottenuto un accesso senza precedenti agli spazi dorati e reali di Maison Chanel. Le riprese si sono svolte nei veri laboratori d’alta moda e includono scene girate sulla leggendaria scalinata di specchi in rue Cambon, un luogo simbolo della storia della moda internazionale.

Angelina Jolie in Couture interpreta Maxine, una regista americana di film horror ingaggiata per dirigere un cortometraggio gotico legato a una sfilata, la quale scopre improvvisamente di avere un grave problema di salute. Jolie ha definito pubblicamente questa esperienza come il suo film più catartico e personale, poiché la trama affronta la prevenzione medica e la vulnerabilità del corpo (temi che toccano da vicino la storia personale dell’attrice).

Il personaggio della modella Ada è interpretato da Anyier Anei, una vera modella emergente originaria del Sud Sudan. La sua transizione dalle passerelle reali al grande schermo ricalca in modo quasi speculare le vicende del suo alter ego nel film, garantendo un forte realismo alle scene di sfilata e di backstage.

Mentre film cult come Il diavolo veste Prada puntano tutto sulla competizione spietata e sulla superficialità del fashion system, Couture fa l’esatto opposto. L’opera della Winocour utilizza l’ago e il filo come metafora per cucire le ferite interiori delle protagoniste, trasformando il dietro le quinte in uno spazio di inaspettata solidarietà, sorellanza e profonda introspezione psicologica.

Una scena del film Couture | Recensione e Analisi critica di Alessandro Bizzotto

LA SCHEDA DEL FILM COUTURE (t.or. Couture)

Regista: Alice Winocour – Cast: Angelina Jolie, Louis Garrel, Ella Rumpf, Garance Marillier, Sean Gullette, Finnegan Oldfield, Anyier Anei, Katia Crivellari – Genere: Drammatico – Anno: 2025 – Paese: Francia, USA – Sceneggiatura: Alice Winocour – Fotografia: André Chemetoff – Durata: 1 h 46 min. – Distribuzione: Plaion Pictures – Data di uscita: 26 Agosto 2026 – Il sito ufficiale del film Couture di Alice Winocour

GUARDA IL TRAILER UFFICIALE DEL FILM COUTURE:

Couture | Trailer Italiano Ufficiale

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