Amarga Navidad | Recensione del Film a cura di Alessandro Bizzotto. I verdi innanzitutto, sfumature vibranti che sconfinano nel verde acqua, interrotte da fiammate di rosso, dal carminio al fragola. In Amarga Navidad, a settantasei anni compiuti, Pedro Almodóvar ritrova l’eleganza visiva e la sontuosità formale delle sue palette più iconiche, firmando un’opera che è un sofisticato trattato sul potere della visione.
Dopo l’asticella quasi vertiginosa di La stanza accanto, Leone d’oro veneziano con cui il regista aveva raggiunto una lucidità testamentaria sul tema della fine, qui decide di compiere un passo di lato per guardarsi dentro con una sincerità che è quasi confessione.
Al centro della vicenda di Amarga Navidad c’è Raúl (Leonardo Sbaraglia, definibile come una sorta di alter ego del regista), autore bloccato nella gabbia dorata del suo successo. Vive in una villa con piscina che sembra uscita da un quadro di David Hockney, protetto dall’amore del compagno Santi (un Quim Gutiérrez che Almodóvar modella con destrezza) e dall’assistente dimissionaria Mónica (Aitana Sánchez-Gijón, ferrea), investita anche del compito di snocciolare la lista di premi alla carriera e inviti a festival internazionali.
Il cuore di Amarga Navidad batte però nel testo che Raúl sta scrivendo: la storia, ambientata vent’anni prima, di Elsa (Bárbara Lennie), una regista “di culto”, etichetta che lei stessa ridimensiona con ironia su un letto d’ospedale mentre, a ridosso delle feste natalizie, è schiacciata da emicranie, attacchi di panico e dal lutto mai elaborato per la morte della madre.
In questo gioco di specchi e scatole cinesi Amarga Navidad (ossia Natale amaro) svela la sua natura, ma anche il suo limite strutturale. Almodóvar ragiona sul diritto dell’artista di nutrirsi dei drammi altrui – una sorta di “vampirismo emotivo”? – ma nell’affrontare il travaglio creativo asciuga la portata della narrazione. La doppia storia è scarna, il plot esile.
Si assiste all’atto del concepire il cinema, alla pagina scritta che viene continuamente cancellata e riscritta sullo schermo, ma la vicenda a tratti sembra rimanere incollata alla carta, incapace di generare una reale progressione drammatica. A esasperare questa sensazione interviene la bellissima colonna sonora di Alberto Iglesias: una partitura tesa, dalle venature quasi hitchcockiane, che sembra promettere allo spettatore picchi emotivi e catarsi che, tuttavia, non arrivano mai. Il melodramma sfiora una sottile tristezza, lasciando una sensazione di incompiutezza.
Ed è qui che Amarga Navidad si apre alla sua contraddizione più evidente. Perché, al di là della sua bellezza indiscutibile, resta la sensazione di una storia rarefatta. Il travaglio creativo diventa esso stesso il soggetto principale, ma la trama si riduce a una sorta di scheletro emotivo, dove i personaggi esistono più come funzioni del processo artistico, che come destini pienamente incarnati. Non è un limite che annulla il film, ma lo sposta su un terreno diverso: meno narrativo e più meditativo, meno interessato a raccontare un’evoluzione che a mostrare una permanenza nel dubbio. Anche quando si intravedono temi forti (la sofferenza, la memoria, la responsabilità dello sguardo) tutto sembra restare leggermente trattenuto, come se il film preferisse la risonanza alla risoluzione.
Eppure, malgrado questa morbosità della sofferenza artistica rischi a tratti il distacco, Amarga Navidad rimane un’opera che ammalia. Perché Almodóvar ha un appetito filmico che l’ansia creativa non può spegnere. Del resto, il regista è ormai (astutamente) maestro nel trasformare l’immobilità in piacere estetico e psicologico: è una fascinazione che non nasce da ciò che accade, ma da come viene guardato. E la pellicola si accende di guizzi retro e di ironia: dal cameo di Rossy de Palma nei panni di Gabriela – una sorta di Zia Mame madrilena che a una delle sue sfarzose feste regala alla protagonista un farmaco contro gli attacchi di panico – fino all’improbabile striptease di Beau (Patrick Criado), compagno di Elsa che fa lo spogliarellista per arrotondare, e al dialogo serale con la dottoressa interpretata da Carmen Machi.
La messinscena di Amarga Navidad asseconda i segreti dei personaggi, regalandoci un Almodóvar forse meno travolgente nel racconto, ma decisamente controllato. Così, il risultato riesce brillantemente a salvarsi in corner: anche quando la sceneggiatura sembra girare a vuoto, il brivido del cinema resta intatto. E diventa difficile non lasciarsi sedurre da questo amaro, coloratissimo Natale dell’anima. (Amarga Navidad | Recensione del film a cura di Alessandro Bizzotto)
Trama: Amarga Navidad racconta l’alternarsi di due storie. La prima ha per protagonista Elsa, una regista di spot pubblicitari, nel 2004, durante il lungo ponte festivo del mese di dicembre. La seconda si svolge nel 2026 ed è incentrata su Raúl, uno sceneggiatore e regista che sta scrivendo un copione che presto scopriremo essere la storia di Elsa, del suo compagno Bonifacio e delle sue amiche Patricia e Natalia. Mescolata alla finzione, Elsa diventa in qualche modo l’alter ego di Raúl, che ricorre all’autofinzione come soluzione a una lunga stagione di aridità creativa. Guardando dentro se stesso, Raúl non può fare a meno di rivolgere lo sguardo anche alle persone che compongono il suo universo più intimo: il suo compagno e la sua assistente…
Critica: La critica internazionale si è parzialmente divisa, definendo Amarga Navidad un’opera estremamente personale, matura e metacinematografica, pur riscontrando qualche debolezza nella fluidità della trama. Il nostro Paolo Mereghetti sul Corriere della Sera ha assegnato ad Amarga Navidad un voto di 9/10, definendolo «una trama geniale sull’arte, i sentimenti, il dolore». Altre testate nazionali ne hanno lodato la capacità viscerale di trasformare il rancore in conoscenza e l’interrogarsi costante del regista sul concetto di “fine”.
Le recensioni statunitensi si attestano su un giudizio medio-alto (il film ha registrato un punteggio intorno a 70-75 su Metacritic). Variety ha definito Amarga Navidad un Almodóvar di livello medio, ma splendidamente curato dal punto di vista della scenografia e del blocco dei colori. The Hollywood Reporter ne ha apprezzato l’elegante riflessione sul confine etico tra arte e privacy, pur trovandolo emotivamente più freddo rispetto ai primi lavori del regista.
Alcuni critici internazionali (tra cui Screen Daily) hanno lamentato in Amarga Navidad una sceneggiatura a tratti sconnessa, dove l’esplorazione intellettuale delle emozioni non sempre si traduce in un vero coinvolgimento emotivo per lo spettatore. Il finale, tuttavia, viene quasi unanimemente considerato un colpo di genio che riscatta l’intera opera.
Incassi: I dati commerciali riflettono la natura di un’opera d’autore distribuita capillarmente nei circuiti arthouse europei prima di approdare ai festival internazionali. Uscito nelle sale spagnole a marzo sotto la distribuzione di Warner Bros. Pictures Spain, Amarga Navidad ha debuttato al terzo posto del box office locale, vendendo quasi 100.000 biglietti nel primo fine settimana.

Amarga Navidad | Recensione
Secondo i dati tracciati da Box Office Mojo, il mercato spagnolo ha generato una tenuta costante per circa 7 settimane, sfiorando i 3 milioni di dollari complessivi (circa 2,98 milioni consolidati a inizio maggio).
Gli incassi globali sono in piena evoluzione dato che Amarga Navidad, dopo la presentazione ufficiale in concorso al Festival di Cannes, viene distribuito nei restanti paesi europei (in Italia l’uscita è fissata per il 21 maggio).
Curiosità: Nei titoli di testa di Amarga Navidad il nome di battesimo del regista scompare; appare semplicemente la scritta «Almodóvar», a voler sottolineare come il cognome sia ormai diventato una firma e un marchio di fabbrica cinematografico riconoscibile in tutto il mondo.
La trama segue Elsa (Bárbara Lennie), una pubblicitaria in fuga a Lanzarote dopo un lutto. Nel corso della pellicola si scopre però che Elsa non è reale, ma è il personaggio della sceneggiatura che Raúl (Leonardo Sbaraglia) sta scrivendo. Raúl è palesemente l’alter ego dello stesso Almodóvar, intento a esorcizzare un periodo di forte aridità creativa.
Chi ha visionato Amarga Navidad ha evidenziato la straordinaria potenza di tre scene musicali. Una è costruita sulle note di Grace Jones e vede protagonista Patrick Criado, mentre le altre due sfruttano i brani intensi di Chavela Vargas (storica musa musicale del regista), con un impatto drammatico giudicato sbalorditivo.
Le riprese di Amarga Navidad si sono divise tra la caotica Madrid e i suggestivi, aspro-vulcanici paesaggi dell’isola di Lanzarote, le cui inquadrature offrono una fotografia definita spettacolare dalla critica.

LA SCHEDA DEL FILM AMARGA NAVIDAD (t.or. Amarga Navidad)
Regista: Pedro Almodovar – Cast: Aitana Sánchez-Gijón, Milena Smit, Bárbara Lennie, Victoria Luengo, Leonardo Sbaraglia, Quim Gutiérrez, Patrick Criado – Genere: Drammatico – Anno: 2026 – Paese: Spagna – Sceneggiatura: Pedro Almodovar – Fotografia: Pau Esteve Birba – Durata: 1 h 51 min. – Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia – Data di uscita: 21 maggio 2026 – Il sito ufficiale del film Amarga Navidad di Pedro Almodovar
GUARDA IL TRAILER UFFICIALE DEL FILM AMARGA NAVIDAD:

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