PHOTOGAME – AUTORITRATTO DI UN’OSSESSIONE, recensione del film di Alex Ruzzi


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Photogame – Autoritratto di un’Ossessione | Recensione del Film a cura di Rita Ricucci. Al cinema dal 1° ottobre, l’esordio di Alex Ruzzi, Photogame – Autoritratto di un’ossessione, è una produzione italiana distribuita da L’Altro Film. Siamo a Biella. Luca Barbero è un noto imprenditore tessile che riceve dal Primo Cittadino la Chiave della Città, tra gli applausi del pubblico. In quella stessa serata, Luca annuncia il suo ingresso nel mondo della moda, coniugando così la sua passione per la fotografia con quella per i tessuti e gli abiti.

Photogame - Autoritratto di un'Ossessione | Recensione | Poster

Photogame – Autoritratto di un’Ossessione | Recensione | Poster

Tra il pubblico ci sono la moglie Elvira, molto spaventata dal grande passo del marito, di cui peraltro non era a conoscenza, e la figlia, con la quale non sembra avere alcun rapporto di complicità o empatia, come ci si aspetterebbe tra un padre e la sua unica figlia.

Nel suo studio, Luca tiene spesso tra le dita una fotografia che ritrae una giovane donna, bellissima e provocante, in un bianco e nero artistico di grande impatto. È Lucrezia, una top model con la quale ha avuto una brevissima relazione quando lui era ancora un fotografo in erba.

Coinvolgendo i suoi più stretti collaboratori, fotografi professionisti, Luca apre i suoi shooting a ragazze molto belle e dai toni aggressivi, che rapiscono il suo sguardo dietro l’obiettivo, e non solo. Prodigo nell’osservare ciò che accade “dietro le quinte”, Luca propone un gioco, Photogame, una sorta di roulette russa i cui proiettili sono rappresentati dallo scambio di ruoli.

Finché, su richiesta di Lucrezia, si unisce a loro Marta, la figlia di quest’ultima, molto simile alla bellezza giovanile della madre. Luca accetta, facendosi promettere un incontro con lei al più presto. Ma uno strano incidente cambierà tutto.

I pregi dell’esordio di Alex Ruzzi sono piuttosto evidenti fin dalle firme che lo compongono, come quella di Franco Ferrini alla sceneggiatura. Interessante anche la scelta della musica classica e celeberrima, utilizzata per rappresentare l’intensità emotiva delle scene, quasi fossero paragrafi di un unico capitolo: quello della vita intima di Luca. Non è casuale, del resto, il riferimento esplicito al titolo del romanzo di Niccolò Ammaniti, La vita intima, che Marta legge.

Le scelte musicali spaziano dai Carmina Burana a Ravel e Bizet, mentre l’arte visiva, da Escher a Dalí, fino a Chagall, sembra voler sigillare l’interiorità perversa del protagonista.

Insomma, le qualità di base per una buona firma registica ci sono. Tuttavia, proprio sulla parte essenziale di un film, ossia sulla credibilità recitativa dei protagonisti e sulla coerenza narrativa, Ruzzi scivola più spesso di quanto ci si aspetterebbe.

Photogame – Autoritratto di un’Ossessione finisce per diventare un inserto privo di un reale significato narrativo. Il giovane fotografo, folgorato da Marta e desideroso di fotografarla, non assume un ruolo abbastanza significativo nella vicenda, se non quando diventa il pretesto ultimo per trasformare il film in un thriller, senza però che la narrazione sia supportata da nessuno dei criteri che dovrebbero determinarne il genere.

Il finale appare affrettato: la moglie di Gianni, uno dei fotografi-giocatori, si rivela essere l’hacker del gioco. Ma perché? Gelosia? Invidia? Frustrazione per una mancata maternità? Motivazioni che rimangono sostanzialmente irrisolte e che finiscono per indebolire ulteriormente la costruzione narrativa.

Infine, ci sono le affermazioni retoriche della non più giovane modella, scelta in un ristorante proprio da Gianni, che accusa Luca di perbenismo e di utilizzare la propria ricchezza per poter comprare tutto, arrivando poi a rivolgere un appello alle colleghe: «La vostra vita vale!».

Insomma, cosa volesse realmente fare Alex Ruzzi del suo film rimane piuttosto offuscato dai troppi solleciti artistici, talvolta compromessi tra loro: dai quadri alla musica, fino ai colori della fotografia, che alternano il nero degli abiti delle modelle e quello delle fotografie datate, tanto care a Luca, al rosso didascalico di una mente, quella del protagonista, che avrebbe dovuto restituire l’idea dell’“autoritratto di un’ossessione”.

E invece quel rosso finisce per essere soltanto un carico cromatico fine a sé stesso, così come molti degli elementi estetici disseminati nel film sembrano suggerire significati che la narrazione non riesce poi davvero a sostenere. (Photogame – Autoritratto di un’Ossessione | Recensione del film a cura di Rita Ricucci)

Trama: Nel Film Photogame – Autoritratto di un’Ossessione di Alex Ruzzi, Luca (Stefano Pesce), influente e stimato imprenditore biellese di mezza età, ha raggiunto il successo economico e una solida rispettabilità nell’alta borghesia di provincia. Padre di famiglia, comincia però ad avvertire il peso di una vita piatta. Per evadere dalla routine, riscopre una vecchia passione giovanile, la fotografia, e decide di aprire un innovativo atelier nel mondo della moda. È proprio qui che scopre casualmente Photogame, una bizzarra applicazione basata sull’intelligenza artificiale che propone sfide, provocazioni e giochi di ruolo capaci di mettere alla prova desideri ed emozioni. Affascinato dal gioco, Luca coinvolge fotografi e modelle del suo atelier, convinto di poter controllare ogni situazione. L’equilibrio si spezza quando nella sua vita ricompare Lucrezia (Anne Consigny), una contessa che molti anni prima è stata il suo grande amore…

Curiosità: Una delle particolarità artistiche del film Photogame – Autoritratto di un’Ossessione è l’abbinamento dei diversi stati d’animo dei protagonisti con dipinti famosi. Il regista si è ispirato a queste opere d’arte per ideare scene che ne ricordano le composizioni, traducendo visivamente l’intensità emotiva dei personaggi.

Photogame - Autoritratto di un'Ossessione | Recensione

Photogame – Autoritratto di un’Ossessione | Recensione

Anche se il soggetto originale è di Giorgio Barchietto, alla stesura della sceneggiatura ha collaborato Franco Ferrini, storico sceneggiatore cinematografico noto soprattutto per i suoi sodalizi con maestri del brivido come Dario Argento (con cui ha scritto Phenomena, Opera e Non ho sonno).

Al centro della trama di Photogame – Autoritratto di un’Ossessione c’è un’applicazione fittizia basata sull’IA chiamata proprio Photogame. Il software agisce come un dispositivo virtuale che spinge il protagonista a sfide trasgressive e scambi di ruolo, diventando una riflessione attuale su come la tecnologia possa manipolare e corrompere la realtà.

La storia dell’imprenditore tessile Luca si sviluppa principalmente nel distretto industriale e borghese di Biella, spostandosi poi anche a Venezia.

Il protagonista italiano è interpretato da Stefano Pesce. Al suo fianco recita l’attrice francese Anne Consigny, un volto molto autorevole in patria che vanta ben quattro candidature ai Premi César.

Una scena del film Photogame – Autoritratto di un’Ossessione | Recensione e Analisi critica di Rita Ricucci

LA SCHEDA DEL FILM PHOTOGAME – AUTORITRATTO DI UN’OSSESSIONE (t.or. Photogame)

Regista: Alex Ruzzi – Cast: Stefano Pesce, Anne Consigny, Gloria Anselmi, Elisa Visari, Clara Ponsot, Sebastiano Farci, Riccardo Eggshell, Erika Franceschini, Gian Sessarego – Genere: Thriller – Anno: 2026 – Paese: Italia – Sceneggiatura: Alex Ruzzi, Franco Ferrini, Nina Monica Scalabrin – Fotografia: Mario Sposito – Durata: 1 h 40 min. – Distribuzione: L’Altrofilm – Data di uscita: 1 Ottobre 2026 – Il sito ufficiale del film Photogame – Autoritratto di un’Ossessione di Alex Ruzzi

GUARDA IL TRAILER UFFICIALE DEL FILM PHOTOGAME – AUTORITRATTO DI UN’OSSESSIONE:

Photogame – Trailer Ufficiale HD | Dal 1 ottobre al Cinema

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