MIO ZIO JENS, recensione del film di Brwa Vahabpour


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Mio Zio Jens | Recensione del Film a cura di Rita Ricucci. Al cinema dal 1° ottobre, Mio zio Jens, esordio del regista curdo-norvegese Brwa Vahabpour, è un film sobrio e delicato che affronta il tema dell’identità attraverso una storia familiare apparentemente semplice, destinata però a mettere in discussione equilibri, certezze e appartenenze. Akam, interpretato da Peiman Azizpour, è un giovane insegnante di letteratura norvegese che divide la casa con altri due inquilini.

Mio Zio Jens | Recensione | Poster

Mio Zio Jens | Recensione | Poster

La sua vita scorre tranquilla fino all’arrivo dello zio Khdr, interpretato da Hamza Agooshi, giunto in Norvegia dal Kurdistan e alla ricerca di un posto dove stare.

Akam non ricorda neppure di averlo conosciuto, ma qualcosa cambia quando lo zio gli parla in curdo e gli ricorda che da bambino lo parlava benissimo. È come se una lingua rimossa tornasse improvvisamente a reclamare il proprio spazio. E insieme alla lingua riaffiora anche una parte dell’identità di Akam.

Lo zio Khdr decide di farsi chiamare Jens, perché il nome è più facile da pronunciare per i norvegesi. Ma la sua permanenza nella casa, inizialmente prevista per pochi giorni, sembra destinata a protrarsi. La presenza di un quarto uomo modifica così gli equilibri domestici: gli inquilini sono aperti e disponibili al dialogo, ma meno propensi ad accettare una convivenza con qualcuno che fuma e ha abitudini molto diverse dalle loro.

L’imbarazzo di Akam cresce quando scopre che lo zio conosce bene la piccola comunità curda del quartiere e che si trova nel Paese già da oltre un mese. Chi è davvero Khdr? Perché ha lasciato il Kurdistan? E perché sembra conoscere una realtà dalla quale Akam, cresciuto in Norvegia, si è progressivamente allontanato?

Per cercare delle risposte, Akam ricorre a una strategia singolare: racconta la propria situazione in terza persona, quasi stesse cominciando a scrivere un romanzo. Chiede inoltre aiuto a un’amica che lavora nella polizia e si occupa di immigrazione. La vicenda privata comincia così a incrociarsi con quella, molto più complessa, delle procedure di asilo e delle difficoltà incontrate da chi arriva in Europa senza una rete di protezione.

Vahabpour evita i toni drammatici e costruisce Mio Zio Jens proprio sulla quotidianità. La questione dell’asilo politico, la difficoltà linguistica nell’accesso alla giustizia, la memoria delle proprie origini e il rapporto con il Paese d’accoglienza emergono attraverso piccoli gesti, silenzi e situazioni di disagio.

Il fastidio provocato dalla presenza dello zio diventa per Akam un’occasione di conoscenza. Quello che inizialmente appare come un problema domestico finisce per rivelargli una parte della propria storia familiare e, soprattutto, una parte di sé. Tra timori, paure e momenti di vergogna, Akam scopre quanto le proprie origini siano ancora presenti, nonostante sia nato e cresciuto in un altro Paese. È come osservare, sotto la lente di un microscopio, la catena del proprio DNA e accorgersi che una parte di essa è rimasta intatta.

È proprio negli spazi domestici che il film rende più evidente la distanza tra culture diverse. La regia entra nelle abitazioni, nei luoghi privati in cui ciascuno organizza la propria quotidianità secondo regole e abitudini precise, mentre gli spazi esterni assumono una dimensione più libera e naturale.

Nella casa di Akam ogni prodotto alimentare nel frigorifero è rigorosamente assegnato a uno degli inquilini; lo spazio dedicato allo yoga deve rimanere incontaminato e persino una sigaretta fumata fuori dalla finestra sembra rappresentare una piccola trasgressione. Nel ristorante degli amici curdi, al contrario, Khdr e Akam vengono accolti con una zuppa, il tè viene offerto con piacere e il fumo della sigaretta diventa un momento di socialità e di relax.

Sono dettagli apparentemente marginali, ma è attraverso questi dettagli che Mio zio Jens racconta la distanza tra due modi di vivere l’accoglienza, la convivialità e persino lo spazio domestico.

L’esordio di Brwa Vahabpour possiede dunque una propria riconoscibile dignità cinematografica fin dalle prime inquadrature. Il regista sceglie la misura, evita di forzare il racconto e lascia che siano i personaggi e le loro relazioni a far emergere le contraddizioni.

Un esordio promettente, che ha ricevuto il patrocinio di Amnesty International Italia con la motivazione: «Tra battute e dialoghi arguti che suscitano molti sorrisi, Mio zio Jens racconta le dinamiche sempre più complesse dell’asilo in Europa e spiega da dove e perché il popolo curdo fugga». (Mio Zio Jens | Recensione del film a cura di Rita Ricucci)

Trama: Nel Film Mio Zio Jens di Brwa Vahabpour, Akam (Peiman Azizpour) conduce una vita tranquilla a Oslo. È un giovane insegnante di letteratura e condivide un piccolo appartamento con alcuni amici. Il suo equilibrio viene però sconvolto dall’arrivo improvviso dello zio Khdr (Hamza Agooshi) dal Kurdistan. Nonostante lo spazio limitato, Akam si sente moralmente obbligato, anche in nome dell’ospitalità curda, a offrirgli un posto dove stare per qualche giorno. E così, una breve visita si trasforma in una permanenza a tempo indeterminato. Khdr si comporta come se fosse a casa propria e non sembra avere alcuna intenzione di ripartire, rendendo la convivenza sempre più difficile e l’appartamento sempre più stretto…

Curiosità: Il regista curdo-norvegese Brwa Vahabpour è arrivato in Norvegia all’età di un anno e mezzo. Ha dichiarato che l’idea del film Mio Zio Jens è nata dal suo personale senso di distacco e dalle barriere linguistiche vissute con i propri parenti rimasti in Kurdistan.

Mio Zio Jens | Recensione

Mio Zio Jens | Recensione

Il regista ha concepito la storia di Mio Zio Jens circa quattro anni prima del debutto, mentre si trovava in una fase di stallo con un progetto molto più grande e complesso. Ha così deciso di dedicarsi a un’opera prima più intima e personale.

Per la distribuzione nelle sale italiane si è scelto di non doppiare la pellicola. Mio Zio Jens viene proiettato in lingua originale con i sottotitoli proprio per preservare il contrasto e il bilinguismo (norvegese e curdo), elementi centrali della trama.

Il regista ha strutturato i dialoghi in modo che la lingua non sia un semplice mezzo per comunicare, ma uno strumento di potere e vulnerabilità. Vahabpour voleva esplorare l’anomala sensazione di “sentirsi stranieri anche quando si parla la propria lingua madre”.

Nonostante l’ambientazione e la regia scandinava, Mio Zio Jens è una coproduzione ufficiale tra Norvegia e Romania.

Una scena del film Mio Zio Jens | Recensione e Analisi critica di Rita Ricucci

LA SCHEDA DEL FILM MIO ZIO JENS (t.or. Onkel Jens)

Regista: Brwa Vahabpour – Cast: Peiman Azizpour, Hamza Agooshi, Sarah Francesca Brænne, Emir Hakki, Theresa Frostad Eggesbø, Magnus B. Bjørlo Lysbakken, Eirik Hallert, Yaran Agoshi – Genere: Commedia, Drammatico – Anno: 2025 – Paese: Norvegia – Sceneggiatura: Brwa Vahabpour – Fotografia: Jørgen Klüver – Durata: 1 h 38 min. – Distribuzione: Cineclub Internazionale Distribuzione – Data di uscita: 1 Ottobre 2026 – Il sito ufficiale del film Mio Zio Jens di Brwa Vahabpour

GUARDA IL TRAILER UFFICIALE DEL FILM MIO ZIO JENS:

MIO ZIO JENS TRAILER UFFICIALE ITALIANO

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