(AdnKronos) – Portare sullo schermo il femminicidio di Giulia Cecchettin non significava soltanto ricostruire una tragedia, ma provare a trasformarla in uno strumento di riflessione collettiva. È questa la sfida di ‘Se domani non torno’, il film diretto da Paola Randi presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma e Alice nella Città e nelle sale dal 5 novembre su Notorious Pictures. Tratto dal libro ‘Cara Giulia’ (Rizzoli), scritto dal padre di Giulia, Gino Cecchettin, insieme allo scrittore Marco Franzoso, il film vuole andare oltre la cronaca per raccontare una famiglia come tante nella provincia del nord est. Gino Cecchettin e i suoi figli: il più piccolo Davide al liceo, la grande Elena che è all’estero a studiare e Giulia che sta per laurearsi. Potrebbe essere la nostra. Ma l’11 novembre 2023, Giulia scompare e niente è più come prima. Inizia un incubo che non credevano potesse accadere a loro. Questa è la storia di un’assenza gigantesca e di come una famiglia come tante trova la forza di trasformare un inimmaginabile dolore privato in un grido collettivo d’impegno per il cambiamento. Perché storie come questa non debbano più essere raccontate. La regista ha sottolineato come il punto di partenza per contrastare la violenza di genere sia l’ascolto delle nuove generazioni. “Se cominciamo ad ascoltare gli studenti ci accorgiamo che gli studenti ci stanno raccontando delle cose. C’è necessità di un dialogo”, ha spiegato nell’intervista all’Adnkronos, ricordando la forte reazione dei ragazzi incontrati durante la presentazione di alcune clip del film al Giffoni Film Festival. Per Randi, la figura di Gino Cecchettin rappresenta un modello prezioso proprio per la sua capacità di comunicare con equilibrio e misura. “Gino ha una misura nel comunicare delle cose importantissime che secondo me è fondamentale in questo momento storico raccontare” perché “siamo circondati da esempi di leadership bullizzanti anche nei nostri confronti, che dobbiamo ascoltare personaggi minacciosi e tracotanti”. L’autorevolezza, sottolinea Randi, “non è per niente tutta questa roba qua e io credo che sia importante ricordarlo”.
La regista ha poi ricordato il ruolo avuto dalla sorella di Giulia, Elena Cecchettin, nel portare al centro della discussione il tema del patriarcato. “Con la forza della sua gioventù è riuscita a dargli un nome. Ricordiamoci che ‘patriarcato’ era una parola tabù prima che Elena la sdoganasse in maniera definitiva”, ha affermato. Da qui la convinzione che proprio le nuove generazioni possano rappresentare una risposta concreta al fenomeno della violenza. “I nostri giovani sono delle generazioni che secondo me verranno fuori in maniera pazzesca”, ha detto la regista, pur denunciando il paradosso di ragazzi a cui viene continuamente raccontato un futuro senza prospettive. Secondo Randi, la vera risposta passa dal dialogo tra giovani e adulti, che il film si propone di innescare. Un passaggio centrale della sua riflessione riguarda poi il tema dell’educazione affettiva. “Mi sembra lapalissiano che l’educazione affettiva debba cominciare, secondo me, dalla materna”, ha dichiarato la regista, definendo “incredibile” che ancora oggi non sia una pratica strutturata nel percorso scolastico. “Stiamo delegando l’educazione degli adolescenti ad altre forme di comunicazione”.
Filippo Timi, che interpreta Gino Cecchettin, ha raccontato di aver scelto un approccio estremamente rispettoso nei confronti del padre di Giulia. “Per rispetto non gli ho chiesto niente praticamente”, ha spiegato, precisando di non aver utilizzato quell’incontro come materiale per la costruzione del personaggio: “Ho fatto un altro tipo di lavoro, molto più magico e meno banale”. Quanto al peso di una storia così delicata, l’attore preferisce parlare di un sentimento diverso. “Non penso alla responsabilità come a un fardello. Io sento la gioia di poter raccontare questa storia e di cercare di essere attivo, di fare qualche cosa. L’indifferenza mi ammazza”. Sabrina Martina, interprete di Giulia Cecchettin, ha definito il ruolo una responsabilità “simbolica” e “sociale”, spiegando di aver sentito tutto il peso della vicenda ma anche la forza di un lavoro condiviso con il cast e con la regista. “Bisogna avere una certa cura nel raccontare storie come questa, ma soprattutto oggi è necessario assumersi questa responsabilità”, ha detto Tecla Bossi, interprete di Elena Cecchettin. Per gli interpreti, il desiderio è che il film riesca ad arrivare soprattutto nelle scuole. “È un film che può portare una riflessione, anche piccola, ma è già qualcosa”, ha detto Martina, mentre Tommaso Allione, interprete del fratello Davide, ha auspicato che ogni spettatore possa chiedersi: “‘Dove sta il patriarcato dentro di me o nella vita intorno a me? E dove posso cambiare delle cose?’”. Con ‘Se domani non torno’, Paola Randi sceglie così di non limitarsi al racconto di un femminicidio che ha segnato il Paese, ma di aprire una discussione che parte dalla famiglia Cecchettin e arriva alla scuola, all’educazione e alla responsabilità collettiva. Perché, come suggerisce la regista, è solo dall’ascolto e dal dialogo che può nascere un cambiamento reale. ‘Se domani non torno’ – scritto da Randi con Lisa Nur Sultan, il film – è prodotto da Notorious Pictures in collaborazione con Mediaset, Sky Cinema e Fondazione Giulia Cecchettin. (AdnKronos)
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