– Tilda Swinton, sono una ‘eterna figlia’ (News)


(ANSA) – VENEZIA, 7 SET – Tilda Swinton una e doppia: l’attrice camaleontica, capace di trasformarsi nei suoi personaggi anche fisicamente, immedesimandosi come sa fare lei, questa volta si fa in due, una madre e una figlia e i riferimenti autobiografici aggiungono ulteriore verità. E’ lei la protagonista di THE

 ETERNAL DAUGHTER di Joanna Hogg, oggi in concorso a Venezia 79, un mystery drama ambientato in una grande residenza inglese che sembra il set di Downton Abbey o la residenza di Thomas Shelby di Peaky Blinders. Fantasmi, strane presenze, un’atmosfera sospesa e inquietante per la protagonista, una regista alle prese con la scrittura del nuovo film, un ritratto della madre morta da poco. “Un film terapeutico”, ha detto oggi l’attrice inglese parlando di se stessa e della regista, entrambe orfane della madre. 61 anni, londinese, Coppa Volpi nel ’92 per Edoardo II di Derek Jarman, uno dei tanti film che li hanno visti insieme, Oscar non protagonista per Michael Clayton di Tony Gilroy, parla del nuovo film inquietante e semi-autobiografico. Cosa ci ha trovato? “Io cerco sempre le stesse cose, l’amicizia, la comunanza, è il modo in cui ho cominciato a lavorare fin dall’inizio, con Jarman con cui in 9 anni abbiamo fatto 7 film, con Luca Guadagnino, e anche con Joanna. Sono consapevole che per me la molla è lavorare con le persone che si amano, poi ci sono i nuovi incontri come per Memoria di Apichatpong Weerasethakul. Sono di nuovo pronta, ho avuto dei figli, sapevo di non voler viaggiare, allontanarmi da loro ora che sono grandi sono pronta ad immergermi in nuove avventure”. “Uno dei principali motori del dolore è la sensazione di dover rinunciare a quella relazione. E poi ti rendi conto, se sei fortunato, che puoi continuare la relazione”, ha spiegato Swinton a proposito del suo personaggio di figlia. “Potrebbero non essere presenti, ma puoi continuare la conversazione.” Con Hogg avevano fatto insieme anche il precedente film in due parti “The Souvenir”, che ha spopolato ai Bafta inglesi qualche anno fa, basato sui suoi anni da giovane con un fidanzato tossicodipendente e sui suoi tentativi di trasformare il trauma in arte. “Tutti i miei film sono personali ma… questo, lo ammetto – ha proseguito la Swinton – lo è più di altri”. Ha perso sua madre nel 2012, mentre alla Hogg è capitato durante le riprese, “c’è stata una elaborazione del lutto, il coraggio di liberarsi, lasciare andare”. Nel film la Swinton-figlia immagina di essere con la madre anziana (interpretata da lei stessa) nella loro vecchia aristocratica residenza trasformata in hotel, riguardare le lettere, i libri, gli oggetti, fare ancora colazione e cena con lei, dormire nel suo letto, portare il suo cane Louis a spasso nel giardino, mentre strani scricchiolii arrivano da tutte le parti, “è un modo per stabilire ancora una connessione, essere eternamente figli”.

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