– MA NUIT recensione


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Ma Nuit Recensione. La recensione del film “Ma Nuit” di Rita Ricucci.

Ma Nuit è il primo lungometraggio di Antoinette Boulat, al cinema dal 8 dicembre.
Dopo una lunga e fruttuosa carriera come direttrice di casting che ha visto premiare a Venezia

Ma Nuit Recensione Poster

Ma Nuit Recensione Poster

come miglior attrice Victoire Thivisol in Ponette, 1996, di Jacques Doillon, la Boulat ha collezionato numerosi altri riconoscimenti. Approda, ora, al cinema, con un film che mostra il talento coltivato attraverso la scelta di volti di attori e attrici. Ma Nuit ha infatti protagonista una giovane attrice, Lou Lampros, alla sua prima esperienza capace di segnare con ammirazione e benevolenza lo sguardo dello spettatore. È il giorno del compleanno di Alice, morta prematuramente a soli 18 anni. Marion, la bellissima e bravissima Lou Lampros, è sua sorella che ora ha proprio la stessa età. Mentre la madre cerca di anestetizzare il suo dolore in una festa-ricordo per Alice, Marion, nel pieno della sua adolescenza, cerca di ritagliare un posto nel mondo per sé stessa. Attraverso la sua macchina fotografica, guarda, osserva, giudica la realtà che vive: la trova estranea, disarmonica ed inquietante. Anche il gruppo dei suoi pari è altrettanto ostile alla persona di Marion, non trova in loro né aiuto né sostegno, tantomeno una buona dose di energia vitale. Il suo disagio aumenta in una notte, dopo una festa-rave, quando sola, inizia a vagare per la città e incontrerà Alex, l’intenso Tom Mercier, 23 anni, l’età che avrebbe avuto Alice adesso, con il quale potrà liberamente condividere i suoi tormenti. Ma Nuit ha il notevole pregio di sembrare un’installazione di arte contemporanea, uguale e contraria a quella di Tim Noble e Sue Webster. Mentre gli artisti anglosassoni giocano sulle ombre che una massa di rifiuti e oggetti abbandonati delineano sul muro, per farne figure umane erose dal consumismo, la fotografia della Boulat, la luce e i protagonisti diventano sculture umane che assumono la forma della responsabilità di una realtà amena consegnata ai più giovani nella quale, purtroppo, non leggono la speranza di un futuro. Intensa e persuasiva, infatti, è la fotografia della performance che, alla fine della festa-rave, un cumulo di giovani crea, alla fine della festa, spossati e “molli” come sacchi vuoti, sfiniti da loro stessi e dall’abuso di alcol e droghe leggere. Annientati dalle loro stesse paure non riconosciute, diventano una montagna di corpi spenti, spezzati, gettati uno sopra l’altro, uno accanto all’altro: una montagna di incertezze e vuoto. Antoinette Boulat è capace di rendere visibile il tormento interiore di una moltitudine di giovanissimi coinvolti in un mondo che non hanno né scelto né costruito loro. I primissimi piani su Marion, i suoi occhi sinceramente smarriti, le labbra socchiuse come a tentare un soffio di parola, riempiono lo schermo toccando la corda dell’empatia dello spettatore. Vestita di un semplice top e jeans neri, Marion avverte la sua vulnerabilità, scoperta al mondo e nel mondo. Una Parigi deserta del caos quotidiano fa da sfondo alle paure più remote della giovane protagonista; nella notte sembrano consumarsi solo violenza e abusi e questo rende Marion sempre più vicina a un attacco di panico. Anche Alex, all’inizio, incute sospetti e angosce. Ma l’incontro diventa un vero incontro quando Alex si prenderà cura di Marion, conquistandone la fiducia e anche l’affetto. Mentre le parole che consumano tra di loro sfiorano i massimi sistemi della geologia e della filosofia, le frasi non confondono l’attenzione dello spettatore. I suoni della natura, dai temporali ai cinguettii, occupano l’udito di Marion con gli auricolari di Alex, così come quello dello spettatore attraverso di lei. L’unica frase che rimane impressa, però, è proprio pronunciata da Marion, troppo giovane per una così inconsolabile disattesa: “la vita è un sogno infranto, appesa a un filo… non puoi fare progetti”. Quello che racconta Antoinette Boulat è un cammino intimo e interiore che dal buio raggiunge la luce attraverso l’incontro di due anime simili, che si riconoscono, innanzitutto, nel desiderio di un futuro di bene e di bellezza. Alle prime luci dell’alba, le strade della notte si trasformano nella strada della speranza; Marion è protetta dagli abiti di Alex, larghi e confortevoli; con i pattini scivola sull’asfalto senza più timori, pronta a voler raggiungere con le mani il volto che appare tra le folte nuvole bianche. Perché, come le ricordava Alex con le parole di Nina Simone: la libertà è il sentimento di non aver paura. (La recensione del film “Ma Nuit” è di Rita Ricucci)

Una scena del film “Ma Nuit” di Antoinette Boulat – Recensione

LA SCHEDA DEL FILM “MA NUIT” (Ma Nuit)

Regista: Antoinette Boulat – Cast: Lou Lampros, Tom Mercier, Carmen Kassovitz, Emmanuelle Bercot, Maya Sansa, Lucie Saada, Bakary Sangaré – Genere: Drammatico – Anno: 2021 – Paese: Francia, Belgio – Scenaggiatura: Antoinette Boulat – Fotografia: Laetitia de Montalembert – Durata: 1h 27 min – Distribuzione: Kitchen Film – Data di uscita: 8 Dicembre 2022 – Il sito ufficiale del film “Ma Nuit”

Trama: Ma Nuit, film diretto da Antoinette Boulat, racconta la storia di Marion (Lou Lampros), una ragazza di diciotto anni, che a causa della morte di sua sorella, ha sempre portato dentro di sé un grande dolore. Ora che ha raggiunto la maturità, la giovane avverte un forte bisogno di sentirsi libera. È per questo che nell’anniversario della scomparsa di sua sorella, Marion inizia a vagare tra le strade e vicoli parigini. Durante un’intera notte, la ragazza si imbatte i diversi volti familiari…

MA NUIT – TRAILER

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