– “Lo chiamavano Trinità”, dal 9 giugno al cinema il cult con Bud Spencer & Terence Hill (News)


Il ritorno di uno stracultissimo scalderà l’estate dei cinema italiani. Dal 9 giugno, grazie al progetto di distribuzione della Cineteca di Bologna Il Cinema Ritrovato. Al cinema, arriva in sala il nuovo restauro di uno dei film più amati – se non il più amato! – della coppia Bud Spencer-Terence Hill: Lo chiamavano

Trinità…, diretto nel 1970 da E.B. Clucher (ovvero Enzo Barboni), nella versione restaurata dalla Cineteca di Bologna e Rocca delle Macie, presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata, con il contributo del MiC. “Il merito di aver messo insieme me e Bud Spencer – ha ricordato Terence Hill – fu di Giuseppe Colizzi, con cui facemmo Dio perdona… io no!, I quattro dell’Ave Maria e La collina degli stivali. Dopo questi film io e Bud stavamo cercando lavoro, avevamo già visto due o tre copioni che non ci erano piaciuti. Intanto Barboni andava in giro per Roma con una sceneggiatura intitolata Lo chiamavano Trinità. I produttori l’aprivano e dicevano: «Cos’è tutto questo dialogo? Non ci sono morti? Passo!». Noi decidemmo subito di correre il rischio. Sì, perché era considerato da tutti un rischio fare un film così strano, con delle battute particolari. Lui aveva già pensato di farlo con altri due attori, George Eastman e Peter Martell, ma, visto che eravamo lì subito disponibili, ci disse che gli andava bene e che lo avrebbe fatto fare a noi. Io avevo interpretato sempre ruoli drammatici, e quando uscì Trinità fui il primo a sorprendermi di questo successo anche perché non sapevo di essere divertente. Pensai: «Allora faccio ridere!»”. “È un film western? Un film comico? Un western comico?”, si chiede Andrea Meneghelli, responsabile dell’Archivio film della Cineteca di Bologna. “Non esattamente: è un film di Bud Spencer e Terence Hill, che fa genere a sé, anche se all’epoca non si poteva sapere. Meglio: il film che inventa Bud Spencer e Terence Hill come entità singola e indivisibile (poco conta che avessero già recitato assieme in altri tre film, di Giuseppe Colizzi). Dopo i due Trinità, entrambi ottimi, non sarà affatto un problema, per loro e per noi, uscire da questo West senza appigli col reale e spostarsi a piacimento nella giungla amazzonica, alle corse sulla dune buggy, per le strade di Miami con la divisa della polizia. Questo sia detto senza sminuire E.B. Clucher (alias Enzo Barboni), che arriva al primo Trinità con alle spalle un solo film diretto (con scarsa incisività) e una rispettabilissima carriera da direttore della fotografia. Pare che proprio sul set dell’ennesimo spaghetti western violento, paranoico e uguale ad altri cento, Barboni abbia avuto l’illuminazione di provare una via diversa. Non che mancassero, fino a quel momento, western con una vena scanzonata (anche I quattro dell’Ave Maria, per restare in tema Spencer & Hill, poteva contare su una buona propensione ironica). Ma, ad essere obiettivi, prima di Trinità non c’era stato nulla di simile”.  

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