– LA MOSCA recensione capolavoro


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“La Mosca” Recensione. La mosca, film diretto da David Cronenberg, racconta la storia di Seth Brundle (Jeff Goldblum), un eccellente scienziato solitario che ha inventato una macchina per il teletrasporto. Durante la fase di sperimentazione, il dottore si rende

La Mosca Recensione Film Poster

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conto però che l’apparecchio funziona senza problemi con gli oggetti, mentre presenta diverse criticità con gli esseri viventi. Un giorno, durante un ricevimento, Seth incontra Veronica “Ronnie” Quaife (Geena Davis), reporter di una famosa rivista scientifica, e la invita a visitare il suo laboratorio. Qui le dimostra che la sua invenzione funziona, teletrasportando un collant della donna da una capsula all’altra dell’apparecchio. Lei vorrebbe pubblicare la scoperta, lui invece non è ancora pronto a condividerla col mondo. I due stringono così un patto: lo scienziato potrà tenere privato il suo lavoro finché non sarà in grado di teletrasportare un animale; nel frattempo lei potrà documentare i progressi dell’esperimento.
Col passare dei giorni Seth e Veronica cominciano una relazione amorosa, anche se tra loro c’è sempre l’ombra di Stathis Borans (John Getz), l’ex compagno della bella giornalista. Tutto precipita quando lo scienziato riesce finalmente a far passare un babbuino tra le due capsule e, per festeggiare, si ubriaca: l’uomo, preso dall’entusiasmo, decide di teletrasportare se stesso. L’esperimento sembra essere riuscito senza problemi, ma Seth non si è reso conto che durante la fase di trasferimento nella capsula è entrata con lui anche una mosca. Nonostante tutto appaia normale, lo scienziato comincia a diventare sempre più forte e sicuro di sé, ma soprattutto iniziano a spuntargli addosso strani peli molto scuri. Quando Veronica gli fa notare che c’è qualcosa di poco umano in lui, l’uomo la caccia ferocemente dal laboratorio e corre ad analizzare il suo DNA. Ed è allora che scopre l’inquietante verità.
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Idea Centrale

L’orrore e la gioia del cambiamento, le possibilità illimitate della genetica, la felicità e la corruzione dell’amore sono i cardini di un film di consunzione e di sfacelo umano, dove il protagonista tiene con scrupoloso puntiglio le proprie membra staccate dentro l’armadietto del bagno e osserva con divertita ironia l’orrore suscitato dal suo vomito che cola sul cibo per permettergli di digerirlo.

Recensione

Quando David Cronenberg dirige La mosca ha 43 anni. Hollywood lo corteggia, chiedendogli senza imbarazzo di dirigere Witness, Beverly Hills Cop, e persino Flashdance. Per prendere le redini del progetto, David chiede – a carte coperte – di poter riscrivere il copione di Charles Edward Pogue. I produttori accettano, ben contenti di averlo a bordo, tanto che portano spontaneamente il cachet richiesto fino a un milione di dollari rispetto ai 750mila iniziali. Il regista chiede anche di poter giocare in casa con la sua crew, a Toronto. Sulla base della novella originaria di George Langelaan, The Fly, pubblicata sul numero di Playboy del giugno 1957, Pogue aveva riscritto L’esperimento del Dottor K. mantenendo nello script una certa atmosfera anni 50, forse per giustificare alcuni passaggi incongrui o forzati. Il genio di David radiografa il copione e ne intravede l’ossatura, robusta, ricoperta da tessuti e muscoli putrefatti, e inizia il processo di scarnificazione e ricomposizione. John Getz (l’attore che interpreta Stathis Borans) dice di aver letto entrambe le sceneggiature e afferma con decisione che il copione di David era “di gran lunga superiore” a quello di Pogue. Non è difficile intuire il perché: il Dottor K. era gravato dai cliché stilistici dell’epoca, come il tratteggio stantio del ménage matrimoniale; era distratto da futili derive narrative, come la lunghissima e improbabile caccia alla “mosca dalla testa bianca”; era pieno di imperdonabili ingenuità come il gatto i cui atomi vengono teleportati “nello spazio” e di cui si ode ancora il miagolio; era menomato da frettolose soluzioni come la malriuscita scena finale dell’ispettore che pone termine alla vicenda con un sasso. David non ha intenzione di dirigere un remake ma una ricontestualizzazione della vicenda originaria. Così elimina le scorie, lavorando per far emergere il diamante incrostato nel minerale grezzo. Quando i giornalisti gli chiedono cosa gli fosse piaciuto della riscrittura di Pogue, lui risponde, con una certa diplomazia: «La rivisitazione dei concetti di base, l’idea di una trasformazione graduale. Lo script era così ben fatto e i dettagli così interessanti e fisiologicamente corretti che ne sono rimasto catturato. È ironico, ma gli elementi del film che la gente indicherà come “realmente cronenberghiani” erano già tutti nel copione di Pogue, prima che lo riscrivessi. Le cose che invece potrebbero non notare, come i personaggi e i dialoghi, sono esclusivamente miei». Pogue, da vero professionista, abbozza e sorride, tanto che il suo nome figura nei credits per insistente volontà del regista. «Pogue non è mai stato sul set, ma ho sentito che la mia riscrittura gli è piaciuta, e lo ringrazio, perché è facile odiare chi riscrive le tue cose. Non ha pensato che avessi distrutto ciò che aveva fatto, ma che lo avessi adattato ai miei gusti personali.» E il risultato è un capolavoro. Mentre Dottor K. è un film vecchio, La mosca è un film classico. Un film che si conferma a ogni visione, che il tempo non riesce a scalfire. Gran parte della produzione cinematografica degli anni Ottanta è stata erosa dai mutamenti del costume, ma La mosca resiste ancora, ed è in grado di regalare emozioni profonde a trent’anni di distanza, perché il suo impianto drammaturgico è un modello di perfezione. Non esistono passaggi superflui, le scene sono legate insieme da una meravigliosa sapienza narrativa e forte senso del ritmo. David orchestra nel racconto tre percorsi che si intersecano mirabilmente: l’involuzione progressiva di Seth, la progressione nell’amore tra Seth e Ronnie, la progressione nella rivalità tra Seth e Stathis. Queste tre linee si compenetrano in ogni scena, e – grazie a un’escalation drammatica esemplare – si sciolgono in un finale sublime, carico di umanità. Nella scrittura di David, Jeff Goldblum, Gena Davis e John Getz trovano materiale per lavorare sulle sfumature psicologiche, forgiando con i loro corpi tre personaggi indimenticabili, siglando con la loro voce alcune battute memorabili. David ci regala piccoli tocchi letterari di grande raffinatezza, come l’umorismo di Seth mentre si disgrega, una scelta che pone in maggiore risalto la tragicità di un destino segnato. Poi la coreografia degli sguardi, dei silenzi, dei movimenti delle mani e dei corpi: le pose plastiche enfatizzate dal fisico scultoreo di Goldblum che rimangono impresse sulla retina in modo indelebile. David crea un universo conchiuso e autosufficiente lavorando con pochissimi elementi: tre attori, un paio di location e tre riproduzioni giganti di un motore Ducati, tanto che questa essenzialità partorirà un’opera teatrale per la regia dello stesso Cronenberg e musicata da Howard Shore, autore della colonna sonora epica e struggente. Qualcuno rimprovera a La mosca di sottendere un’ideologia retriva, di rinfocolare il sospetto nei confronti della scienza e di riproporre il vecchio cliché anni Cinquanta sui confini da non superare mai. David però è di tutt’altro avviso: «Nei miei film gli scienziati sono sempre degli eroi che spingono la ricerca ai limiti estremi. Esplorano, rischiano di persona, vengono feriti e feriscono, ma questo è ciò che fanno gli esseri umani. Lo si fa quotidianamente, per costume e per cultura. Anche gli artisti lo fanno. E io mi considero uno di loro» (Recensione tratta da Nocturno.it, articolo a cura di Giuseppe Pili)

Note e Curiosità

La mosca è stato acclamato dalla critica cinematografica, e la maggior parte degli elogi è andata alla performance di Goldblum e agli effetti speciali. Il pubblico ha reagito fortemente agli effetti visivi della creatura e alla tragica storia d’amore e il film ha ricevuto molta attenzione al momento della sua uscita.  Nel 2005, i critici cinematografici della rivista “Time” Richard Corliss e Richard Schickel hanno incluso La mosca nella loro lista dei 100 migliori film di tutti i tempi. Time in seguito lo nominò uno dei 25 migliori film horror. La Chicago Film Critics Association lo ha nominato il 32° film più spaventoso mai realizzato. Il critico cinematografico Gene Siskel lo ha nominato il decimo miglior film del 1986. Fin dall’uscita nei cinema de La mosca, diversi critici definirono la trasformazione di Brundle come una metafora dell’AIDS, malattia che nel 1986 imperversava gli Stati Uniti d’America e non solo. In merito a questo paragone, Cronenberg dichiarò: «Sono affascinato dai temi del corpo e delle sue trasformazioni, ma non credo che siano legati alla “sindrome da AIDS” più che a un motivo centrale per il cinema horror: la morte vista come un evento fisico, che porta a meditare sull’esistenza del corpo. È il corpo il vero protagonista del genere». Nonostante sia un cruento remake di un classico realizzato da un controverso regista non mainstream, il film è stato un successo commerciale, il più grande della carriera di Cronenberg. Distribuito il 15 agosto 1986 in 1200 sale cinematografiche, è stato il film con il maggior incasso negli Stati Uniti per due settimane, guadagnando un totale nazionale lordo di $ 40.456.565 al botteghino.

Il Film “La Mosca” di David Cronenberg è disponibile in streaming su

Una scena del film “La Mosca” di David Cronenberg – recensione

LA SCHEDA DEL FILM “LA MOSCA’ (The Fly)

Regista: David Cronenberg – Cast: Jeff Goldblum, Geena Davis, John Getz, Joy Boushel, Leslie Carlson, George Chuvalo, David Cronenberg, Shawn Hevitt, Carol Lazare, Michael Copeman – Fotografia: Mark Irwin – Sceneggiatura: David Cronenberg, Charles Edward Pogue – Musica: Howard Shore – Genere: Horror – Anno: 1986 – Paese: USA, Canada – Durata: 1h 35 min. – Distribuzione: Twentieth Century Fox – La scheda del film La Mosca su Wikipedia

LA MOSCA (1986) – TRAILER

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