– Cannes 75, il totopalma tra Ostlund, Kore-eda e Cronenberg (News)


Sabato 28 maggio tutta la Croisette si ferma col fiato sospeso, in attesa del rituale più atteso: la consegna dei premi della 75esima edizione. Il Festival di Cannes chiude con l’appuntamento nella cornice solenne all’Auditorium Lumiere. Chi vincerà la Palma D’Oro? Mistero e segreti fino all’ultimo istante tenendo

presente che le logiche della giuria guidata da Vincent Lindon sono diverse dalle preferenze della critica e i gusti del pubblico. La kermesse quest’anno ha voluto tornare un po’ alle origini con i grandi nomi internazionali, soprattutto dopo lo stop per la pandemia, e sono in lizza una serie di opere belle per diversi motivi, ma non perfette.

Quasi in chiusura è arrivato a sparigliare le carte “Broker” del giapponese Kore-eda, poetica rilettura del dramma dei bambini abbandonati e poi rivenduti come merce. Se fosse per i critici francesi, a vincere sarebbero “Tchaikovsky’s Wife” di Kirill Serebrennikov, unico regista russo (ma non putiniano) in concorso, e “Armageddon Time”, film biografico di James Gray con un Anthony Hopkins da Palma. A parte questi due film, il totopalma 2022 punta su una rosa ristretta che comprende intanto il nuovo Cronenberg che con “Crimes of the future” fa prevalere forse più i temi filosofici, con il nostro fisico che un domani muterà fino al punto di mangiare la plastica: un’idea intrigante che ci regala il regista canadese, che torna in pista a 79 anni e forse proprio per questo potrebbe portarsi a casa qualche riconoscimento.

Tra i candidati anche “Decision to Leave” di Park Chan-wook, tra thriller e In the Mood for Love, per una storia d’amore tra un commissario e una sospetta pluriomicida. Immagini stupende e un suicidio finale originale quanto romantico. “Le Amandiers” di Valeria Bruni Tedeschi sarebbe anche un premio all’Italia. Il suo amarcord dellagiovinezza a Parigi alla scuola di Patrice Cherau è un inno alla gioventù pieno di ritmo e anche dolore che potrebbe piacere al presidente di giuria Vincent Lindon, ma c’è un problema: la figlia è nel cast e si potrebbe ipotizzare un conflitto d’interessi. Invece Lindon potrebbe amare “Triangle of sadness” di Ostlund, graffiante satira su ricchezza e povertà, su influencer e influenzati e la sempiterna cattiveria ed egoismo degli umani. Di contro il fatto che Ostlund solo nel 2017 aveva vinto la Palma d’oro con “The Square”.

In corsa meritatamente c’è anche “Boy from heaven” del regista svedese di origine egiziana Tarik Saleh che ci porta al Cairo ,all’Università di Al-Azhar, nel centro indiscusso del potere dell’Islam sunnita, mentre “R.M.N.” di Mungiu è un film non perfetto, sicuramente meno forte dei suoi precedenti, ma alla fine ci fa assistere a un dibattito pubblico di un piccolo centro della Transilvania che è un piccolo Bignami su tutti i luoghi comuni sul razzismo. E gli italiani? “Nostalgia” di Mario Martone sembra avere più chance per una candidatura come miglior attore a Pierfrancesco Favino mentre “Le otto montagne” di Charlotte Vandermeersch e Felix Van Groeningen, almeno sulla carta, sembra avere poche speranze.

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