– CANE CHE ABBAIA NON MORDE | film | recensione


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Cane che abbaia non morde Recensione. La recensione del film “Cane che abbaia non morde” di Rita Ricucci. Cane che abbaia non morde è una commedia di Bong Joon-ho del 2000, nelle sale dal 27 aprile. Premiato agli Oscar con Parasite, 2019, prossimo al suo nuovo film, in uscita nel 2024, Mickey

Cane che abbaia non morde Recensione Poster

Cane che abbaia non morde Recensione Poster

17, Bong Joon-ho arriva sullo schermo con uno dei suoi primi film. Yun-ju, Lee Sung-jae, è sposato con Eun-sil, Kim Ho Jung, e aspettano la nascita del loro primogenito. Mentre lei è occupata al lavoro, lui tenta di realizzare il sogno dell’assunzione come ricercatore universitario fino a prelevare tutti i loro risparmi per investirli in una “mazzetta” da dare al Rettore. La frustrazione di Yun-ju sembra esasperarsi nel sentire abbaiare i cani di piccola taglia, quelli da compagnia, che, nonostante il divieto, abitano il suo palazzo, nella zona residenziale di Seul. Così, uno di questi, trova la sua fine, per le mani del professore esasperato che lo scaraventa dal tetto del palazzo nel giardino condominiale. Dall’ufficio di fronte, la contabile dell’ufficio amministrativo del condominio, una giovane e audace ragazza, Hyeon-nam, lo vede e cerca di braccarlo senza successo. I piccoli amici domestici però, continuano a scomparire e i volantini che ne denunciano la scomparsa riempiono le mura del condominio. Hyeon-nam decide di indagare per scoprire che fine fanno mentre, invece, Yun-ju viene stretto nella morsa di un incubo: licenziata perché incinta, torna a casa con un cucciolo tra lo sgomento e l’avversione del giovane marito. Anche questo sparirà misteriosamente. Bong Joon-ho è sul grande schermo con il suo esordio, Cane che abbaia non morde porta già in sé i segni del talento di Bong Joon-ho meglio conosciuti con Parasite. La narrazione metaforica è al limite del grottesco, il cane, adottato come compagnia per alleviare la solitudine, è anche preda prelibata per gli emarginati della città che, nelle cantine, nascosti agli occhi del benessere del palazzo, si deliziano con quello che trovano. La grammatica del regista sudcoreano c’è tutta: l’emarginazione, la corruzione, la famiglia come illusione perentoria e la giovinezza come speranza di un cambiamento. La sintassi del regista pluripremiato è quella che abbiamo conosciuto con maggiore maestria nel premiato Parasite ma presente già in The Host del 2006, e poi con Okja del 2017. In Cane che abbaia non morde, Bong Joon-ho esordisce con il suo stile come in sordina. I palazzi circondati da bei giardini nascondono, nelle cantine, scuro intestino, i residui di una società che ingoia, fin senza masticarli, i più deboli, gli ultimi. La cultura, nei luoghi di formazione come gli atenei, è viziata. Il sistema che vige è lo stesso della politica, della legge: la corruzione annienta il merito di chi, con passione e sforzo, è desideroso di un proprio posto nel mondo. Anche la famiglia resta sempre un buco nero, dove l’amore è lasciato ai margini e sostituito con il servizio al più forte. La sensibilità di Bong Joon-ho si esprime maggiormente negli occhi della giovane ragazza, Hyeon-nam che tenacemente vuole scardinare le consuetudini e che rappresenta la speranza di un mondo diverso. Infatti, la sua amicizia con l’amica Jang-Mi è sincera come neanche il rapporto tra un marito e moglie sembra esserlo; il suo lavoro di contabile non la sottrae dalla compassione che prova per ciascuna delle persone del palazzo per il quale lavora; la sua sete di verità e giustizia non la ferma dalla corsa verso il tentativo di catturare il colpevole dell’omicidio di un cane. In Cane che abbaia non morde si corre, si corre verso la giustizia, si corre verso l’amicizia, si corre verso l’amore, si corre per la sopravvivenza come un cane. Si corre lentamente, un ossimoro che piace al regista quando costruisce le sue scene. Sono proprio questi momenti a mostrare l’ingegno di Bong Joon-ho, capace di alleggerire la drammaticità degli eventi con il linguaggio cinematografico: dallo slow-motion, alla soggettiva della corsa del cane con la macchina a mano, alla colonna sonora che esalta la fluidità delle sequenze. Il film di Bong Joon-ho è una mistura perfetta di thriller, commedia e dramma. Cane che abbaia non morde delizia la vista con i colori dei costumi scelti (la tuta rossa di Yun-ju contro quella gialla di Hyeon-nam) e stimola l’attenzione attraverso la musica soave, dal sapore melodrammatico che ne favorisce la bellezza. Con Cane che abbaia non morde sembrano chiarirsi gli accenti acuti e gravi della scrittura cinematografica di Bong Joon-ho e si riconferma un affabulatore metodico e persuasivo. (La recensione del film “Cane che abbaia non morde” di Rita Ricucci)

Una scena del film “Cane che abbaia non morde” di Bong Joon Ho – Recensione.

LA SCHEDA DEL FILM “CANE CHE ABBAIA NON MORDE” (Flandersui gae)

Regista: Bong Joon Ho – Cast: Sung-jae Lee, Bae Doona, Kim Ho-Jung, Byun Hee-Bong, Go Su-hee, Roeha Kim, Jin-gu Kim, Im Sang-soo, Seong Jeong-seon – Genere: Commedia – Anno: 2000 – Paese: Corea del Sud – Fotografia: Yong-kyou Cho – Sceneggiatura: Bong Joon Ho, Ji-ho Song, Derek Son Tae-woong – Durata: 1h 50 min – Distribuzione: P.F.A. Films, Emme Cinematografica – Data di uscita: 27 Aprile 2023 – Il sito ufficiale del film “Cane che abbaia non morde”

Trama: Cane che abbaia non morde, il film diretto da Bong Joon Ho, racconta la storia di Yun-ju (Sung-Jae Lee), un ricercatore universitario frustrato e anaffettivo in attesa di una cattedra. Vive in un complesso residenziale di periferia con la moglie Eun-sil (Ho-jung Kim), incinta del primo figlio. Nonostante la dolce attesa, l’uomo sembra essere indifferente e paranoico, è convinto che il continuo abbaiare dei cani del vicinato sia la causa del suo malessere. Decide così di eliminarli…

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