– A Cannes 77 l’ascesa rapace del giovane Donald Trump in “The apprentice” (News)


Nel giro di boa di Cannes 77, alla vigilia di “Parthenope” di Paolo Sorrentino, mentre Emilia Perez di Jacques Audiard guadagna punti tra i favoriti del Palmares del 25 maggio, arriva un film esplosivo sugli inizi spregiudicati di Donald Trump: “The apprentice” di Ali Abbasi. Luci accese anche su Vincent Cassel e Diane Kruger, protagonisti della nuova indagine intorno e dentro al corpo portata in concorso da David Cronenberg nel thriller-body horror-spy story-love story “The Shrouds”.

Attese polemiche per “The apprentice”. Non ha ancora una distribuzione in America, ma c’è la possibilità che scateni polemiche oltreocenano “The apprentice” dell’iraniano-danese Ali Abbasi (“Border”, “Holy spider”): è una sorta di coming of age, il racconto della scuola di formazione di Donald Trump, quando giovane ambizioso ma non ancora istrionico milionario trascinatore politico pensava a come diventare imprenditore di real estate di lusso a New York e finalmente essere stimato dal padre e dai grandi circoli della finanza. “L’apprendistato” è del resto anche il titolo di un format tv venduto nel mondo (anche da noi con Flavio Briatore conduttore), un talent show su come fare successo nel business che Trump stesso aveva inventato.

Il giovane Trump. Il film, in cui si vede un giovane Trump darsi la carica con vitamine per il super lavoro (il medico le giudicherà anfetamine), forzare la moglie Ivana (Maria Bakalova) a un rapporto sessuale all’inizio della crisi coniugale, fare il trapianto per i capelli che cominciano a cadere, togliere chirurgicamente un po’ di grasso addominale e soprattutto non avere scrupoli nella scalata, non racconta niente di particolarmente inedito su di lui. “The Apprentice” mette in scena il faustiano patto con il diavolo, il legale Roy Cohn (un fantastico Jeremy Strong) passato alla storia come consigliere di McCarthy, abituato a vincere cause senza fare prigionieri, mediatore con la mafia, corruttore di prim’ordine, ricattatore sugli scheletri negli armadi di tutti. Sono i pesi variabili della bilancia tra i due, Trump (Sebastian Stan) agli albori e Cohn a reggere il film del regista iraniano-danese che uscirà in sala con Bim prima del 5 novembre che potrebbero portare alla Casa Bianca di nuovo il costruttore.


Il voiyeurismo per vincere la morte di Cronenberg. Si può amare fin dentro la tomba? La risposta è affermativa con David Cronenberg, da sempre ossessionato dal corpo e dalle sue trasformazioni fin dentro la morte. Da qui l’idea di “The Shrouds” (Il sudario), film dedicato alla moglie Carolyn scomparsa nel 2017, e in concorso a Cannes 77. Si tratta di un thriller-horror con protagonisti Diane Kruger e Vincent Cassel. Ora, immaginate di essere perdutamente innamorati di vostra moglie, come lo è il protagonista Karsh (Cassel) della sua Becca (Kruger), così quando la donna muore colloca nella sua bara, dove ha promesso di raggiungerla, una telecamera attivabile con una semplice app del suo smartphone. Non solo: Karsh, che ha una mentalità imprenditoriale, fa di questa sua mania un’impresa, costruendo un intero cimitero con queste caratteristiche e fornito anche di un ristorante alla moda. Quando però alcune delle tombe vengono vandalizzate, Karsh cerca di indagare su chi sia l’artefice di questo attacco e quali siano le sue motivazioni. E da qui tutto si complica. L’uomo intraprende prima una storia con la sorella gemella di Betta (sempre Kruger, che interpreta poi anche un Avatar), scopre che il marito di lei, a cui ha affidato tutto il software, lo ha tradito e, infine, che dietro la profanazione delle tombe c’è forse un complotto russo-cinese.

Tra sogni di sesso con la moglie mutilata dalla sua lunga malattia e sesso vero con la sorella di lei, Karsh sembra non riuscire a sfuggire all’incantamento per quella moglie “il cui corpo era il mondo”. “Quella tecnologia potrebbe esistere – dice il regista canadese che porta in concorso a Cannes il suo settimo film -. Le persone che leggono di questo film potrebbero pensare sia un horror, un’opera soprannaturale, per me è invece un lavoro realistico. Non è affatto fantastico, potrebbe davvero accadere. Anche se va detto che sono comunque ateo, non credo nell’aldilà”. E ancora Cronenberg: “Certamente alcune cose dette nel film sono vere. Ad esempio, quando mia moglie venne sepolta, volevo essere nella bara con lei. Non potevo immaginare di abbandonarla. Naturalmente, nel mondo reale questo non è possibile. Ma questo è stato il primo momento di ispirazione, perché oggi l’unico modo in cui puoi essere nella bara è usando la tecnologia”.  (dal tgcom24)

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