Wild Horse Nine | Recensione del Film a cura di Alessandro Bizzotto. Martin McDonagh porta due agenti della CIA sull’Isola di Pasqua e li lascia parlare. Il prologo parte a Santiago, nei giorni che precedono il golpe contro Salvador Allende. Chris (John Malkovich) e Lee (Sam Rockwell), amici e colleghi di una vita, hanno già fatto il lavoro sporco per l’agenzia. Chris è malato terminale, dipende dalla morfina, è sempre più incline a raccontare cose che dovrebbe tenere per sé.
Ottenuto il permesso di trascorrere sull’isola quelli che potrebbero essere i suoi ultimi giorni, Chris porta con sé Lee. Sullo sfondo, le operazioni della CIA, le memorie che Chris sta scrivendo e due giovani studentesse cilene che finiscono dentro una storia molto più grande di loro.
Wild Horse Nine ha una premessa da thriller politico e procede invece come una commedia nera sulla vecchiaia, la morte e un’amicizia maschile costruita per anni intorno alla violenza. McDonagh torna su un terreno che conosce bene: uomini che trasformano ogni confessione in una provocazione, e ogni momento di tenerezza in una battuta.
Il dialogo è la vera macchina del film: conversazioni che divagano, ripartono da punti apparentemente assurdi e depositano informazioni che torneranno più avanti. Alcune sono esilaranti, altre hanno un peso politico. Chris parla della CIA con la leggerezza di chi ha passato una vita a considerare normale l’impensabile, mentre il paesaggio di Rapa Nui, con i moai e i cavalli selvaggi cui il protagonista sembra affezionarsi (soprattutto a uno), introduce un controcampo surreale.
McDonagh, in Wild Horse Nine, non costruisce un vero film sul golpe, gli interessa molto di più ciò che rimane dopo una vita passata a eseguire ordini, uccidere e mentire. La scelta produce parecchie digressioni. Il percorso verso il finale è sinuoso, a volte più insistito del necessario. La suspense conta poco: fin dall’inizio sappiamo che Chris sta morendo e che la sua loquacità può diventare pericolosa. Il piacere filmico dovrebbe stare nel modo in cui il regista porta i due verso quella conclusione, attraverso conversazioni, ricordi e assurdità che sembrano laterali ma non lo sono.
Qua e là, però, il tono contemplativo si perde in uno stile troppo compiaciuto. L’umorismo resta nero e corrosivo, c’era da aspettarselo. Eppure, questa volta una forma di moderno machismo intermittente nei protagonisti – latente, straniante – finisce per appesantire la commedia.
Wild Horse Nine conserva l’abilità di In Bruges nel trasformare un rapporto fra uomini in una storia d’affetto deformata, però con una vena più rigida e forse autoreferenziale. Nonostante John Malkovich costruisca un Chris eccentrico, logorroico e sontuosamente malinconico, tanto da aver ottenuto il premio come miglior attore al festival di Venezia prima che il film arrivasse nella sezione Perlak di San Sebastián. Sam Rockwell gli fa da contrappunto con altrettanta efficacia e con una fisicità più trattenuta. Per entrambi la strada verso la nomination all’Oscar sembra spianata.
Wild Horse Nine ha un’idea di fondo più malinconica di quanto lasci intendere. Ma resta troppo a lungo dentro le sue digressioni: più che il thriller politico, rimane il ritratto (stranamente fiacco) di due uomini che hanno passato la vita a contribuire a determinare la storia e a condizionare in qualche modo l’ordine mondiale per conto di altri e che, arrivati alla fine, scoprono di avere ben poco da salvare. (Wild Horse Nine | Recensione del film a cura di Alessandro Bizzotto)
Trama: Nel film Wild Horse Nine di Martin McDonagh poco prima del colpo di Stato cileno del 1973, gli agenti della CIA Chris (John Malkovich) e Lee (Sam Rockwell) vengono inviati da Santiago all’Isola di Pasqua dal loro capo di sezione, MJ (Steve Buscemi), per una missione che li porta nel cuore di uno dei luoghi più remoti e suggestivi del mondo. Tra le iconiche statue moai e i paesaggi incontaminati dell’isola, i due partner di lunga data si trovano a fare i conti con i propri oscuri passati e con le cospirazioni che si agitano sullo sfondo di un Cile ormai sull’orlo del cambiamento. Ma l’apparente tranquillità del luogo viene presto sconvolta quando Chris stringe un legame inatteso con due giovani studentesse ribelli (Mariana di Girolamo e Ailín Salas). Quella relazione, destinata a complicare una missione già delicata, rischia di mandare all’aria i piani di tutti e di trasformare il viaggio in quello che avrebbe dovuto essere un remoto paradiso in una situazione sempre più pericolosa e imprevedibile…
Curiosità: L’intera idea alla base del film Wild Horse Nine nasce da una canzone storica del panorama punk-rock. Martin McDonagh ha dichiarato che l’ispirazione proviene direttamente dal brano “Washington Bullets” contenuto nel celeberrimo album Sandinista! dei Clash. Il testo della canzone rievoca esplicitamente i passati interventi segreti e le controversie geopolitiche legati ai servizi segreti statunitensi in America Latina.
McDonagh è celebre per ambientare le sue storie in contesti insulari ben definiti, come dimostrato dalla sua produzione teatrale e dal pluripremiato Gli spiriti dell’isola. Con Wild Horse Nine il regista mantiene intatta questa sua “ossessione per le isole“, spostando però l’azione dall’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico, più precisamente nell’isolamento suggestivo di Isola di Pasqua (Rapa Nui). I due agenti trascorrono infatti gran parte della loro missione d’attesa all’ombra delle iconiche statue Moai.

Wild Horse Nine | Recensione
Il personaggio del protagonista Chris (interpretato da John Malkovich), un ex agente CIA decadente, cinico e ormai fuori controllo che decide di scrivere un’autobiografia svelando i segreti dell’intelligence, è esplicitamente ispirato a Osborne Cox, il personaggio che lo stesso Malkovich aveva interpretato nel 2008 all’interno della commedia dei fratelli Coen, Burn After Reading – A prova di spia.
Trattandosi di una satira feroce sulle azioni dell’intelligence durante la Guerra Fredda, la sceneggiatura include dialoghi taglienti ed estremamente cinici. Una delle battute che ha fatto più discutere la critica durante le prime proiezioni a Venezia riguarda proprio l’assassinio di John F. Kennedy, pronunciata dal disilluso protagonista che suggerisce sfacciatamente il coinvolgimento di frange interne dei servizi di sicurezza.
Per mantenere l’autenticità visiva, la produzione ha girato Wild Horse Nine interamente sul posto, spostandosi tra i paesaggi incontaminati dell’Isola di Pasqua e le architetture colorate della Regione di Valparaíso in Cile. Le atmosfere del film sono arricchite dalle musiche del fidato collaboratore di McDonagh, il compositore Carter Burwell, che per l’occasione ha realizzato una partitura dalle sfumature Western fondendola con la tipica strumentazione tradizionale polinesiana.

LA SCHEDA DEL FILM WILD HORSE NINE (t.or. Wild Horse Nine)
Regista: Martin McDonagh – Cast: Sam Rockwell, John Malkovich, Steve Buscemi, Parker Posey, Tom Waits, Mariana Di Girólamo, Ailín Salas – Genere: Thriller, Commedia – Anno: 2026 – Paese: USA, Gran Bretagna – Sceneggiatura: Martin McDonagh – Fotografia: Ben Davis – Durata: 1 h 58 min.- Distribuzione: The Walt Disney Company Italia – Data di uscita: 5 novembre 2026 – La scheda ufficiale del film Wild Horse Nine di Martin McDonagh su Wikipedia
GUARDA IL TRAILER UFFICIALE DEL FILM WILD HORSE NINE:

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