La recensione del film The Life of Chuck a cura di Matteo Marescalco. Con The Life of Chuck, Mike Flanagan si confronta con una delle opere più insolite e personali di Stephen King, contenuta nell’antologia Se scorre il sangue. Il risultato è un film intimo e stratificato, che rinuncia alle coordinate più riconoscibili dell’horror per addentrarsi in un territorio più fragile, poetico e malinconico: quello della memoria e della percezione del tempo.
La struttura tripartita di The Life of Chuck si rivela da subito una scelta narrativa potente. Il primo atto, ambientato in un mondo prossimo alla fine – Internet collassa, la civiltà cede – introduce lo spettatore a un’apocalisse che non è tanto materiale quanto simbolica: la dissoluzione di un universo coincide con la progressiva sparizione di Charles Krantz. È un’apertura spiazzante, che porta Flanagan a confrontarsi con l’idea di un crepuscolo esistenziale universale.
Il secondo atto di The Life of Chuck compie invece un salto all’indietro e mostra un episodio apparentemente marginale, eppure decisivo: Chuck che danza per strada, seguendo la musica di una busker, in un gesto liberatorio e quasi assurdo. Qui il regista abbandona le tinte cupe e sperimentali per abbracciare una vitalità contagiosa, restituendo al personaggio un momento di gioia pura, al limite della trascendenza.
Il terzo atto, infine, ci riporta all’infanzia di Charles, quando ancora tutto è in potenza, e lascia emergere la delicatezza delle piccole cose, i semi che contribuiranno a rendere Charles la persona che abbiamo imparato a conoscere – e a perdere – nei frammenti precedenti.
Mike Flanagan orchestra il racconto con una sensibilità rara, evitando la trappola della retorica e scegliendo piuttosto una messa in scena contemplativa, fatta di gesti minuti e rivelazioni intime. The Life of Chuck diventa così un inno all’immaginazione, un elogio della straordinarietà racchiusa nelle vite comuni, e al tempo stesso una meditazione sul mistero cosmologico dell’esistenza.
Come sempre nel cinema di Flanagan, riaffiorano i fantasmi interiori: sensi di colpa, rimpianti, ossessioni. Ma qui non assumono le sembianze del terrore gotico, bensì quelle di ombre gentili, di presenze che invitano a riconciliarsi con se stessi. Il film, in questo senso, è tanto un coming of age quanto una riflessione sulla mortalità e sulla possibilità di trovare grazia e tenerezza nelle pieghe della quotidianità.
The Life of Chuck conferma Mike Flanagan come uno dei registi più coerenti e personali del panorama contemporaneo, capace di trasformare un racconto di Stephen King in un’opera cinematografica che parla, in fondo, di tutti noi: della fine e dell’inizio, della paura e della bellezza, di ciò che resta quando tutto il resto scompare. (La recensione del film The Life of Chuck è a cura di Matteo Marescalco)
Trama: Dalla penna di Stephen King e dal cuore Mike Flanagan, The Life of Chuck è un emozionante inno alla vita. Tre atti, tre frammenti apparentemente scollegati che, messi insieme, compongono il ritratto intimo e sorprendente di Charles Krantz, un uomo qualunque al centro di qualcosa di straordinario. Il film ci invita a guardare dentro e attorno a noi, per riscoprire ciò che conta davvero: il tempo, l’amore, la memoria, la bellezza che si nasconde nel quotidiano. Un racconto visionario e profondamente umano, che sfida le regole del genere per restituirci un’unica, semplice verità: ogni vita è un miracolo…

LA SCHEDA DEL FILM THE LIFE OF CHUCK (t.o. The Life of Chuck)
Regista: Mike Flanagan – Cast: Tom Hiddleston, Karen Gillan, Samantha Sloyan, David Dastmalchian, Mark Hamill, Matthew Lillard, Molly C. Quinn, Jacob Tremblay, Mia Sara, Chiwetel Ejiofor – Genere: Drammatico – Anno: 2024 – Paese: USA – Sceneggiatura: Mike Flanagan – Fotografia: Eben Bolter – Durata: 1 h 50 min – Distribuzione: Eagle Pictures – Data di uscita: 18 Settembre 2025 – Il sito ufficiale del film The Life of Chuck di Mike Flanagan
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