TAXI DRIVER di Martin Scorsese | Recensione di un Capolavoro


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Taxi Driver | Recensione. Travis Bickie (De Niro), ex marine del Vietnam sofferente d’insonnia, lavora come tassista notturno in una New York che odia con furia biblica, ossessionato dal lezzo di corruzione che emanano le prostitute, i ruffiani, i clienti occasionali. Vorrebbe avere qualcuno vicino, ma il suo carattere non glielo consente. Incontra Betsy (Shepherd), un’attivista politica che gli appare 

Taxi Driver Recensione Poster

Taxi Driver Recensione Poster

come un simbolo di purezza, ma il suo comportamento maldestro la spinge a piantarlo. Solo e frustrato, decide di ripulire a modo suo la città

Idea Centrale

Una sconsolata visione del mondo e della vita sull’orlo del nichilismo.

Recensione

Scorsese firma con Taxi Driver una delle opere più mature e stimolanti del panorama del nuovo cinema americano. Il protagonista cerca un suo spazio ed un po’ di considerazione in una società in crisi di identità. Iperrealista nello stile, è una crudele e spieiata analisi della società contemporanea nella quale, per farsi largo, qualsiasi maniera è lecita. La città di New York e la sua fauna sono raccontati con osservazioni penetranti e disincantate. Alla superlativa qualità dell’insieme concorre un eccezionale Robert De Niro. Il regista compare nel film ed interpreta un cliente che spia la moglie che lo tradisce. (recensione tratta da “201 Film Capolavoro secondo la critica” di Gaetano Sandri).

Taxi Driver è uno dei più straordinari saggi di cinema sulla violenza e sulla vita notturna nelle metropoli. Iperrealista nello stile, malinconico nell’umore, beffardo nelle conclusioni, un film che racconta New York e la sua fauna con osservazioni penetranti e disincantate, grazie anche alla puntuale sceneggiatura di Paul Schrader che ha dichiarato di aver voluto trasporre in ambiente americano Lo straniero di Camus. Ma alla superlativa qualità dell’insieme concorrono in modo non meno determinante un De Niro in stato di grazia (un «uomo del sottosuolo», l’essere anonimo finito nel nulla della città), e la morbida, accattivante fotografia di Michael Chapman, che lavora con maestria sui motivi dell’acqua, delle luci artificiali, del sangue. Taxi Driver va considerato senza dubbio una perla del cinema contemporaneo. Martin Scorsese è il cliente che si fa portare in taxi per osservare la moglie che lo tradisce. Palma d’oro a Cannes come miglior film. (recensione tratta da “Il Mereghetti – Dizionario dei Film” di Paolo Mereghetti).

Note e Curiosità

Per immedesimarsi nel ruolo, Robert De Niro conseguì veramente la patente per il taxi, guidandolo per le vie di New York.

L’attrice che interpreta l’amica di Iris è Garth Avery (una vera escort ventenne all’epoca del film), originaria della California e successivamente trasferita a New York, amica dello sceneggiatore Paul Schrader, il quale si era ispirato proprio a lei per il personaggio di Iris.

È Martin Scorsese a interpretare la parte del marito nevrotico, che osserva sua moglie dal taxi di Travis. L’attore che doveva recitare la parte fu costretto a rifiutare a causa di un infortunio e il regista si improvvisò attore, seguendo i consigli di De Niro. C’è inoltre un breve cameo di Joe Spinell, che aveva già lavorato con De Niro ne Il padrino – Parte II.

Le riprese di Taxi Driver si sono svolte tra il giugno e il settembre 1975. Furono utilizzate dal regista modalità di ripresa alquanto innovative per l’epoca, come quando Travis telefona e la macchina da presa si sposta al corridoio o quando Robert De Niro è nel deposito dei taxi e l’inquadratura smette di seguirlo per soffermarsi su altri particolari. Infatti il raccordo di sguardo a semi-soggettiva non segue tradizionalmente il protagonista nel deposito, ma la macchina da presa compie un giro panoramico, per poi ritrovare il protagonista più avanti, seguendo la teoria dello sguardo libero dell’autore introdotta da Orson Welles con Quarto potere.

La capigliatura mohawk di Robert De Niro non era vera: portava una protesi che lo faceva sembrare rasato, sulla quale erano applicati crini di cavallo.

La celebre battuta del monologo allo specchio (“Ma dici a me?”, in inglese “You talkin’ to me?”) è stata inserita nel 2005 nella lista delle cento migliori citazioni cinematografiche di tutti i tempi stilata dall’American Film Institute, nella quale figura al 10º posto.

Taxi Driver fu un successo commerciale, ricevette quattro nomination al premio Oscar e fu premiato al Festival di Cannes con la Palma d’oro. Nel 1998 l’American Film Institute l’ha inserito al quarantasettesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi, mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è sceso al cinquantaduesimo posto.

La critica ha indicato Taxi Driver come il primo film che, seppure indirettamente, ha raccontato l’impatto della guerra del Vietnam sui soldati che hanno combattuto nel conflitto. Lo stile di vita rude e la scelta di un impiego poco pagato e senza sbocchi evocano le esperienze di molti veterani che hanno sofferto del disturbo da stress post-traumatico, persone che hanno subito disordini mentali e fisici e che non sono state ricompensate dalla società e dal governo per quello che hanno dato durante le guerre. Una più larga interpretazione potrebbe focalizzarsi sulle ripercussioni di una forte solitudine e dell’alienazione, che inducono a incolpare dei propri demoni chi rappresenta più visibilmente le cose che si considerano sbagliate della società, fino ai percorsi che possono produrre una volontà omicida verso qualcuno.

Franco La Polla in una scheda dedicata a Martin Scorsese ricorda come l’opera, parimenti a New York New York, che ci immette in un’ «atmosfera di anni ormai irrecuperabili» dove venivano rivissuti «il senso di uno spettacolo perduto, la delusione del presente», Taxi Driver fu una raffinatissima pellicola «da alcuni poco capita, […] una stupenda esercitazione di iperrealismo che prende a pretesto il potenziale di violenza delle grandi metropoli per proporre invece un discorso ben più sottile sul rapporto fra cinema e realtà» (fonte Wikipedia)

Taxi Driver (1976), capolavoro diretto da Martin Scorsese con Robert De Niro, è stato un notevole successo commerciale dell’epoca, specialmente considerando il suo budget limitato, ha fatto registrare infatti oltre 28-29 milioni di dollari di incasso nel mondo. A fronte di un budget di produzione di appena 1,9 milioni di dollari, il film è stato un enorme successo finanziario.

Negli Stati Uniti, ha incassato circa 28,3 milioni di dollari, posizionandosi come il 17° miglior incasso del 1976.

In Italia, secondo i dati storici del 1976-77, il film ha avuto un ottimo riscontro, posizionandosi tra i film più visti della stagione (spesso citato tra le prime posizioni con oltre 900.000 presenze/incasso equivalente). Alcune fonti di archivio più recenti indicano un incasso di circa 225 mila euro, che riflette il valore storico. 

Una scena tratta dal film Taxi Driver | Recensione / Analisi / Critica

LA SCHEDA DEL FILM TAXI DRIVER (t.or. Taxi Driver)

Regista: Martin Scorsese – Cast: Robert De Niro, Cybill Shepherd, Peter Boyle, Jodie Foster, Harvey Keitel, Leonard Harris, Albert Brooks, Victor Argo, Diahnne Abbott, Richard Higgs, Victor Magnotta, Robert Maroff, Norman Matlock, Bill Minkin – Fotografia: Michael Chapman, Steve Shapiro – Sceneggiatura: Paul Schrader – Musiche: Bernard Herrmann – Genere: Drammatico – Anno: 1976 – Paese: USA – Durata: 1h 53 min. – Distribuzione: Ceiad – La scheda del film “Taxi Driver” di Martin Scorsese su Wikipedia

GUARDA IL TRAILER UFFICIALE DEL FILM TAXI DRIVER:

TAXI DRIVER DI MARTIN SCORSESE (1976) – TRAILER

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