ROCKY BALBOA, recensione del film di Sylvester Stallone


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Rocky Balboa | Recensione del Film a cura di Daniela Losini. Rocky Balboa si è ritirato nei sobborghi di Philadelphia, gestisce un ristorante, racconta aneddoti, sopravvive teneramente nel ricordo di Adriana (scomparsa per un tumore, “quello delle donne” dice lui) e all’ombra del dispiacere di un figlio che si nasconde alla vita. Si accompagna quieto ai propri fantasmi, compresi quelli in carne e ossa come Paulie (Burt Young) l’inacidito cognato che gli urla “Sono contento di andare alla malora, smetti di vivere nel passato!”.

Rocky Balboa | Recensione | Poster

Rocky Balboa | Recensione | Poster

Complice una simulazione virtuale che accosta il campione di ieri a quello di oggi (il vero pugile professionista Antonio Tarver “Magic Man”), Rocky non resisterà al richiamo del ring.

Rischiando tutto accetterà l’incontro/farsa organizzato dai manager dell’aggressivo sfidante. L’allenamento è senza pietà (“Sei un catorcio ma puoi dare pugni come carri armati”): giusto appiglio per l’excursus della preparazione compresa la salita della famosissima scalinata, questa volta con cagnolino trovatello.

Ancora uova crude a colazione e quarti di bue surgelati mazziati a pugni. C’è tutto il “festival della nostalgia” compresa una dose di necessaria ironia e una fugace apparizione di Tyson.

E la lezione: niente picchia più duro della vita, quel che conta è alzarsi dal tappeto. Pensi adesso la sceneggiatura di Rocky Balboa cede, inciampa o sbava ma per tutto il tempo svicola ogni facile deriva.

Cinque settimane di riprese in esterni nei luoghi che diedero origine al primo “Rocky” in aggiunta alla scena dello scontro, girata sfruttando il palazzetto pieno di spettatori dopo un vero match.

In questo Rocky Balboa l’adrenalina è tangibile e Sly (vecchia volpe liftata dal cuore generoso) assesta ottime riprese e si guadagna il nostro tifo. Un’uscita di scena dignitosa e auspicabile innestata sulla metafora della vecchiaia ché un leone stanco sa ruggire anche quando si ritira. Chapeau. (Rocky Balboa | Recensione del film a cura di Daniela Losini)

TramaRocky Balboa è un film del 2007 scritto, diretto e interpretato da Sylvester Stallone.
Il film è ambientato a Philadelphia e racconta di come è cambiata la vita di Rocky Balboa (Sylvester Stallone) dopo che la moglie Adriana è morta a causa di un tumore. L’ex pugile ha aperto un ristorante, chiamato “Adrian’s”, dove tiene compagnia ai clienti raccontando le sue storie sul pugilato. Così le sue giornate trascorrono tra i racconti dei suoi trionfi sul ring e le visite nostalgiche al cimitero a trovare la sua amata. A un certo punto in Tv viene proposta una simulazione di un incontro di boxe fra Rocky e Mason “The Line” Dixon, campione del mondo: in questa simulazione Lo Stallone Italiano viene dato per vincente. Dixon, che non è molto amato, poiché nei suoi incontri non c’è spettacolo (spesso terminano al primo round), approfitta della simulazione appena trasmessa e del fatto che Rocky ha dichiarato che tornerebbe a combattere. Così gli agenti del campione in carica contattano il pugile italo-americano per un incontro di esibizione…

Curiosità: Nel 2024 in concomitanza dell’uscita del film in 4K, è stata diffusa una director’s cut della durata di 116 minuti. Rocky Balboa debuttò al secondo posto nei cinema statunitensi, dietro a La ricerca della felicità di Gabriele Muccino, incassando 12,5 milioni di dollari nel primo weekend (22,1 milioni in tutto il mondo, in 5 giorni). In Italia, il film esordì al secondo posto, sempre dietro a La ricerca della felicità, incassando nel fine settimana quasi 3 milioni di euro con una media di 8.667 in 331 sale.

A fine corsa, Rocky Balboa incassò 70.269.899 $ negli Stati Uniti e 85.449.806 $ nel resto del mondo, arrivando ad un incasso globale di 155.721.132 $ in tutto il mondo

Quando si seppe che Sylvester Stallone era al lavoro su Rocky Balboa, molti critici hollywoodiani iniziarono a sbeffeggiare la pellicola ancor prima della sua uscita. Stallone diventò l’obiettivo favorito per le battute di molti talk show, cominciando da David Letterman. L’attore e regista, tuttavia, non si curò delle critiche: «Sono da sempre uno sfavorito. Uno cui piace combattere col pronostico contrario. A volte vinci, a volte perdi: ma il gusto della sfida non te lo toglie nessuno. Non capisco tanto risentimento nei miei confronti. Questa gente giudica senza neppure aver letto la sceneggiatura».

Alla sua uscita, Rocky Balboa vinse l’iniziale scetticismo e ottenne buone recensioni dalla stampa statunitense, specie per la prova recitativa di Stallone e per la sceneggiatura che ritornava «all’autenticità e all’emotività del primo Rocky». Il produttore William Chartoff disse che «sebbene Rocky Balboa sia in effetti l’ultimo sequel in ordine di tempo, per molti aspetti è l’episodio più simile all’originale». Il sito Rotten Tomatoes ha riportato che il 78% delle 184 recensioni professionali ha dato un giudizio positivo sul film, con una media di voto di 6,6 su 10. Su Metacritic il film ha avuto un punteggio di 63 su 100 in base a 36 recensioni.

In Italia, Maurizio Porro del Corriere della Sera disse che Rocky Balboa era «un inno alla retorica» e che Stallone aveva firmato «una storia fiacca e inerte». Lietta Tornabuoni de L’Espresso elogiò la recitazione di Stallone, ma definì il film «bruttino e banale, realizzato a risparmio». Paolo D’Agostini (La Repubblica) assegnò al film il giudizio di 3 stelle su 5, definendolo «pieno di sentimento e di anima». Adriano De Carlo (Il Giornale) elogiò l’ultima pellicola di Rocky, dichiarando: «Con sincero slancio Stallone ripresenta il suo eroe, bolso oltre ogni immaginazione, a torso nudo davvero inguardabile. Eppure la vicenda funziona come racconto popolare, irrealistico ma ricco di simpatia, di sentimenti emarginati da una nuova società, di un calibrato sentimentalismo che non esclude l’ironia». Per Alessandra Levantesi (La Stampa), «Rocky Balboa offre una messinscena poveristica, una storiellina crepuscolare ed edificante, immagini arrangiate e recitazione sindacale». Dario Zonta de L’Unità scrisse che «Rocky Balboa è, in tutto e per tutto, l’apologia di un mito». (fonte Wikipedia)

Una scena del film Rocky Balboa | Recensione e Analisi critica di Daniela Losini

LA SCHEDA DEL FILM ROCKY BALBOA (t.or. Rocky Balboa)

Regista: Sylvester Stallone – Cast: Sylvester Stallone, Burt Young, Milo Ventimiglia, Geraldine Hughes, Antonio Tarver, James Francis Kelly III, Tony Burton, Henry G. Sanders, Tim Carr, Peter Defeo, Nancy de Zutter, Michael Ahl, Frank Hansen – Genere: Drammatico – Anno: 2006 – Paese: USA – Sceneggiatura: Sylvester Stallone – Fotografia: J. Clark Mathis – Durata: 1 h 42 min. – Distribuzione: 20th Century Fox – Data di uscita: 12 gennaio 2007 – La scheda del film Rocky Balboa di Sylvester Stallone su Wikipedia

GUARDA IL TRAILER UFFICIALE DEL FILM ROCKY BALBOA:

Rocky Balboa Official Trailer #1 – Sylvester Stallone, Burt Young Movie (2006) HD

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