Pretty Woman | Recensione. Pretty Woman, il film che ha lanciato la carriera di Julia Roberts (dopo che, tra le tante ad aver rifiutato il ruolo, c’era stata anche Valeria Golino) e rilanciato quella di Richard Gere è una commedia romantica non particolarmente originale (sceneggiata da J.F. Lawton) ma diretta con un sorprendente tocco di leggerezza e ironia.
I temi scabrosi non sono nascosti (dalla droga alle violenze sulle prostitute ai loro protettori) ma sono affidati alla coinquilina di Vivien, Kit (San Giacomo), che li vive senza mai drammatizzarli, permettendo così che l’attenzione dello spettatore sia conquistata dalle disavventure di Vivien con lo shopping in Rodeo Drive, dalla sua esperienza con le posate (e la «stronza lumachina») o dal confronto con l’ambiente borghese in cui si muove Lewis.
Grande colonna sonora dove, oltre alla canzone di Roy Orbison all’origine del film (Oh, Pretty Woman) si ascolta Nat King Cole, David Bowie, Robert Palmer, Roxette, Red Hot Chili Peppers, oltre ad alcune arie della Traviata.
Costato intorno ai 15 milioni Pretty Woman ne ha incassati oltre 450. Il telefilm che fa tanto ridere Vivien è una puntata della serie Lucy ed io con Lucille Ball. Ultima apparizione sullo schermo di Ralph Bellamy. Nella scena in cui Julia Roberts si sveglia a casa, all’inizio del film, le gambe sono quelle di una controfigura, così come non è suo il corpo sotto la sua testa sul manifesto del film, bensì quello di Shelley Michelle. (Pretty Woman | Recensione del film tratta da “Il Mereghetti – Dizionario dei Film“, ed. 2021)
Un po’ Cenerentola e un po’ My Fair Lady, Pretty Woman è il film che ha lanciato la carriera di Julia Roberts. Campione d’incassi contro ogni previsione. (Recensione tratta dal settimanale Film TV)
Trama: Nel film Pretty Woman di Garry Marshall, dietro l’aspetto affascinante e una solida fama di rubacuori, Edward Lewis nasconde un’abilità straordinaria e senza scrupoli nel campo della finanza. La sua specialità è comprare aziende dissestate, risanarle e rivenderle a caro prezzo. Una sera, a Hollywood, conosce casualmente Vivian Ward, una prostituta. Lei ha bisogno di soldi e lui di una donna che lo accompagni nei suoi pranzi di lavoro…
Incassi: Con un budget di circa 14 milioni di dollari, Pretty Woman fu un enorme successo al botteghino. Il film guadagnò 178.406.268 dollari negli Stati Uniti d’America e altri 285 milioni di dollari nel resto del mondo per un totale di 463.406.268 dollari. Pretty Woman divenne così il quarto film di maggior incasso del 1990 negli Stati Uniti e il terzo maggior incasso in tutto il mondo.
Critica: Il film Pretty Woman ricevette pareri positivi da parte della critica. Venne elogiata in particolare l’interpretazione di Julia Roberts nel ruolo della giovane prostituta che le valse una candidatura all’Oscar alla miglior attrice nel 1991. Secondo l’aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes, il film ha ottenuto un indice di apprezzamento del 66% e un voto di 6,10 su 10 sulla base di 74 recensioni. Il consenso critico del sito recita: «Pretty Woman potrebbe essere una fantasia yuppie, ma l’umorismo brillante, la colonna sonora e il casting possono superare i dubbi». Su Metacritic, Pretty Woman ha ottenuto un voto di 51 su 100 sulla base di 18 recensioni.
Curiosità: Pretty Woman è considerata da molti critici come uno dei più grandi successi del proprio genere, ha lanciato la carriera di Julia Roberts.
Nel 2018, a Broadway, è andato in scena il musical Pretty Woman – The Musical, con musica e testi di Bryan Adams e Jim Vallance, con regia e coreografie di Jerry Mitchell.
Alle insistenti voci che per anni avrebbero voluto un sequel di Pretty Woman, Richard Gere non ha mai risposto, mentre l’attrice Julia Roberts ha sempre chiarito la sua posizione, definendosi troppo in là con gli anni per tornare a ricoprire quel ruolo.
Inizialmente Pretty Woman non doveva essere una commedia romantica, ma un dramma cupo sulla prostituzione e la tossicodipendenza a Los Angeles. Il titolo originale era “$3.000”, ovvero la cifra pattuita per la settimana trascorsa da Vivian con Edward. Fu cambiato in Pretty Woman solo dopo che la produzione ottenne i diritti della celebre canzone di Roy Orbison.

Pretty Woman | Recensione
Nella prima versione della sceneggiatura, non era previsto alcun lieto fine. La storia doveva concludersi con Edward che scaricava Vivian sul marciapiede, lanciandole i soldi dalla macchina prima di andarsene. Solo dopo aver notato l’incredibile alchimia tra Julia Roberts e Richard Gere, il regista Garry Marshall decise di riscrivere il finale trasformandolo nella “favola moderna” che conosciamo.
Uno dei momenti più iconici di Pretty Woman — quando Edward chiude improvvisamente il cofanetto della collana sulle dita di Vivian — non era sul copione. Richard Gere fece uno scherzo a Julia Roberts per farla ridere spontaneamente; la reazione dell’attrice piacque così tanto al regista che decise di tenerla nel montaggio finale.
Prima di scegliere la coppia Gere-Roberts, molti altri attori furono considerati o rifiutarono le parti:
Per il ruolo di Vivian, furono valutate Meg Ryan, Michelle Pfeiffer, Sandra Bullock e l’italiana Valeria Golino, che arrivò fino alle fasi finali dei provini. Per il ruolo di Edward, furono presi in considerazione Al Pacino e Sylvester Stallone. Richard Gere rifiutò la parte più volte, accettando solo dopo che Julia Roberts gli consegnò un biglietto con scritto “Per favore, dì di sì”.
Richard Gere suona realmente il pianoforte nella scena dell’hotel e ha composto lui stesso il brano che esegue.
Originariamente il vestito per l’opera doveva essere nero, ma la costumista Marilyn Vance insistette per il rosso, creando uno dei look più famosi del cinema.
Nella scena in cui Vivian guarda la TV sul pavimento e ride, il regista dovette farle il solletico ai piedi fuori campo per ottenere una risata così naturale.
Il film Pretty Woman di Garry Marshall è disponibile in streaming su 

