– LA ZONA D’INTERESSE | recensione | film


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La zona d’interesse Recensione. La recensione del film “La zona d’interesse” a cura di Claudio Montatori. Il buio, per cominciare, poi illuminata dal sole una famiglia felice sta per la sciare la sponda del fiume dove ha passato ore serene e fa ritorno a casa. Lui,

La zona d'interesse Recensione Poster

La zona d’interesse Recensione Poster

lei, i bambini, il cane, entrano nel cortile dell’abitazione, la cinepresa li riprende da lontano, si resta distaccati, sono immagini fredde, mostrano una famiglia borghese benestante, poi uomini in divisa, sono nazisti. Si comincia a capire, e poi, oltre il muro che circonda il cortile si vedono camini che fumano e sai che oltre quel cortile va in scena l’orrore. Nel quarto, magnifico film di Jonathan Glazer, La Zona d’Interesse, l’orrore circonda la scena ma non entra mai direttamente nelle fredde immagini che ci mostrano la banale quotidianità della famiglia di Rudolf Hoss, il comandante del campo di sterminio di Auschwitz in Polonia. Tutto ora assume un valore, un significato diverso e l’apparente distacco con cui Glazer, affidandosi alla luce naturale, riprende lo svolgersi degli avvenimenti, diventa elemento filmico di straordinaria potenza narrativa, insieme alla colonna sonora dove le musiche di Mica Levi aprono e chiudono il film, ma soprattutto i suoni che provengono dal campo, spari, lamenti e, più lontano sembra di sentire il rombo dei cannoni, la battaglia che si avvicina e con essa la fine di un disegno mostruoso. Dunque c’è fretta e Rudolf deve accelerare lo sterminio, rendere più efficienti i forni e prende provvedimenti in tal senso, col piglio burocratico di un qualunque manager a cui è stato dato il compito di efficientare una qualunque catena di montaggio. Poi torna a casa, dalla famiglia. Ed è qui, nella casa, nel cortile, dove tutto è pulito e ordinato che l’orrore fa capolino, nelle donne che si dividono gli abiti delle vittime che nel frattempo passano per il camino, nella vita della serva, la schiava, l’ebrea che viene minacciata di essere incenerita se non fa bene il suo lavoro, e che di notte nasconde del cibo dove può essere trovato da qualcuno degli internati, e qui, con un colpo di genio, Glazer gira le scene con la telecamera termica che in assenza di luce fotografa il calore dei corpi, come si fa per riprendere la vita notturna degli animali, in modo che appaiano in negativo, per rendere più evidente la bestialità a cui è ridotta quell’esistenza. Il film è stato girato all’interno di una casa vicina a quella che fu abitata dalla famiglia Hoss, piazzando telecamere, alcune nascoste, in ogni angolo, tenendo la troupe al di fuori dal set, lasciando così gli attori liberi di muoversi come se davvero vivessero lì, senza essere condizionati dalla presenza del regista e dei tecnici. Così vediamo Christian Friedel interpretare Rudolf Hoss con efficace naturalezza; era stato anni fa protagonista di un importante film di Michael Haneke, Il Nastro Bianco, che ha un forte legame con questo, metteva in evidenza l’educazione ricevuta da bambini di quella generazione che poi avrebbero inventato le camere a gas e i forni crematori. La signora Hoss, Hedwig, è interpretata da Sandra Huller, magnifica, che anche recentemente abbiamo apprezzato in Anatomia di Una Caduta. Candidato agli Oscar come miglior film, miglior regia, miglior film internazionale, miglior sceneggiatura non originale e miglior sonoro, tra i tanti film girati sull’Olocausto questo di Glazer brilla per originalità e forza emotiva, un film che, crediamo, sarebbe piaciuto ad Hanna Arendt, perché vi convivono simbioticamente banali aspirazioni borghesi, come una bella casa e un benessere economico, e il male assoluto. Anche se sarà il tempo a confermarlo, si può gridare al capolavoro senza temere di esagerare, perché oltretutto è un film coraggioso in questi tempi dove insistentemente si riaffacciano grida e azioni che si vorrebbero consegnate alla Storia per sempre. Si va oltre la banalità del male, si approda al monito di Primo Levi: Meditate che questo è stato. Meditiamo. (La recensione del film “La zona d’interesse” è a cura di Claudio Montatori)

Una scena tratta dal film “La zona d’interesse” di Jonathan Glazer – Recensione / Analisi

LA SCHEDA DEL FILM “LA ZONA D’INTERESSE” (The Zone of Interest)

Regista: Jonathan Glazer – Cast: Sandra Hüller, Christian Friedel, Ralph Herforth, Max Beck, Stephanie Petrowitz, Marie Rosa Tietjen, Lilli Falk, Wolfgang Lampl – Genere: Drammatico – Anno: 2024 – Paese: Gran Bretagna, Polonia, USA – Sceneggiatura: Jonathan Glazer – Fotografia: Lukasz Zal – Durata: 1 h 45 min – Distribuzione: I Wonder Pictures Data di uscita: 22 Febbraio 2024 – Il sito ufficiale del film “La zona d’interesse” di Jonathan Glazer

Trama: La zona d’interesse, film diretto da Jonathan Glazer, segue la vita quotidiana di una famiglia tedesca che vive accanto al campo di concentramento nazista di Auschwitz durante la Seconda Guerra Mondiale. La famiglia Höss vive in un’elegante casa di campagna in riva al fiume, li vediamo fare il bagno con i bambini in estate, come se dietro al loro giardino non ci fossero i forni crematori del campo di concentramento. Il padre di famiglia è Rudolf Höss (Christian Friedel), comandante alla direzione del campo…

“LA ZONA D’INTERESSE”TRAILER

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