GIOIA MIA, recensione del film di Margherita Spampinato


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Gioia Mia | Recensione del Film a cura di Rosalinda Gaudiano. Nico, un ragazzino vivace e intelligente, famiglia laica, dove la modernità digitale e tecnologia sono di  casa, è costretto a partire dal nord per raggiungere una zia di suo padre in Sicilia. Qui si ritrova nella  casa di Gela, la zia, dove crocifissi, Madonne e altarini rappresentano una religiosità imperante e dove l’ordine e il rispetto di regole rigide, ossequiose e arcaiche, sono categoriche. Nico controbatte le persistenze della zia. Pian piano il rapporto tra Gela e Nico nello scontro inevitabile assume una connotazione positiva, un affidarsi l’una all’altro e viceversa. Così Gela, addolcita,  affiderà a Nico un segreto della sua vita passata. Si parla, si replica, 

Gioia Mia | Recensione | Poster

Gioia Mia | Recensione | Poster

e il rapporto tra zia e nipote gradualmente assume l’importanza della condivisione. Muore il vetusto franki, il cane di Gela e Nico avverte un sentimento profondo di vicinanza verso questa donna risoluta e tutto sommato affettuosa.

Gioia mia, opera prima di regia soggetto e sceneggiatura di Margherita Spampinato, è un semplice quadro di vita quotidiana, che mette in scena con sapiente leggerezza un rapporto costretto nella Sicilia contemporanea. Luoghi che alla fine  diventano personaggi, come il  condominio dove le nonne giocano a briscola e preparano i “dolci dell’amore”, le caponatine e paste al forno.

La regista racconta  con Gioia Mia una storia, e  si rifà al Cinema classico dello sguardo. La consapevolezza della modernità  attraversa con garbo il  passato di vite vissute. Una storia a tratti commovente nella sua sintassi narrativa sincera, immediata.

Una commedia, dove nuove storie possibili, come succede tra Nico e Rosa, vengono inserite in modo incisivo. Così Spampinato focalizza con maestria registica un angolo di vita vera, un mondo circoscritto, lontano dagli universi virtuali, con primi piani che sono verbo assoluto, scanditi da una  luce solare impalpabile, una luce indiscussa del caldo torrido della terra di Sicilia. 

Gioia mia ci porta a considerare un messaggio fondamentale, l’importanza della solidarietà umana, che si attua solo attraverso l’incontro, le relazioni spontanee, immediate, il supporto condiviso.

Vengono messi in relazione il mondo degli adolescenti, il mondo del futuro, con un mondo che ormai ha regole e abitudini strutturate nel tempo, quello dell’età avanzata, due mondi che per ovviare alle solitudini esistenziali devono accettare, nella condivisione,  una corretta convivenza.

Alla fine  questi due mondi, la regista li prospetta su un’assolata spiaggia, di fronte a un mare azzurro luccicante della Sicilia. Le immagini ci parlano della realtà e dialogano con essa, una realtà che ha bisogno d’immagini, per vedersi e per conoscersi.

L’interpretazione di Aurora Quattrocchi ha conferito a Gioia Mia il Premio Speciale della Giuria CINÉ+ e Pardo al Festival di Locarno nella sezione “Cineasti del presente”.

Ma meritevole di attenzione  è anche l’esibizione del piccolo Marco Fiore, nella caratterizzazione impertinente e spontanea di Nico. (Gioia Mia | Recensione del film a cura di Rosalinda Gaudiano)

Trama: Gioia Mia, il film diretto da Margherita Spampinato, racconta la storia di Nico (Marco Fiore), un ragazzino di undici anni con la parlantina e l’abitudine di rispondere prima di pensare. Cresciuto in una famiglia laica e moderna, è immerso in un mondo iperconnesso fatto di tecnologia, velocità e schermi sempre accesi. Ma quell’estate, controvoglia, è costretto a lasciare tutto e partire per la Sicilia, dove ad attenderlo c’è una zia anziana, burbera e profondamente religiosa, che vive sola in un palazzo antico pieno di leggende e superstizioni. Nessun wi-fi, nessun elettrodomestico e nessuna via di fuga. All’inizio è guerra aperta, lei lo accoglie con fastidio e tenta subito di piegarlo al suo rigido mondo fatto di angeli, riti e silenzi. Lui reagisce con ribellione, sarcasmo e mille tentativi di scappare, anche solo mentalmente, da quel luogo fuori dal tempo.  Lo scontro tra Nico e la zia diventa il simbolo di qualcosa di più grande, uno scontro tra modernità e tradizione, tra ragione e fede, tra la frenesia del presente e la lentezza di un passato che resiste. Ma col passare dei giorni, tra litigi, scoperte e segreti svelati, nasce qualcosa di nuovo. Una complicità autentica, fatta di piccoli gesti e silenzi condivisi. Un legame inaspettato, che cambia entrambi. Perché a volte, per conoscersi davvero, bisogna prima imparare a guardare con gli occhi dell’altro…

Curiosità: La regista ha tratto ispirazione dalle estati passate in Sicilia con la nonna Tommasina e le sue amiche, creando figure femminili che hanno plasmato la sua infanzia, anche se nel film la zia è più burbera.

L’espressione Gioia mia, usata spesso nei sopralluoghi, è diventata il titolo “obbligato” per esprimere calore e familiarità, anche se nel film la zia la usa in modo ironico.

Nonostante Gioia Mia sia un film contemporaneo, evoca un cinema d’altri tempi, quasi senza tecnologia, concentrandosi su gesti, espressioni e atmosfere, e riflette sulla perdita dell’infanzia e sul passato.

È l’opera prima di Margherita Spampinato, presentata in concorso al Festival di Locarno 2025, dove l’attrice protagonista (Aurora Quattrocchi) ha vinto il premio per la migliore interpretazione.

Una scena del film Gioia Mia | Recensione e Analisi di Rosalinda Gaudiano

LA SCHEDA DEL FILM GIOIA MIA (t.or. Gioia mia)

Regista: Margherita Spampinato – Cast: Aurora Quattrocchi, Marco Fiore, Camille Dugay Comencini, Martina Ziami, Clara Salvo, Renata Sajeva, Concetta Ingrassia, Giuseppina Cardella, Giuseppina Cammareri, Gaspare Gruppuso – Genere: Commedia – Anno: 2025 – Paese: Italia – Sceneggiatura: Margherita Spampinato – Fotografia: Claudio Cofrancesco – Durata: 1 h 30 min – Distribuzione: Fandango Distribuzioni – Data di uscita: 11 dicembre 2025 – Il sito ufficiale del film Gioia Mia di Margherita Spampinato

GUARDA IL TRAILER UFFICIALE DEL FILM GIOIA MIA:

GIOIA MIA – Trailer Ufficiale

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