La recensione del film Enzo a cura di Mirko Nottoli. Ultimo film del celebrato regista Laurent Cantet, Palma d’Oro al Festival di Cannes del 2008 con La classe, scomparso, prematuramente, quando il film, Enzo, era ancora in fase di lavorazione e lasciando così a Robin Campillo, suo storico collaboratore, l’onere di portarlo a termine. Enzo ha 16 anni e fa l’apprendista muratore. Quando un giorno il suo datore di lavoro lo riaccompagna a casa, scopre che Enzo vive in una lussuosa villa di design con piscina a sfioro e vista sul mare de La Ciotat.
Madre ingegnere, padre professore (un Pierfrancesco Favino finalmente in un contesto un po’ diverso dal solito), fratello studente universitario, una famiglia altoborghese unita, amorevole, convintamente progressista, comprensiva e indulgente, che vorrebbe per lui solo il meglio. Perchè allora Enzo vuole fare il muratore? Difficile spiegarlo. Difficile anche per Enzo.
Non è portato per lo studio, gli piace costruire case – così almeno dice – adesso poi ancora di più visto che in cantiere ha stretto amicizia con Vlad, giovane ucraino dal fascino tenebroso alla Paul Newman di cui si invaghisce, ma non è forse nemmeno questo il motivo. Il difficile passaggio dell’adoloscenza, la ribellione a prescindere, il sentirsi diverso, il non trovarsi a proprio agio nel posto in cui ci si trova, l’educazione, il compito della famiglia e della scuola, il rapporto genitori e figli, temi cari al cineasta francese attorno ai quali, benché con intenti maggiormente sociologici, ruotava anche La classe.
Delicato, dai toni soffusi, Enzo è un film che alla platealità dei sentimenti predilige i silenzi, le ambiguità, le incertezze di chi, umanamente, deve compiere scelte delle quali, per forza di cose, non può conoscere gli esiti, ponendo lo spettatore di fronte a situazioni e a domande immediatamente identificabili: che fare? come comportarsi al cospetto di una persona che non comprendi? come perseguire il suo bene? Lasciarlo sbagliare? Imporsi? Alzare la voce? E poi, siamo davvero sicuri che sbagli? Siamo sicuri che non sia solo un momento passeggero, dettato, appunto, dall’età? Domande destinate a non avere risposte.
Anzi, diciamo di più: se l’alterità di Enzo, il suo sentirsi alieno in un mondo apparentemente (e non solo apparentemente) perfetto, fossero stati avvolti ancora più nell’indeterminatezza, nell’aleatorietà, invece di esplicitarli, seppur in modo non definitvo e ancora embrionale, nella “solita”, e per certi versi facile, condizione di omosessualità latente, da accettare e rivelare, per quanto ci riguarda, il film ne avrebbe ulteriormente guadagnato in termini di profondità di analisi e di coinvolgimento emotivo. (La recensione del film Enzo è a cura di Mirko Nottoli)
Trama: Enzo ha sedici anni e vive con la famiglia in una lussuosa villa affacciata sul mare, nel Sud della Francia. È cresciuto nel benessere, nell’agio e tra le aspettative affettuose, ma pressanti, dei genitori. Dotato di una spiccata sensibilità artistica e umana, spinto dal desiderio di sentirsi utile in un mondo che lo fa sentire impotente davanti alle ingiustizie, decide di abbandonare la scuola e iniziare un apprendistato da muratore in un cantiere locale. Nel tumulto dell’adolescenza, lontano dal futuro brillante progettato per lui, trova nella fatica del lavoro manuale e nell’umanità dei colleghi una nuova prospettiva sull’amore, sull’amicizia e su cosa significhi davvero appartenere a una famiglia…

LA SCHEDA DEL FILM ENZO (t.o. Enzo)
Regista: Robin Campillo – Cast: Pierfrancesco Favino, Élodie Bouchez, Malou Khebizi, Nathan Japy, Maksym Slivinskyi, Eloy Pohu – Genere: Drammatico – Anno: 2025 – Paese: Francia – Sceneggiatura: Robin Campillo, Laurent Cantet – Fotografia: Jeanne Lapoirie – Durata: 1 h 42 min – Distribuzione: Lucky Red – Data di uscita: 28 Agosto 2025 – Il sito ufficiale del film Enzo di Robin Campillo
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