Deep Water | Recensione del Film a cura di Aurora Ferrara. Esistono pochi sottogeneri cinematografici tanto riconoscibili quanto quello dedicato agli squali. Nato nel 1975 con Lo squalo, il capolavoro di Steven Spielberg che ha ridefinito il concetto stesso di blockbuster estivo, questo filone ha attraversato cinquant’anni di cinema alternando intuizioni brillanti e inevitabili repliche. Dai laboratori sommersi di Blu Profondo alle acque cristalline ma letali di Paradise Beach – Dentro l’incubo, passando per il gusto spettacolare di Shark – Il primo squalo e il survival essenziale di 47 metri, il cinema degli squali ha cercato più volte di reinventarsi, pur restando ancorato a dinamiche narrative ormai codificate.
Ed è proprio Renny Harlin, che nel 1999 riportò il predatore marino al centro dell’immaginario collettivo con Blu Profondo, dimostrando che si poteva ancora costruire un blockbuster ad alta tensione senza limitarsi a imitare Spielberg.
A oltre venticinque anni di distanza, Harlin torna a confrontarsi con quel mondo attraverso Deep Water. Il problema è che, nel frattempo, il filone ha progressivamente consumato quasi tutte le proprie idee.
Oggi il pubblico conosce già ogni passaggio obbligato di questo tipo di racconto, e il nuovo film del regista non sembra avere né l’ambizione né gli strumenti per scardinare quella formula.
Più che rilanciare il genere, finisce per ribadirne la crisi creativa, offrendo un’esperienza che scorre senza particolari sussulti e che difficilmente lascerà un segno.
Quando un film decide di percorrere strade così battute, si dovrebbe almeno compensare la mancanza di originalità con un ritmo serrato, una regia capace di costruire tensione costante o personaggi memorabili. Purtroppo Deep Water fallisce proprio su questi aspetti.
Il film prova a distinguersi attraverso una struttura corale. Prima che la tragedia prenda forma, la sceneggiatura dedica un lungo prologo ai passeggeri del volo, introducendo una galleria di personaggi molto eterogenea: una nonnina protettiva, il giovane innamorato di una hostess, un imprenditore arrogante e così via i passeggeri destinati a condividere lo stesso tragico destino.
L’intento è evidente: creare un legame emotivo con ciascuno di loro, così che lo spettatore possa partecipare con maggiore coinvolgimento agli eventi successivi.
L’idea, almeno sulla carta, è condivisibile. Il problema è che questo prologo occupa quasi metà della durata complessiva, ma nonostante ciò, l’approfondimento psicologico resta appena abbozzato e nessuno dei personaggi riesce davvero a lasciare il segno. Così quella che dovrebbe essere una costruzione emotiva finisce per trasformarsi in un’introduzione inutilmente prolissa, rallentando la narrazione senza offrire una reale ricompensa.
Quando il disastro aereo arriva, però, il film mostra finalmente il suo lato migliore. La sequenza dello schianto è costruita con notevole efficacia: la gestione degli spazi e il montaggio ritmico aumentano finalmente tensione e senso di claustrofobia. È probabilmente il momento più riuscito dell’intera pellicola.
Da quel momento, però, Deep Water cambia completamente natura. Il disaster movie lascia spazio allo shark movie vero e proprio, ed è proprio qui che il film inizia ad affondare.
La seconda metà procede seguendo uno schema estremamente prevedibile, riproponendo dinamiche che il cinema degli squali sfrutta ormai da decenni. Ogni situazione sembra arrivare con largo anticipo rispetto al momento in cui si verifica, mentre la tensione si affievolisce progressivamente invece di crescere. Il film rincorre i meccanismi tipici del genere senza mai riuscire a rielaborarli o a sorprendere.
A penalizzare ulteriormente il risultato contribuisce una componente visiva piuttosto altalenante. Gli squali realizzati in CGI appaiono spesso troppo artificiali: i movimenti risultano poco naturali, la resa digitale è evidente e, anziché aumentare il senso di pericolo, finiscono per spezzare la sospensione dell’incredulità proprio nei momenti che dovrebbero essere più adrenalinici. Per un film che fonda gran parte della propria tensione sulla presenza del predatore, è un limite difficile da ignorare.
Il problema principale di Deep Water non è tanto ciò che racconta, quanto il modo in cui lo fa. Non basta inserire una minaccia spettacolare per creare suspense, così come non è sufficiente dedicare più tempo ai personaggi per renderli memorabili. Alla fine nessuno di loro riesce davvero a conquistare lo spettatore e anche le loro sorti finiscono per avere un impatto emotivo piuttosto limitato.
In un panorama ormai saturo di thriller di sopravvivenza e shark movie, il pubblico ha bisogno di opere capaci di rompere gli schemi, non semplicemente di riproporli. Deep Water sembra voler offrire qualcosa di diverso attraverso la costruzione iniziale dei suoi protagonisti, ma una volta entrato nel vivo si rifugia nelle convenzioni più prevedibili del genere.
Il risultato è un film che funziona a tratti, soprattutto nella spettacolare sequenza del disastro aereo, ma che nel complesso resta un’occasione mancata: tecnicamente discreto, narrativamente derivativo e incapace di lasciare quella sensazione di tensione o meraviglia che un buon shark movie dovrebbe sempre garantire. (Deep Water | Recensione del film a cura di Aurora Ferrara)
Trama: Deep Water, il film diretto da Renny Harlin, racconta la drammatica esperienza di un gruppo di passeggeri internazionali a bordo di un volo intercontinentale in viaggio da Los Angeles a Shanghai. Durante il tragitto, un grave guasto costringe l’aereo a un atterraggio di emergenza nel bel mezzo dell’oceano, trasformando la traversata in un terrificante incubo senza via di fuga. Lo schianto avviene in acque infestate da spaventosi squali affamati. I sopravvissuti, di nazionalità ed età diverse, restano intrappolati tra i rottami dell’aereo che lentamente affonda, isolati e lontani da qualsiasi possibilità di soccorso. Il panico si diffonde rapidamente, la tensione cresce e la sopravvivenza diventa una lotta contro il tempo e contro la paura…
Curiosità: Nato come sequel di Shark 3D, il progetto Deep Water è stato annunciato per la prima volta nel 2014 come seguito di Shark 3D (2012). Fu però accantonato perché la trama risultava troppo simile alla vera e tragica scomparsa del volo Malaysia Airlines 370 avvenuta in quel periodo. È stato poi riorganizzato nel 2023 come film a sé stante.

Deep Water | Recensione
Harlin per Deep Water ha preferito utilizzare stuntman reali ed effetti fisici invece della CGI per la distruzione dell’aereo e il salvataggio dei passeggeri. Per farlo, la produzione ha costruito intere sezioni reali di un velivolo, comprese versioni orizzontali, verticali e galleggianti per l’acqua.
Questa è la seconda volta che l’attore Aaron Eckhart interpreta il copilota di un aereo che si schianta, dopo aver ricoperto lo stesso ruolo in Sully.
Nonostante la storia sia ambientata nell’Oceano Pacifico, le riprese di Deep Water si sono svolte a fine 2023 tra i complessi set acquatici della Nuova Zelanda e le isole Canarie.

LA SCHEDA DEL FILM DEEP WATER (t.or. Deep Water)
Regista: Renny Harlin – Cast: Aaron Eckhart, Ben Kingsley, Angus Sampson, Ryan Bown, Kelly Gale, Jacqueline Lee Geurts, Madeleine West, Molly Belle Wright, Rosie Zhao, Richard Crouchley, Lakota Johnson, Michael Cardelle, John De Luca – Genere: Horror – Anno: 2026 – Paese: Spagna, Nuova Zelanda, USA – Sceneggiatura: Pete Bridges, Shayne Armstrong, S.P. Krause, Damien Power, John Kim – Fotografia: D.J. Stipsen – Durata: 1 h 46 min. – Distribuzione: Notorious Pictures – Data di uscita: 23 Luglio 2026 – Il sito ufficiale del film Deep Water di Renny Harlin
GUARDA IL TRAILER UFFICIALE DEL FILM DEEP WATER:

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