AMANTI PERDUTI di Marcel Carné (Ieri, Oggi e Domani)


Clicca per votare questo film!
[Voti: 5 Media: 4.6]

Una traduzione, quella italiana, che non rende giustizia al grande capolavoro firmato Marcel Carné, il cui titolo originale è Les enfants du paradis. Il film del 1945, firmato anche da Jacques Prévert che ne ha curato la sceneggiatura, è stato definito, in occasione dei César del 1971 come «Il miglior film nella storia del cinema sonoro francese», questo per rendere l’idea della grandezza e dell’ottima riuscita dell’opera.

AMANTI PERDUTI | Poster

AMANTI PERDUTI | Poster

Riassumere il film in breve è quasi impossibile perché il film di Carné è molto più che un semplice film o una semplice critica, ma è, invece, un mix di più elementi: è contemporaneamente una storia d’amore e un dramma sociale, ma anche uno spaccato di vita legato al teatro e al mondo esterno.

Amanti perduti è ambientato nella Parigi ottocentesca di Luigi Filippo e si concentra sulle vicende di un gruppo di persone sullo sfondo del Boulevard du Temple. Un luogo che all’epoca era sede di moltissimi teatri, ma anche una zona piuttosto malfamata, tanto da essere conosciuta con il nome di Boulevard du crime. Tra i due teatri principali ci sono il Funamboles e il Grand Théâtre, dove si esibiscono rispettivamente il mimo Jean-Baptiste Debureau e l’attore tragico Frederic Lemaître. A unirli è Garance, attrice della quale sono entrambi innamorati, ma che è contesa anche dal bandito Lacenaire e dal conte di Montray.

Il film, al contrario di quanto possa sembrare, non è, come detto, solo una storia d’amore, ma qualcosa di più. Si tratta di qualcosa che lega alle vicende dei protagonisti le immagini della vita sul palcoscenico, per cui il quadro si arricchisce di diverse figure, tra cui clown, artisti di strada, piccoli criminali e anche un vecchio barbone che, nelle intenzioni di Prévert, doveva rappresentare il destino.

E forse è proprio il destino una delle chiavi con le quali leggere il film che, oltre a parlare ai protagonisti della storia, racconta un po’ anche le vicissitudini degli autori, dal momento che ci sono state una serie di interruzioni e problematiche per Carné e Prévert nel buttare giù la storia.

Come detto, il titolo originale, Les Enfants du paradis, è stato poi tradotto con un’altra accezione. Letteralmente I ragazzi del paradiso fa riferimento a un’espressione che significa “quelli del loggione”, proprio a richiamare la centralità del teatro e dello spettacolo. In origine il titolo avrebbe dovuto essere addirittura Funambules, a indicare quindi non gli spettatori, ma gli artisti.

Sicuramente l’intento di Carné (e di Prévert) era quello di riuscire a mescolare più tematiche e più aspetti della vita, non solo parigina, dell’epoca per far riflettere su qualcosa che va oltre il teatro e lo spettacolo. E, intrecciando queste storie, tra attori, (presunte) storie d’amore e spettacolo in senso lato, ci sono sicuramente riusciti. Le due penne sono riuscite a creare una dimensione interessante che non perde il contatto con la realtà circostante, questo anche nonostante le numerose presenze sullo schermo.

In questo senso hanno sicuramente contribuito a rendere Amanti perduti un capolavoro del cinema i personaggi e i dialoghi. Prévert è riuscito, con la maestria che lo contraddistingue, a creare dei dialoghi densi di poesia che, se da una parte possono apparire a tratti stucchevoli, sono in realtà anche impregnati di motti e frasi sapienti.

Per quanto riguarda, invece, i personaggi il film di Carné è senza dubbio intriso di figure iconiche, dal mimo alieno alla donna letale. Il tutto unito da un tratto comune: il fatto che ognuno sia sul punto di proporre un dilemma morale e una riflessione sulla realtà e la società che ci circonda.

Amanti perduti è il terzo titolo, insieme a Alba tragica e Il porto delle nebbie, che segna il sodalizio tra Carné e Prévert, due nomi e due penne che si esaltano a vicenda. Continuamente in bilico (o in equilibrio) tra realtà e finzione, tra cita reale e spettacolo, i due autori riescono a raccontare

AMANTI PERDUTI | Recensione
Una scena del film Amanti Perduti di Marcel CarnèRecensione

perfettamente spaccati di vita vissuta, facendo riflettere su contrasti sempre all’ordine del giorno, come quello tra passione e destino, che ben si condensa all’interno di Amanti perduti.

Oltre che a livello tematico, il film è poi un vero e proprio gioiello dal punto di vista tecnico con un’attenta e precisa ricostruzione d’epoca e una connessione perfetta tra immagini e parole che le rendono ancora oggi un film immortale. Nonostante il bianco e nero le immagini sono talmente potenti da creare quasi una magia rendendo il film di Carné quasi come una poesia (merito anche della penna di Prévert che, anche se sullo schermo, riesce a rendere i dialoghi dei veri e propri versi). E tutto questo nonostante anche il minutaggio. Il film ha una durata di poco più di tre ore che, però, scorrono velocemente con una messa in scena e un montaggio in grado di non annoiare e cogliere i momenti salienti, mettendoli sempre al centro senza distrazioni. Da sottolineare, quindi, la potenza di un’opera di questo calibro che in Italia, dopo alcune vicissitudini, è arrivata “tagliata” e con una durata complessiva di circa un’ora e mezza. Tagli che, purtroppo, non rendono giustizia all’opera di Carné da vedere e rivedere integralmente nella sua versione originale. Lo era IERI, lo è OGGI e lo sarà DOMANI. (Analisi critica del film Amanti Perduti di Marcel Carnè a cura di Veronica Ranocchi)

Lascia un Commento