Nei giorni scorsi, nell’ambito del ViaEmili@DocFest, è stata annunciata la XVI edizione de “L’Italia che non si vede”, la rassegna itinerante promossa da Arci e Ucca che racconta il Paese reale, i suoi problemi, il suo disagio, nel duplice senso che non teme di approfondire argomenti scomodi o comunque rimossi dai media e nel contempo cerca di avvicinare il pubblico a documentari “invisibili” perché falcidiati dalla censura di mercato.
Lo scopo principale della rassegna è quello di portare, attraverso la rete dei cineclub UCCA, le opere più fragili, quelle meno attrezzate per competere sul mercato, “in profondità”, cioè nelle aree meno servite dall’esercizio, tanto più in un frangente in cui la forzata chiusura di centinaia di sale cinematografiche e la contemporanea ipertrofica offerta audiovisiva ha reso per molti titoli “L’Italia che non si vede” l’unico veicolo di visibilità e di visione condivisa.
La presenza dei cinecircoli UCCA disseminati nell’intero territorio nazionale, in provincia così come nei piccoli centri, si sta rivelando una risorsa ideale proprio per ospitare quelle piccole produzioni che trovano spazio tra mille difficoltà.
Il 2025 ha evidenziato, nel giovane cinema italiano, un notevole fermento e segnali tangibili di un salutare ricambio generazionale, tornando a confrontarsi con i grandi temi sociali che attraversano il Paese.
Ed è proprio da questi piccoli, straordinari film che è composta un’edizione di alto profilo de L’Italia che non si vede, che ospita opere invitate ai principali festival internazionali, da Venezia a Locarno, dal Sundance alla Berlinale, da Roma al Festival dei Popoli, da Taormina al Biografilm, oltre al vincitore del Rotterdam Film Festival e del David di Donatello quale Miglior Doc.
Le tematiche affrontate hanno la caratteristica dell’urgenza e della necessità, figlie dell’attuale temperie sociale e culturale: l’orrore della guerra (“Lirica ucraina”), la violenza di genere (“Nonostante le cicatrici”), i naufragi al largo di Lampedusa (“L’ultima isola”), l’emarginazione e la salute mentale (“San Damiano”), la lotta per il riconoscimento dei diritti civili (“Quir”, “GEN_”), l’alienazione provocata dal lavoro (“Luce”), il rapporto con le proprie radici (“Cumpartia”), l’elaborazione del lutto in un contesto sociale tossico (“Nottefonda”).
A completare la selezione vanno segnalati anche “Elvira Notari – Oltre il silenzio”, “Diciannove”, “Fiume o morte!” e “Canone effimero”.
Film che non hanno trovato il loro pubblico, talvolta per i controversi temi affrontati, ma coraggiosi e importanti.
Una novità di rilievo di questa 15^ edizione è stata la volontà di recuperare alcuni titoli europei “svisti”, quali il norvegese “La canzone della terra”, prodotto da Wim Wenders e Liv Ullmann e l’estone “Smoke Sauna – I segreti della sorellanza”, vincitore degli EFA – European Film Awards.
E infine di proseguire la promozione “in profondità” del documentario premio Oscar “No Other Land”.
Infine, ulteriore raccomandazione ai nostri cineclub, quella di affiancare alla proiezione di ogni film quella di un cortometraggio, rinverdendo una tradizione purtroppo disattesa dall’esercizio da troppi anni. I corti proposti sono, tra l’altro, i vincitori delle prime 8 edizioni del prestigioso “Premio Zavattini”, in collaborazione con Fondazione AAMOD – Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico.
Le principali distribuzioni con cui sono stati siglati gli accordi sono state Istituto Luce Cinecittà, Fandango, Wanted Cinema e Barz and Hippo.
La rassegna è promossa con un teaser editato dal giovane filmmaker Jacopo Babuscio.
La rassegna itinerante è curata da UCCA – Unione Circoli Cinematografici Arci, con la collaborazione di ARCI, AAMOD, e il sostegno di MiC – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo.
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