La recensione del film Tesnota

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TESNOTA - RECENSIONE

Tesnota recensione
Recensione

di R. Gaudiano
[Tesnota recensione] - Caucaso del nord, 1998, Nalchik, una cittadina in terra russa, dove una comunitÓ ebraica convive con i cobardi, popolazione caucasica, che si distingue per lingua e valori propri . Non tanto lontano dalla cittadina, sono palpabili gli echi di una Cecenia massacrata dalle fiamme e dall'odio etnico. Ilana ha 24 anni e vive con la famiglia a Nalchik. Suo padre ha un garage e la ragazza si diverte ad aiutarlo a riparare macchine. Ilana ha un fratello, David, con il quale ha un buon rapporto, mentre Ŕ sempre in scontro aperto con sua madre, persona rigida e taciturna. David decide di prendere moglie ed una sera le famiglie dei rispettivi giovani promessi sposi si riuniscono per festeggiare l'evento. Ma, quella stessa notte, la serenitÓ delle famiglie viene sconvolta dal rapimento di David e della sua ragazza per i quali viene avanzata la richiesta di un riscatto. Opera prima del ventisettenne e promettente regista russo Kantemir Balagov, "Tesnota" Ŕ un nudo e crudo affresco di uno spazio di terra dove cabardini ed ebrei restano fedeli alla propria identitÓ etnica, quasi caratterizzandosi come vere e proprie trib¨. Il rapimento di David e della sua ragazza Ŕ l'elemento scatenante di una condizione comunitaria chiusa, che affonda le sue radici su stretti legami di parentela, in cui conta in modo esasperato la discendenza etnica. Balagov focalizza l'esasperazione di una condizione comunitaria chiusa e ipocrita, nel volto di Ilana (la bravissima Darya Zhovner), ragazza aspra e nello stesso tempo carica di dolcezza, che deve patteggiare le assurde regole della trib¨, in cui religione e valori arcaici dettano leggi che lei stessa rifiuta perchÚ si sente irrimediabilmente costretta. Ed Ŕ proprio sul concetto di costrizione che il giovane cineasta, allievo di Sokurov, costruisce un'avvincente narrazione fatta soprattutto di sguardi, di silenzi indagatori e fa della soggettiva una figura di denuncia disperata, di profonditÓ spirituale, riproducendo in modo straordinariamente violento la negazione di una libertÓ di essere. Inquadrature lunghe, ma sapientemente strette, per rendere materiale la costrizione di Ilana, mentre la mdp lavora sulla divisione tra parola ed immagine, che spesso si staccano una dall'altra per meglio emergere ciascuna nella propria autonomia. La cinepresa di Balagov predilige i dettagli nei volti, nei corpi presi di spalle, nei frammenti d'azione, in cui un gesto o una sola parola sostituiscono lunghi esasperanti ed inutili discorsi. "Tesnota" coglie l'immagine di un contesto sociale scomposto dall'odio etnico, che si insinua all'interno di gruppi famigliari, costretti in sentimenti che si contraddicono negli stessi valori di convivenza comunitaria. La forza comunicativa di "Tesnota" Ŕ nell'inquadratura, che gioca in angolazioni di ripresa, una dialettica dell'immagine espressa sulla distanza, come nella bellissima scena di sesso tra Ilana ed il suo ragazzo, scelta disperata della stessa protagonista. Balagov sintetizza un dramma di esistenze attraverso una storia di conflitto famigliare, in cui sono proprio i momenti di forte tensione che lasciano emergere tenaci chiusure culturali interne. Intanto il monito Ŕ anche verso rigurgiti di odio e di intolleranza che pervadono la nostra societÓ contemporanea, purtroppo situazioni planetarie in continua escalation. (La recensione del film "Tesnota" è di Rosalinda Gaudiano)
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