Poche sono le verità sulle quali, da esseri umani, possiamo fare affidamento. Che la vita sia un cammino tortuoso, scosceso, in discesa o in salita, è una di queste. Jasmila Zbanic scrive e dirige un film che si fa espressione diretta di questa verità cardine. "Na putu" che in bosniaco vuol dire "essere in cammino verso una meta" è il secondo film che la vede alla regia.
Musica assordante, inizio turbolento e carrellata di immagini e situazioni che in pochi minuti passano in rassegna una storia d'amore fra le tante, di una coppia innamorata priva e spoglia di ogni sorta di stereotipi, ai quali il cinema ci ha più volte abituati. L'amore tra Luna e Amar è reale, è quello che scorre tra le vie, le case, gli isolati di una città, in una qualsiasi parte del mondo. Quello che i nostri occhi conoscono e hanno vissuto, l'amore imperfetto che appartiene a tutti, fatto di alti e bassi.
Luna e Amar si amano e fanno del loro meglio per superare tutti gli ostacoli che si trovano davanti. Amar è un uomo che ha fatto del bere il suo vizio deleterio; viene sospeso sei mesi dal suo posto di lavoro perché scovato mentre beveva in servizio. Luna cerca di venire incontro al compagno pregandolo di seguire una terapia di gruppo che l'avrebbe aiutato a curare la sua dipendenza, ma il suo rifiuto porta in lei maggiore sconforto, che da lì a poco viene investita da un secondo dispiacere, la presunta infertilità di Amar che porterà i due alla scelta dell'inseminazione artificiale.
Amar nel frattempo rincontra Bahrja, un vecchio amico dei tempi della leva militare, che dopo l'esperienza della guerra è diventato seguace della dottrina wahhabita e mussulmano ortodosso. Amar accetta la sua proposta di lavoro come insegnante di informatica presso il villaggio wahhabita dove Bahrja abita con la moglie e i confratelli. Da qui in poi il rapporto della coppia Amar-Luna inizia a mutare, lentamente. Luna nota dei forti cambiamenti in Amar, che pian piano si addentra, in punta di piedi, nel mondo mussulmano, fatto di precise regole e rinunce e di scrupolose osservanze.
I due giovani iniziano a guardare verso direzioni differenti. Amar cambia, e vuole che anche Luna cambi con lui e soprattutto per lui. E' forse questa presunzione che egli assume a mettere in crisi la coppia. Na putu racconta del cammino di due vite, che prima arrancano su una stessa strada, ma sempre insieme, e che nel farlo si trovano davanti ad un bivio. Visto che si può andare solo avanti, vanno fatte delle scelte e bisogna farlo insieme. C'è da chiedersi a questo punto quanto sia giusto far cambiare una persona in segno dell'amore che li lega. In particolare nel film entra in gioco la difficoltà della scelta religiosa, soprattutto di una religione come quella mussulmana estremamente rigida. Ma poteva trattarsi di una qualsiasi altra difficoltà esterna, scagliata su due persone diverse che reagiscono necessariamente in modo diverso, e non sarebbe cambiato nulla. Luna inizia ad interrogarsi su quanto possa essere forte il sentimento per Amar e di quanta forza necessita per non separarsi. Tutti questi dubbi che la assillano, assillano anche noi, fermi lì immobili su una sedia, con la mente che viaggia. Come ci saremo comportati al suo posto? Basta un sentimento intenso come l'amore a sorreggere, tutto da solo, una situazione in bilico? Jasmila Zbanic mette in scena un cast formidabile, e con la macchina da presa ne scruta ogni espressione e movimento: è soprattutto con la movenza del corpo che vuole raccontarci questa storia; un corpo che è veicolo della passione, dello sconforto, del disagio e di tutta quella carrellata di emozioni e sentimenti che ci tengono in vita. La fine del film quando arriva, lo fa inaspettatamente, come l'inizio turbolento. Lì per lì lascia un senso di smarrimento, ma non ci vuole molto per arrivare ad una riflessione importante (su quanto il nostro io non debba mai essere oscurato da un noi) e a capire che fare delle scelte è sempre necessario, e non bisogna avere paura del dopo, ma essere certi del presente.
(La recensione del film "
Il Sentiero" è di
Federica Rinaldi)
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