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MAGIC MIKE - RECENSIONE
Magic Mike recensione
Recensione

Magic Mike recensione
[Magic Mike recensione] - La mercificazione del corpo pare abbia ormai raggiunto una vera e propria dimensione escatologica. Steven Soderbergh nel dirigere "Magic Mike", sceneggiato da Reid Carolin, dimostra di credere in questa dimensione. Una storia tutta al maschile, in cui il personaggio di Magic Mike (Channing Tatum) Ŕ un aitante ragazzone, tutto muscoli, con un corpo scultoreo, che di giorno fa l'imprenditore, ma di notte Ŕ l'attrazione principale del Club Xquisite, dove balla e si spoglia davanti ad un pubblico femminile fuori di testa. Mike piace alle donne e le donne spendono e spandono fior di soldoni, che Mike accumula con dovizia. L'incontro con il 19enne Adam (Alex Pettyfer) gli suggerisce l'idea di iniziare anche il giovane al mondo dello spogliarello. Ci˛ gli rende nemica la sorella di Adam, Brooke (Cody Horn), che percepisce il lato oscuro dell'affare in cui il fratello sarÓ solo una pedina di uno scambio commerciale che affianca l' imperante dittatura del consumo. Channing Tatum Ŕ stato veramente uno spogliarellista. L'idea originale di "Magic Mike" Ŕ partita proprio da lui e si Ŕ poi consolidata in un progetto cinematografico con il regista Steven Soderbergh. Il taglio molto crudo della pellicola Ŕ dato da una sceneggiatura che riesce a caratterizzare il mondo della mercificazione del corpo senza sconti e senza dare giudizi morali di alcuna tipo. "Magic Mike" racconta le scelte individuali, caratterizza la pienezza delle gioie del consumo, identificandole con la pienezza della vita. La dittatura del consumo dilaga a macchia d'olio, segue la globalizzazione, investe le singole culture, cambiando la linea ed il livello di aspirazioni e scelte da una parte e dall'altra alimentando il livello di frustrazioni e solitudini, prede facili di malavitosi, false pedine di prospettive irraggiungibili. Un'analisi, dunque, di una societÓ che veste la realtÓ, la camuffa, la illumina e la rende fantastica, goduriosa con una rappresentazione da urlo condiviso, in cui il sesso, anche se simulato Ŕ il cardine del nichilismo pi¨ menzognero. In sintesi, questo Ŕ il messaggio forte che il film riesce molto bene a mediare. Il personaggio di Dallas (Matthew McConaughey) Ŕ la caratterizzazione perfettamente riuscita del manager senza scrupoli, personificazione della dittatura del consumo attraverso la mercificazione del corpo. Asciutto eppur plateale, Soderbergh ancora una volta convince amalgamando senza sbavature un ottimo cast che riesce a dare il meglio di se per un film che non Ŕ solo un prodotto, ma anche un interessante messaggio di riflessione. (La recensione del film "Magic Mike" è di Rosalinda Gaudiano)
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