La recensione del film La veritÓ sta in cielo

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LA VERITA' STA IN CIELO - RECENSIONE

La veritÓ sta in cielo recensione
Recensione

di Mirko Nottoli
[La veritÓ sta in cielo recensione] - Misteri italiani. Tra i tanti che contraddistinguono la nostra Repubblica quello sulla scomparsa di Emanuela Orlandi occupa senza dubbio un posto di rilievo. Il manifesto con la foto della ragazza, sorridente con la fascia sulla fronte tra i lunghi capelli scuri, ha segnato un'epoca, si Ŕ impresso nella memoria di tutti quelli hanno seguito la vicenda davanti ai televisori, riemerge con prepotenza perfino tra i ricordi d'infanzia di chi allora non era che un bambino. Alla stregua dell'immagine di Alfredino Rampi o quella di Falcone e Borsellino. Un mistero irrisolto che il film di Faenza cerca di ricostruire senza la pretesa di svelarlo, come dichiara del resto fin dal titolo, La veritÓ sta in cielo, ripercorrendo i fatti di cronaca, spulciando testimonianze e dichiarazioni, mescolando realtÓ e finzione, presente e passato nel tentativo di riannodare i fili che da quel 1983 conducono fino ai giorni nostri e ai recenti casi di Mafia Capitale. Personaggio chiave quell'Enrico de Pedis, interpretato qui da Riccardo Scamarcio, che dalla Banda della Magliana in poi, Ŕ stato uno dei protagonisti assoluti di un trentennio di storia italiana e se tra i protagonisti della storia italiana deve esserci uno come Renatino De Pedis allora forse Ŕ davvero il caso di chiederci in che razza di paese viviamo. In La veritÓ sta in cielo, Faenza non vuole fornire risposte, non sostiene tesi precostituite, si limita ad insinuare un traffico losco, dagli obiettivi fumosi, a cui concorrono, in egual misura, politica, malavita, chiesa, banche, i servizi segreti, il Vaticano (Emanuela Orlandi era cittadina vaticana), lo Ior, tutti indissolubilmente connessi uno all'altro. Un materiale talmente infiammabile da bastare a se stesso. Faenza tenta di accendere la miccia ricorrendo ad un intreccio che forse nelle intenzioni avrebbe dovuto essere originale (non un racconto cronologico ma un' indagine a ritroso che si serve di pi¨ voci) ma che di fatto finisce per tramutarsi in una sequela di "spiegoni" di un quarto d'ora ciascuno, con l'intento appunto di narrare i fatti, camuffati da dialoghi che non riescono per˛ a nascondere la propria didascalica affettazione, tra una giornalista che riporta al suo direttore ci˛ che gli racconta un'altra giornalista che interroga una testimone che forse dice la veritÓ o forse Ŕ solo una tossica che si inventa una mare di fregnacce (nello specifico Sabrina Minardi, ex amante di De Pedis, interpretata da una Greta Scarano truccata in modo indegno), messi in bocca ad una serie di personaggi bidimensionali in quanto puramente strumentali, tra cui spiccano Shel Shapiro che Ŕ inglese e fa il caporedattore a Londra, ha l'ufficio con vista sul grattacielo di Norman Foster, parla molto inglese e, a proposito dell'Italia, cita Machiavelli, o le due giornaliste di cui sopra che si recano (apposta!) in un quartiere periferico romano e lý, davanti ad un condominio, con lo sguardo in aria, si chiedono se il corpo di Emanuela Orlandi giaccia impastato col cemento di una di quelle fondamenta. Famiglia Cristiana ha criticato La veritÓ sta in cielo per le allusioni ad un coinvolgimento diretto da parte del Vaticano. Ricordiamo che De Pedis, su sua richiesta, fu sepolto a Roma, nella Basilica di Sant'Apollinare. (La recensione del film "La veritÓ sta in cielo" è di Mirko Nottoli)
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