La recensione del film La Testimonianza

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LA TESTIMONIANZA - RECENSIONE

La Testimonianza recensione
Recensione

di R. Gaudiano
[La Testimonianza recensione] - Presentato alla 74a Mostra Internazionale d'arte Cinematografica di Venezia nella sezione Orizzonti, "La testimonianza" è il primo lungometraggio del regista israeliano Amichai Greenberg, vincitore del primo premio ad Haifa. Film coraggioso ed onesto, "La testimonianza" prospetta attraverso Yoel (Ori Pfeffer), ricercatore ebreo ortodosso studioso della Shoah, la battaglia legale che questo studioso intraprende contro una importante famiglia di industriali in Austria. La questione riguarda un brutale massacro di ebrei che ebbe luogo alla fine del secondo conflitto mondiale nel villaggio di Lendsdorf. Proprio in quel luogo è in atto un progetto di costruzione di un complesso immobiliare. Yoel sospetta che ci sia l'intenzione di cementare definitivamente il luogo dove all'epoca sono stati trucidati 200 ebrei, per occultare qualsiasi prova. Per fermare il progetto servono prove concrete e Yoel, per procurarle, comincia ad esaminare documenti secretati di sopravvissuti alla Shoah. Durante le ricerche viene in possesso di una testimonianza–video che ritrae sua madre in una confessione scioccante che letteralmente disarma Yoel. Tra negazionismo, speculazione e silenzio, Greenberg racconta con estremo realismo il momento delicato e destabilizzante della discrasia identitaria che inesorabile assale Yoel, uomo integralista, rigido e rigoroso nella sua educazione di ebreo del Talmud, padre altrettanto attento nell'impartire a suo figlio i valori della cultura ebraica. E' il ventre della madre ebrea che genera figli ebrei. E nonostante Yoel sia ebreo a tutti gli effetti per educazione ed appartiene da sempre alla comunità ebraica del luogo in cui vive, percepisce emozionalmente una rottura identitaria nella sua persona quando viene a conoscenza che sua madre non è di sangue ebreo. Greenberg a questo punto spiazza lo spettatore e lo mette davanti al dilemma delle scelte di Yoel, che tagliati i peyot, i riccioli laterali, privato il capo del kippah, taglia il legame ortodosso con quel Dio ebraico, ma tiene duro sulla ricerca della verità del brutale massacro. Il film tratta le due polarità: da un lato far luce sul legame tra massacro e memoria storica e dall'altro svincolare questo legame dall'essere ebreo per discendenza sanguigna e affidarlo unicamente alla responsabilità di persona, alle cause, alla storia e ai fatti, per dare voce giusta a chi ha subito il massacro. In tutta la sua durezza, "La testimonianza" comunica un bisogno vitale d'appartenenza ad una cultura, ad un territorio, nella difesa ad oltranza della memoria storica. Con uno stile a tratti documentaristico, Greenberg usa l'atteggiamento osservativo con la peculiare capacità di offrire ai soggetti ripresi l'inquadratura come un luogo in cui esprimersi e autorappresentarsi. Originale ed interessante, questo primo lungometraggio del regista israeliano, apre con lucidità e naturalezza al dibattito tra identità soggettiva per appartenenza culturale ed identità per discendenza sanguigna e su quale delle due abbia veramente valenza nel sentirsi parte integrante di un gruppo sociale. (La recensione del film "La Testimonianza" è di Rosalinda Gaudiano)
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