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LA FRODE - RECENSIONE
La Frode recensione
Recensione

La Frode recensione
[La Frode recensione] - Il problema, quando la societÓ americana tenta l'autocritica, Ŕ che finisce (quasi) sempre per incensarsi. Anche quando si sputa addosso, anche mentre denigra il proprio arrivismo e la fallacitÓ dei propri miti finanziari, anche all'apice del degrado dei suoi protagonisti-feticci, riesce a instillare il dubbio che la latitanza delle coscienze sia, in fondo, una cosa abbastanza cool. Presa di posizione confermata da Arbitrage, thriller discreto firmato dall'esordiente Nicholas Jarecki, in cui assistiamo alla parabola in picchiata del magnate dell'hedge fund Robert Miller, facciata intonsa e anima nera, che un sanguinoso incidente costringe a venire a patti con una vita infarcita di menzogne. Arbitrage Ŕ la conferma che una buona trama, svolta secondo i canoni della migliore scuola hollywoodiana, con attori dal giusto calibro e (per una volta, nel caso di Richard Gere-Miller) con la giusta dose di monoespressivitÓ che la parte richiede, pu˛ funzionare senza troppi sforzi. L'azione c'Ŕ, la tensione scorre bene lungo gli snodi principali, la scelta di New York come location soddisfa gli analisti della crisi, che la considerano l'epicentro delle disgrazie finanziarie degli States nell'ultimo decennio e il cast si accontenta di figurare qui e lÓ con la sola risonanza dei propri nomi (leggi soprattutto Susan Sarandon, relegata a pochi camei e Tim Roth, che non ispessisce pi¨ di tanto il suo detective Bryer). Arbitrage vorrebbe raccontare, con toni di velata denuncia, la pericolosa inclinazione all'illegalitÓ mascherata dal successo economico e personale che Ŕ da sempre un cardine della cultura affaristica dei bianchi americani. Ma la polemica, inserita in un tourbillon poliziesco di buon profilo, svolto guardando pi¨ alla confezione che alla sostanza, smarrisce il suo mordente, si sbriciola nel climax della tensione, si riduce a un esile sedimento sul fondo dell'azione, ben al di sotto del fascino plastificato di Richard Gere e della bellezza tentatrice di Laetitia Casta. Per chi vuole ammirare, ancora una volta, la perizia degli art director infatuati di omicidi e inseguimenti, Arbitrage Ŕ il riempitivo ideale di una serata. Per chi cerca una critica onesta e non banale, si prega di rivolgersi altrove. (La recensione del film "La Frode" è di Elisa Lorenzini)
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