La recensione del film La febbre dell'oro di Charlie Chaplin

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Trama

LA FEBBRE DELL'ORO di Charlie Chaplin

La febbre dell'oro Recensione
Nel 1898 si scatena nel Klondyke la febbre dell'oro. Il cercatore Charlot, inseguito da un orso, si rifugia in una capanna dove trova un altro cercatore, Big Jim che ha perso la memoria. I due sono talmente affamati che arrivano al punto di bollire delle vecchie scarpe. Poco dopo uscito dalla capanna, entra nel saloon ed incontra Ge˛rgia., di cui si innamora. Questa, per divertimento, acconsente a farsi cor teggiare. Lui l'invita a cena per la sera di Natale, aspettandola a lungo e inutilmente. Intanto Big jim ritrova la memoria e ricorda l'ubicazione di una grande miniera d'oro, vicino al precipizio di un burrone. I due amici, diventati ricchi, partono con un piroscafo verso il Sud. Sulla nave Charlot ritrova Ge˛rgia che accetterÓ il suo amore.
Idea Centrale
Un capolavoro immortale in un perfetto equilibrio fra umorismo e poesia dove Chaplin accentua la componente di solitudine del suo personaggio e compie una rivisitazione tenera e disincantata del mito americano della frontiera.
Analisi
Tragedia e comicitÓ si compenetrano con un senso di grandezza che rasenta la tragedia greca. La storia dei cercatori d'oro Ŕ il pretesto e l'occasione per un'analisi accurata dei caratteri di alcuni personaggi e di situazioni sociali e comportamentali. Su tutto domina il mito e il trionfo del denaro e della ricchezza, mito americano e personale di Chaplin.
Note e curiositÓ
Il film Ŕ un condensato di trovate comiche divenute famose: oltre al pasto degli stivali, la danza dei panini infilati nelle forchette, Big Jim che, per la fame, vede Charlot come una gallina e la baracca in bilico sullo strapiombo. (da "201 film capolavoro secondo la critica" di Gaetano Sandri)


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