Gli Uccelli di Alfred Hitchcock

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IERI OGGI E...

GLI UCCELLI di Alfred Hitchcock

Gli Uccelli Recensione

di Eleonora Degrassi
Scopo di questa rubrica è analizzare i grandi film del '900 e quindi di IERI. Contestualizzarli ad OGGI per comprendere se la prova del TEMPO li ha resi ETERNI o superati. Verranno prese in considerazione solo opere che all'epoca vennero reputate CAPOLAVORI per sviscerare, analizzandone il contenuto e la forma, gli aspetti che li hanno resi tali da essere circoscritti al loro TEMPO per ovvi motivi sociali, o ETERNI, anche OGGI e DOMANI.
Sgomento, paura e terrore: questo è ciò che lo spettatore prova durante la visione de Gli Uccelli (1963), film del Maestro del Brivido Alfred Hitchcock, presentato al 16° Festival di Cannes. La vicenda è quella del celebre attacco da parte di volatili a Bodega Bay, ispirata all'omonimo romanzo di Daphne Du Maurier, di cui mantiene l'idea centrale. Solo il 18 agosto 1961 però, dopo aver letto sul quotidiano The Sentinel di un'invasione di uccelli marini sulla costa, il cineasta decide di realizzare il film, aiutato da Evan Hunter che lavorerà alla sceneggiatura, creando i personaggi ex-novo. Prenderanno così forma Melanie Daniels - interpretata dalla bella Tippi Hedren, alla sua prima apparizione, attrice che impersonerà la tormentata Marnie (1964), la famiglia Brenner, con Mitchell "Mitch" (Rod Taylor), la madre Lydia (Jessica Tandy) e la piccola Cathy (Veronica Cartwright), e Annie Hayworth (Suzanne Pleshette), maestra della scuola e amica dell'uomo. Hitchcock confeziona un gioiello entrato oramai nell'immaginario collettivo, alcune sue scene sono "feticcio" per cineasti, un'opera a dir poco "rivoluzionaria" – l'utilizzo della colonna sonora, fatta solo di rumori (tranne l'accenno del Première Arabesque di Claude Debussy e la canzoncina dei bambini a scuola) o gli effetti speciali per gli uccelli utilizzando il disneyano "Sodium Vapor Process" - che non può lasciare indifferenti. The Birds unisce amore, questioni familiari e terrore, trovando un equilibrio eccezionale, donando una tensione che non lascia in pace. Sembra non succedere nulla, a causa della malata e ansiogena coazione a ripetere, eppure succede tutto: attacco dopo attacco, incontro dopo incontro, la situazione si fa sempre più complicata. Il battito d'ali, i versi degli uccelli sono volti a creare un'atmosfera allucinata e allucinante, e la nostra tensione cresce insieme a quella dei personaggi. L'invasione dei volatili viene metaforizzata e varie sono le chiavi di lettura: mostra l'alterzione dell'universo a causa della rottura dell'ordine prestabilito (interpretazione cosmologica), racconta una parabola in cui si "crocifigge" l'uomo attraverso la Punizione Divina (interpretazione religiosa), insinua il pericolo atomico, ricordando i bombardamenti del conflitto mondiale (interpretazione politico-storica), analizza la famiglia con tutte le sue luci e le sue ombre (interpretazione psicologico-familiare; madre ingombrante, figlio non pienamente cresciuto), indaga la psiche, facendo emergere tutti i desideri repressi (interpretazione psicanalitica, il cui massimo esponente è Slavoj Žižek). L'autore con le immagini violente e perturbanti, per usare una nozione freudiana, degli uccelli che violentano (Melanie, rifugiata/intrappolata assieme ai Brenner nella loro casa, viene attaccata dai volatili tanto da sembrare uno stupro), sviliscono, "consumano" il corpo, rappresenta l'incertezza del vivere, distruggendo l'uomo sotto la "pioggia battente" di paure, timori, ossessioni, desideri. La visione della devastazione è presente in tutto il film, fin dai titoli di testa, le cui parole sono smangiate dai volatili, passando per i vetri frantumati, la pelle delle vittime, lacerata dal becco degli animali, per arrivare alla sequenza finale in cui Melanie, spettinata, bendata, spaventata e bisognosa di cure, è immagine contraria, e quindi frantumata, della ricca donna di città dell'inizio. Hitchcock non dà risposte definitive nel suo dramma tutto umano, che inizia come una commedia per poi finire come un'apocalisse: i volti da sereni e distesi, si fanno tesi, spaventati e atterriti, contorcendosi nel sangue e nella paura; tornano in mente l'urlo silenzioso di Lydia - così simile a L'Urlo di Munch e a quello della brechtiana "Madre coraggio" -, dopo aver trovato il corpo morto dell'agricoltore, e gli occhi vuoti di Melanie. Definito da Truffaut "una costruzione intellettuale, una fantasia", da Noël Simsolo una "meditazione sul cosmo" e dal nostro Federico Fellini "un poema lirico tragico", The Birds è ancora oggi una tesa, terrorifica e terrorizzata elegia che perlustra le paure più recondite e nascoste, l'abbandono (gli uccelli attaccano proprio dopo che un personaggio si è sentito abbandonato), la solitudine e il timore dell'altro e quel senso di incomunicabilità che travolge e scuote l'Uomo moderno. Un capolavoro cupo e intimista. Lo era IERI, lo è OGGI e lo sarà DOMANI.


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