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Al via in Russia il 28/o festival del cinema NICE

 

(ANSA) - MOSCA, 7 APR - A Mosca, come ogni anno, sbarca il festival cinematografico N.I.C.E. - New Italian Cinema Events - giunto ormai alla 28/a edizione. Che si svolgerà dal 7 all'11 aprile (al Cinema Oktyabr e alla galleria Tretyakov), mentre dal 13-19 aprile si sposterà a Novosibirsk (al Cinema Pobeda). In ottobre sarà poi la volta di San Pietroburgo (al Cinema Rodina), in data ancora da definire. "Di anno in anno ho visto il festival NICE crescere e portare in Russia linguaggi nuovi che rappresentano in maniera chiara, e forse più verace, l'Italia contemporanea", ha commentato nel corso della conferenza stampa di presentazione il primo consigliere per gli Affari Culturali presso l'Ambasciata d'Italia in Russia Walter Ferrara. "A Mosca - aggiunge - la manifestazione è davvero molto attesa". Il programma, come sempre, è ricco. "Magari", di Ginevra Elkann, è il film scelto per l'apertura, alla quale parteciperà, oltre all'ambasciatore Pasquale Terracciano, la regista e poetessa Tatiana Daniliyants. Poi si proseguirà, tra gli altri, con il thriller psicologico "Anja - Real love girl" di Paolo Martini e Pablo Benedetti; "Ammore e Malavita - Love and Bullets" dei Manetti Bros; la trilogia "Trascendenze" di Egidio Carbone Lucifero; il film drammatico "Fortezza" di Ludovica Andò ed Emiliano Aiello. (ANSA).



Seyfried, un sogno diventare diva dell'epoca d'oro di Hollywood

 

(ANSA) - Per Amanda Seyfried, attrice che ama variare tra i generi e alternare ruoli da brava ragazza con personaggi più disturbanti, dare volto in Mank di David Fincher a Marion Davies, stella dell'epoca d'oro di Hollywood, "è stato un sogno. Mai avrei pensato di poter avere questa possibilità. Anche considerando che sono cresciuta tra i film muti e in bianco e nero. Mio padre è un vero cinefilo e ha ancora oggi il seminterrato pieno di pellicole e proiettori". Lo racconta l'attrice nell'incontro in streaming organizzato dall'American Cinemateque, dedicato al film che ripercorre la genesi di Quarto potere dalla prospettiva di Herman J. Mankiewicz (interpretato da Gary Oldman), lo sceneggiatore (con o senza il contributo, anche in scrittura, del regista Orson Welles, è il nodo al centro della trama) di un caposaldo della storia del cinema. Un omaggio di Fincher al padre Jack (morto nel 2003), autore dello script di Mank, che arriva agli Oscar con 10 candidature, compresa quella per Amanda Seyfried (qui alla prima nomination), data come favorita nella cinquina delle attrici non protagoniste. "Appena David mi ha parlato del progetto ho capito che sarebbe stato un capolavoro. E' stato un onore guardarlo all'opera e contribuire a un film girato nello stile di quelli realizzati in quegli anni" spiega l'interprete di Mean Girls e Mamma mia!, che ha debuttato nello showbiz a 11 anni come baby modella per poi esordire in tv quindicenne nelle soap opera. "Io ho conosciuto quella Hollywood attraverso gli occhi di mio padre, appassionato soprattutto di Charlie Chaplin e Buster Keaton - aggiunge -. Il primo film di quell'epoca che mi ha fatto vedere è stato Nosferatu". Per Amanda Seyfried tra i meriti di Mank c'è anche l'aver restituito il giusto spessore a Marion Davies, attrice e compagna del tycoon della stampa William Randolph Hearst, fonte d'ispirazione per il Charles Foster Kane di Quarto potere. "Marion è stata un danno collaterale di Quarto potere. Mankiewicz ha tratto spunto per la sceneggiatura dalla conoscenza di questa coppia e la Davies, che già era ricordata da molti solo come l'amante di Hearst, ha iniziato, a torto, a essere identificata con il personaggio del film di Welles, l'attrice senza talento Susan Alexander Kane... è stata una cosa molto ingiusta". Chi conosceva Marion Davies "sapeva che il personaggio di Welles era una caricatura, e non aveva granché in comune con lei - sottolinea Amanda Seyfried - . Marion ha avuto sicuramente molte più opportunità di sfondare a Hollywood grazie ad Hearst, ma era anche molto stimata nell'ambiente. Ha fatto un lavoro di tutto rispetto. Non penso sia stato Hearst a comprarle una carriera, in tanti la consideravano molto talentuosa e io sono fra questi. Ho imparato molto da lei. Era brillante, aveva un ampio range al contrario di quanto alcuni pensano". Mank "la mostra da questa prospettiva ed era arrivato il momento di farlo. E' stato come darle un nuovo respiro, il film ha contribuito a fare chiarezza, a rivitalizzare la sua eredità". Anche perché "essere attrice in quegli anni era molto più difficile di oggi, le iniquità erano gigantesche, io non credo avrei resistito. Sono fortunata a vivere nel 2021 per quanto anche oggi siano fondamentali l'impegno e il lavoro". Marion Davies poi ha dimostrato quanto fosse brillante anche dopo aver abbandonato Hollywood, curando bene i suoi investimenti e sostenendo varie organizzazioni filantropiche per i bambini alle quali ha donato oltre un milione di dollari. "La sua relazione con Hearst, secondo me, non aveva a che fare con il fatto che lui fosse così ricco. Erano innamorati, c'erano veri sentimenti fra loro". Ad Amanda Seyfried non era "mai capitato prima di 'scomparire' così tanto in un personaggio". Ad arricchire Mank, c'è anche la sua alchimia con Gary Oldman: "Avevamo già lavorato insieme (nel fantasy horror Cappuccetto rosso sangue di Catherine Hardwicke, girato nel 2011) e questo ci è stato molto utile. Abbiamo un modo simile di lavorare sul set e di prepararci alle scene. Non so se Gary mi abbia anche aiutato ad avere il ruolo di Marion, ma so che ha detto delle belle cose su di me a David Fincher. Ho la sensazione che lo ringrazierò per tutta la vita". (ANSA).



Festival e sala nel nuovo cinema post-Covid

 

Una cosa è certa: per Alberto Barbera e Thierry Fremaux, direttori artistici rispettivamente dei Festival di Venezia e Cannes, "la presenza è una grande Dea" (proprio come dicevano gli antichi) e dunque i festival si fanno con talent, incontri stampa e tappeti rossi, ovvero con persone in carne e ossa nel rispetto anche della visibilità richiesta da sponsor e enti locali. Ma per i festival più piccoli sicuramente "ibrido è bello", come dimostrano i dati emersi dal recente convegno Afic. Di fatto il dopo Covid cambierà un po' tutto. E questo vale sicuramente anche per cinema e sale che avranno da vivere una seconda stagione tutta da inventare. Intanto i numeri. Un festival su tre ritiene che un'edizione online porti ad arricchire la programmazione e/o ad aumentare la visibilità dell'evento, mentre il 62% ha dichiarato di immaginare la prossima edizione in formato ibrido. Questi solo alcuni dei risultati di un questionario che nel mese di dicembre 2020 è stato sottoposto a 142 festival di cinema italiani da AFIC - Associazione Festival Italiani di Cinema con il sostegno del DGCA - MiC. Tra i festival del campione analizzato, il 43% ha sostenuto poi costi imputabili all'edizione online superiori ai 10.000 euro, mentre il 49% ha registrato un incremento degli incassi derivanti dai film rispetto all'anno precedente. Il 75% dei festival sostiene poi di aver subito la soppressione o una riduzione dei finanziamenti privati rispetto all'anno precedente, mentre lo Stato e gli Enti locali hanno dimostrato maggiore sensibilità e attenzione, perlopiù confermando il loro sostegno. Di fatto tra i vantaggi del 'festival ibrido', c'è la possibilità di allargare la platea degli utenti in maniera esponenziale (almeno tutti quelli tollerati dalla piattaforma di riferimento), una cosa che vale poi anche per gli eventi, come 'masterclass' o incontri con le star, che hanno come unico limite il fuso orario. E questo senza i costi, spesso proibitivi, del trasferimento delle star con rispettivo staff in loco (ovvero spese di aereo e albergo). Per quanto riguarda invece il destino delle sale, almeno secondo il giudizio di alcuni addetti ai lavori, è un futuro tra luci ed ombre, ma con sicuri cambiamenti radicali. "Questa lunga assenza dalla sala ha aumentato la disabitudine della gente, non creando troppa nostalgia del cinema che arriva nelle nostre case grazie alla tv - dice Pupi Avati -. C'è così un'offerta aumentata: mia moglie vede ormai tre film al giorno, mentre prima andavamo al cinema al massimo una volta a settimana. Per noi autori - continua il regista - comunque è la sala a comandare. C'è, insomma, la sacralità della sala, ma anche io ho il timore che molti cinema non apriranno". Dello stesso parere Franco Montini, presidente del Sindacato Critici Cinematografici: "Ci si sta abituando all'assenza della sala e più passa il tempo più questa abitudine si consolida, cosa che fa davvero paura". Più fiducia invece sul futuro delle sale cinematografiche da parte di Laura Delli Colli, presidente del Sindacato Giornalisti Cinematografici e della Fondazione Cinema per Roma: "Certo ci sarà una selezione nelle sale anche solo per i costi sanitari da sostenere per le bonifiche, ma vivranno sicuramente le multisale, perfette per il pubblico dei blockbuster, e potrebbero essere vincenti le sale di quartiere, quelle dove si va a piedi. A sopravvivere saranno strutture con valore aggiunto come l'Anteo di Milano". E fa notare, sempre la Delli Colli, sia la perfetta sinergia tra esercenti e alcune piattaforme come nel caso di MioCinema, sia il rilancio dei cineclub anche grazie alle piattaforme "che abbinano al film presentazioni con gli autori". Infine, da Piera Detassis l'augurio della convivenza di piattaforme e sale: "Ma queste ultime dovranno molto essere specializzate, sale multifunzionali dove si potrà mangiare, fare musica, e, se possibile, con gli stessi autori in sala. Ovviamente il film dovrebbe avere 'finestre' più corte (cioè la distanza temporale tra uscita in sala e utilizzo commerciale, ndr) e le sale probabilmente vivranno gli estremi: quelle dedicate ai blockbuster e quelle per il cinema indipendente, di qualità". (ANSA).



Kate Winslet, conosco attori gay che temono per la loro carriera

 

(ANSA) - NEW YORK, 7 APR - Il diritto alla propria sessualità non è ancora una cosa scontata a Hollywood. Almeno secondo Kate Winslet : l'attrice ha rivelato di conoscere diversi attori che non fanno outing per timore di ripercussioni sulla loro carriera. "Non posso rivelare il numero dei giovani attori che conosco - ha detto Winslet in un'intervista - alcuni sono noti, altri agli inizi, che sono terrorizzati da rivelazioni sulla propria sessualità. Temono che possa essere un ostacolo nell'avere ruoli da etero". Kate Winslet è tra le protagoniste di Ammonite, il film del 2020 che narra le vicende della paleontologa Mary Anning e della sua relazione con la geologa Charlotte Murchison. Sempre secondo l'attrice è più difficile per gli uomini fare outing, perché si ritiene che gli attori gay non possono interpretare parti da etero: "Spero che verrà un momento in cui sarà automatico che gli attori gay ottengano ruoli di questo tipo". (ANSA).



Roma Fringe Festival 2021: dal 18 al 24 aprile, 21 spettacoli da tutta Italia

 

Nell’inedita veste streaming online su www.teatro.it, il Roma Fringe Festival, dal 18 al 24 aprile 2021, dal Teatro Eliseo e dal Teatro Vascello, torna con 21 spettacoli da tutta Italia per non fermare il teatro. 21 compagnie per altrettante drammaturgie inedite per accendere i riflettori sul teatro indipendente, tutta quella compagine teatrale che non vive di fondi pubblici, di finanziamenti e di supporti istituzionali. Come ogni anno, anche per questo travagliato 2020-2021, il Roma Fringe Festival porta in scena una fetta importante delle tendenze teatrali contemporanee che spesso, negli ultimi mesi, hanno riflettuto sull’attualità, proponendo analisi, visioni e approcci differenti. Il percorso che quest’anno propone il Roma Fringe Festival è uno specchio fedele e interpretato attraverso il teatro e l’arte degli ultimi 12 mesi: si parla di donne, di chiusura, di maternità, di sud, di nuovi futuri e ambiente, digitale e orizzonti. Lo fa attraverso uno sguardo lucido che passa attraverso sperimentazioni e inediti linguaggi, tra tradizione e ricerca, proponendo originali forme e inaspettati messaggi. Tra le grandi novità del Roma Fringe Festival 2021, oltre allo streaming, c’è la sezione Fringe Tube, che ospita solo progetti di nuove drammaturgie pensati non per lo spazio scenico tradizionale ma per la rete, un luogo ancora tutta da esplorare e da non confondere con lo spettacolo dal vivo che vive di altri sentimenti. La dimostrazione che il Teatro ha sempre le antenne alzate sul tempo che stiamo vivendo. Il Teatro è vivo e vegeto e continuerà ad esserlo nonostante tutto. Il programma fitto proporrà ogni giorno 3 spettacoli, in scena al Teatro Eliseo di Roma, da fruire in streaming a partire dalle ore 19.30, con la finale che si svolgerà al Teatro Vascello il 26 aprile. “Il Fringe di Roma è la festa del teatro indipendente” ha dichiarato il direttore artistico Fabio Galadini, “un Festival che parte dal basso perché si basa soltanto sulle proprie forze e sulla convinzione che tutti, al di là del sostegno pubblico possano e debbano creare ogni giorno per tutto l’anno. Un atto di creatività che non si ferma, che non si arrende e che con tenacia, continua superando tutti gli ostacoli restando fedele a se stesso. Per il vincitore del Roma Fringe Festival c’è una grande opportunità: una tournée teatrale di 12 date nei teatri che compongono la rete di Zona Indipendente, una rete di Teatri dislocati su tutta la penisola, che si sono messi in gioco per creare una rete Fringe nazionale. Ringraziamo Luca Barbareschi per averci ospitato al Piccolo Eliseo e a Manuela Kustermann presidente di una Giuria composta da personalità di alto profilo che ospita, ormai da tre anni, al Teatro Vascello la finale del Roma Fringe Festival 9° edizione. Un grazie a Ferruccio Marotti, al quale noi tutti dobbiamo molto, che guiderà anche quest’anno la sezione Fringe Talk, luogo di dibattito e di confronto sulle politiche del Teatro indipendente e alla Fondazione Alessandro Fersen che assegnerà il premio Fersen ricerca e innovazione. Il 2021 è l’anno delle grandi difficoltà e delle grandi idee”. Il Roma Fringe Festival 2021 sarà in streaming gratuito su www.teatro.it tutti i giorni dal 18 al 24 aprile.



 


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