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Carey Mulligan, così divento vendicatrice di donne

 

(ANSA) - Una donna è semisvenuta e ubriaca su un letto mentre un uomo tenta di toglierle la biancheria intima ignorando le sue flebili proteste. A un tratto però la donna, che sembra di colpo del tutto sobria, si siede, lo sorprende e spaventa, afferrandogli la mano e chiedendogli con tono minaccioso: "Cosa stai facendo?". E' l'immagine da cui è partita la britannica Emerald Fennell, classe 1985, attrice (è Camilla Parker Bowles in The Crown) e sceneggiatrice (ha firmato da showrunner la seconda stagione di Killing Eve), per scrivere il suo esordio alla regia, il thriller/commedia nera Promising young woman (Una giovane donna promettente), una delle sorprese della stagione. Il film ha da poco conquistato, fra le altre, quattro nomination ai Golden Globes, compresa quella per la protagonista, Carey Mulligan, data fra le favorite anche per l'Oscar. Inoltre la Fennell è uno dei nomi di cui si parla molto nell'onda nuova di donne al cinema, "Volevo fare un revenge movie dal punto di vista di una donna vera, che avesse tutte le delizie del genere e al tempo stesso raccontasse la realtà di quello che sono la vendetta e il lutto" spiega Emerald Fennell nella Q&A online insieme a Carey Mulligan, organizzata da Hollywood Reporter. La 'giovane donna promettente' che ha rinunciato al proprio sogno di diventare dottore è Cassie (Mulligan), trentenne che ancora vive con i genitori (Clancy Brown e Jennifer Coolidge) e si mantiene lavorando nel bar di Gail (Laverne Cox). La sua routine giornaliera fatta solo di casa e lavoro è controbilanciata dalle serate, molto più movimentate, nelle quali Cassie porta avanti il piano di 'punire', in varie gradazioni, gli uomini pronti ad approfittare (spesso nascondendosi dietro un fare garbato) di donne che sembrano incapaci di difendersi. Una missione di vendetta motivata da un grave trauma e un lutto (da scoprire). Tuttavia l'incontro con un ex compagno di università, Ryan (Bo Burnham) la pone anche di fronte alla possibilità di scelte diverse. Nell'ottimo cast fra gli altri anche Adam Brody, Connie Britton e Alison Brie. "La sceneggiatura era così ben scritta, mentre leggevo ero completamente presa - spiega Carey Mulligan -. E quando ho incontrato Emerald ho capito subito che la sua visione sul film era del tutto chiara, dallo humour, alla musica, al look di Cassie. La storia e il personaggio mi affascinavano, non avrei sopportato di vedere qualcun altro in questo ruolo, dovevo assolutamente essere io, era un'opportunità straordinaria". L'attrice ha sentito subito "la completa fiducia di Emerald e affrontare il film è stato divertente, liberatorio, sicuro ed eccitante". Serviva un'interprete capace di trovare "un equilibrio molto delicato ed ero convinta che solo Carey sarebbe stato capace di trovarlo - sottolinea la regista -. Il suo è un personaggio difficile perché Cassie mette molti muri intorno a se', è rabbiosa, compie scelte incomprensibili ma si chiede al pubblico di simpatizzare per lei". Emerald Fennell aveva bisogno di "un'attrice capace di comunicare verità con un chiaro percorso emotivo e Carey lo fa stupendamente". Rispetto invece ai tanti personaggi negativi del film "ho chiesto a tutti gli attori di non vedersi 'cattivi' o predatori ma 'buoni' che incontrano una maniaca venuta a rovinargli la vita". Per il cast ha voluto "interpreti talentuosi, anche nella commedia e che piacessero al pubblico, perché per tutta la storia vediamo persone affabili capaci di fare cose terribili". L'interprete di An Education (film che le ha portato nel 2009 la sua prima e finora unica nomination all'Oscar) si è preparata per Promising Young Woman anche documentandosi sulla diffusione degli assalti sessuali nei campus delle Università Usa, con un libro come Missoula di Jon Krakauer e il documentario The Hunting ground di Kirby Dick: "Se comprendi il motivo per cui Cassie è in lutto comprendi anche perché fa quello che fa". Questo è un revenge movie "che mostra quanto la vendetta possa essere inutile, vuota e squallida" aggiunge la regista. Carey Mulligan sottolinea infine quanto "la storia risulti vera. Al di là del genere e dei toni, dal divertente al terrificante, senti che si parla di traumi e vite reali".



Ciak in Kenia per Questa notte parlami dell'Africa

 

(ANSA) - Ciak in Kenya peri Questa notte parlami dell’Africa, primo lungometraggio narrativo diretto da Carolina Boco (il docu-film Notturno) e Luca La Vopa (il documentario Il tocco dello sciamano), tratto dall’omonimo romanzo di Alessandra Soresina (Piemme) e prodotto da Draka Production di Corrado Azzollini. Nel cast Roberta Mastromichele (Manuale d’amore 1 e 2, Come tu mi vuoi, Una moglie bellissima) al suo debutto da protagonista, Corrado Fortuna (Baarìa, Scusate se esisto!,I più grandi di tutti), Diane Fleri (Mio fratello è figlio unico, Solo un padre), Marlon Joubert (Romulus) e Maria Grazia Cucinotta. Un film sul valore universale dell’amicizia, in cui l’incontro tra due donne diventa il simbolo dei due mondi che esse rappresentano: l’Europa e il mondo arabo-africano. Sei le settimane di riprese previste, tra il Kenya, a Watamu e Malindi, e l’Italia, in Puglia. Questa notte parlami dell’Africa è co-prodotto da Draka Production con Italian Dreams Factory e Seven Dreams Productions di Giulio Violati, in collaborazione con la BK Prdu (Marocco) con il supporto di Apulia Film Commission, la collaborazione della Film Commission Kenya, vede come partner la compagnia aerea Air Ethiopian e sarà distribuito prossimamente per l’Italia da Draka Distribution e Coccinelle per l’estero. Nella storia, due donne molto diverse fra loro si incontrano sullo sfondo della magia e delle contraddizioni dell’Africa subsahariana. Emma, un’avvocatessa che vive una profonda crisi personale, decide di prendersi una pausa partendo per l’Africa. La giovane Nuri, invece, stretta fra i rigidi codici morali della famiglia musulmana da cui proviene, nutre il desiderio di scoprire cosa c’è fuori dal suo mondo. Le due entreranno in contatto con un gruppo di attivisti impegnati nella lotta al bracconaggio di elefanti, tra cui l’affascinante e misterioso Dylan e Finn, un giovane dal passato burrascoso. Emma e Nuri faranno i conti con i loro fantasmi interiori e scopriranno la propria strada, seguendola senza rimpianti.



Verdone, "40 anni fa usciva Bianco Rosso e Verdone"

 

(ANSA) - Il 20 febbraio 1981 usciva in sala Bianco Rosso e Verdone, il film diretto e interpretato da Carlo Verdone, diviso in tre episodi in cui attraverso i personaggi del pedante Furio, dell'ingenuo Mimmo e dello sventurato Pasquale si raccontava un po' dell'Italia di allora. Oggi sono passati 40 anni ed ha ricordarlo su facebook lo stesso attore-regista da pochi giorni in libreria con La carezza della memoria (Giunti). "Una vita senza la passione per la musica fa parte di anime austere, incapaci di lasciarsi andare, tristi e probabilmente noiose. Senza note questo orrendo periodo sarebbe ancora più orribile". E' la riflessione pubblicata sui social da Carlo Verdone dopo una visita al storico negozio di vinili e cd romano Elastic Rock, "il suo tempietto della musica" in cui ha trovato la colonna sonora di Posti in Piedi in Paradiso ("una vera rarità" spiega). "Cercavo - aggiunge Verdone - qualcosa di nuovo che ho trovato. Ma mi sono ritrovato anche una caterva di libri di clienti ai quali dovevo dedicare il libro e copertine di dvd di Bianco Rosso & Verdone . Non capivo... Poi Massimiliano mi ha ricordato che proprio oggi ricorrono i 40 anni di questo amato film. Sono più bravi loro a ricordare gli anniversari che me".



Chloè Zhao, regista Nomadland, dovunque sono outsider

 

(ANSA) - "Penso che la parola outsider sia la chiave di tutto. Mi sento outsider ovunque vada e credo che questo mi abbia fatto identificare naturalmente con i personaggi di NOMADLAND. Se vivessi nel Regno Unito o in Cina, sarei attratta da chi sta ai margini di quelle società". Così, in collegamento remoto Chloé Zhao, regista di quel NOMADLAND che dopo il Leone d'oro a Venezia si prepara a sbancare la 78ª edizione dei Golden Globe con 4 nomination ed è tra i favoriti per la corsa agli Oscar. La Zhao, nata a Pechino nel 1982 e cantrice degli emarginati protagonisti anche degli altri due suoi lungometraggi, Songs My Brothers Taught Me e The Rider - Il sogno di un cowboy, con NOMADLAND ha adattato l'omonimo libro della giornalista Jessica Bruder che racconta la storia di una donna 'nomade' che attraversa gli Stati Uniti sul suo furgone, interpretata da Frances McDormand. Una vedova che ha iniziato a migrare come tanti negli States, da un lato all'altro del Paese attraverso i mezzi di trasporto più vari, tra un lavoro precario e l'altro: insomma i 'nuovi poveri', in genere anziani e senza speranza. "Penso che la questione della cura degli anziani sia un vero problema negli States come in tutte le società capitalistiche. Per le donne poi è anche peggio. C'è il sessismo sul posto di lavoro e poi sono pagate meno degli uomini e di conseguenza la loro previdenza sociale è molto bassa. E così se hai solo 500 dollari al mese per vivere non hai certo molte alternative, ma va detto che le casalinghe in pensione sono molto più forti di quanto si possa immaginare e capaci di grande adattamento. Le vedi intorno al fuoco con tutta la loro voglia di vivere". Cinema d'autore o Blockbuster? "Idealmente, mi piacerebbe che fossero la stessa forma d'arte, due modi diversi di narrare. Il fatto è che per certi film non c'è sostegno da parte del governo almeno negli States, non c'è rete di sicurezza. Proprio come accade per le sale chiuse da tempo per la pandemia, ora il governo si faccia avanti per evitare questo disastro. Personalmente - sottolinea poi la Zhao - credo si possa imparare dall'uno e dall'altro genere, da entrambi questi tipi di narrazione. Un tempo poi il film che vinceva l'Oscar era anche un'opera spesso apprezzata dal grande pubblico. Spero davvero si possa ritrovare quell'equilibrio". Cambierà qualcosa per i poveri degli States con presidente Joe Biden? "Spero proprio di sì, anche se con il sistema bipartitico è difficile fare un vero cambiamento come si è visto anche nelle due ultime settimane. Insomma è complicato in Usa esporsi e fare qualcosa di diverso. Penso che Biden rappresenti comunque una parte importante dell'America e che manchi molto alla scadenza dei quattro anni del suo mandato. Quindi spero davvero che sia il presidente che possa fare un po' di chiarezza nelle cose della politica". Infine, ecco un'illuminante citazione, tratta da Desert Solitaire di Edward Abbey, e che per Cloé Zaho sintetizza NOMADLAND (da oggi in contemporanea in Usa streaming su Hulu e nei cinema aperti, mentre in Italia si attende la riapertura delle sale) e la sua stessa filosofia di vita: "Gli uomini vanno e vengono, le città nascono e muoiono, intere civiltà scompaiono; la terra resta, solo leggermente modificata. Restano la terra e la bellezza che strazia il cuore, dove non ci sono cuori da straziare. A volte penso, senz'altro in modo perverso, che l'uomo è un sogno, il pensiero un'illusione, e solo la roccia è reale. La roccia e il sole".



100 anni fa Giulietta Masina, Gelsomina per sempre

 

(ANSA) - Era nata 100 anni fa a San Giorgio di Piano (un passo da Bologna) il 21 febbraio 1921 Giulietta Masina, l'indimenticabile musa di Federico Fellini che si sarebbe congedata dalle luci di scena il 23 marzo 1994, a pochi mesi dalla scomparsa di suo marito, il Grande Riminese. A Giulietta non è mai pesata l'identificazione col marito artista, conosciuto alla radio nazionale (EIAR) in piena guerra, nel 1941, e suo pigmalione al cinema fin dal primo film di lui, "Luci del varietà", diretto a fianco di Alberto Lattuada nel 1950. Ma si farebbe oggi un torto limitando il talento della Masina ai suoi ruoli felliniani come ben ricorda Gianfranco Angelucci nel bel volume a lei dedicato che il Centro Sperimentale di Cinematografia e le Edizioni Sabinae pubblicano nel centenario della nascita. Il cinema italiano la ricorda infatti, insieme ad Anna Magnani, tra le protagoniste assolute di un'epoca che traghetta Cinecittà dalle glorie patrie in epoca fascista allo splendore internazionale tra gli anni '40 e gli anni '60: da "Senza pietà" (Alberto Lattuada, 1948) a "La strada" (1954), da "Nella città l'inferno" (Renato Castellani, 1958) a "Frau Holle" (Juraj Jakubisko, 1986), il percorso di quella piccola e solo apparentemente fragile creatura nata per lo schermo, è scandito da apparizioni memorabili. Giulietta era un'apparizione magica, un elfo sceso in terra a restituire grazia e dolcezza al mondo: sotto i riflettori si illuminava e trasformava, simbolo di una donna che custodiva valori e segreti dell'umanità migliore. Per molti anni i maggiori registi le hanno assegnato ruoli di mondana, prostituta, vittima della brutalità maschile, Ma ogni volta il suo sorriso illuminava lo schermo e mostrava che un'altra possibilità esiste sempre, anche per i più sfortunati. Figlia di un violinista e di una maestra, Giulietta Masina cresce a Roma fin da bambina, ospite di una zia milanese rimasta vedova. Frequenta le scuole in un collegio delle Orsoline dove prende confidenza con il palcoscenico, nelle recite scolastiche e poi al teatro universitario Ateneo. Comincia a lavorare alla radio nel 1942, in coppia con il celebre annunciatore Angelo Zanobini. I due interpretavano le popolari avventure di Cico e Pallina (prima fidanzati e poi sposi novelli) all'interno della rubrica "Il terziglio": a scrivere le scenette era il giovane Fellini che ben presto chiese di essere presentato ai genitori di lei. I due vivevano ancora nella casa della zia di Giulietta quando, per evitare il richiamo alle armi di Federico, si sposarono il 30 ottobre del '43. Due anni dopo, nel 1945 a guerra appena finita, dopo il drammatico lutto per la perdita del figlio Pier Federico morto appena 11 giorni dopo la nascita, la ragazza si laureò in lettere e tornò in teatro in coppia con un giovanissimo Marcello Mastroianni con "Angelica" di Leo Ferrero. Poteva seguire con successo la carriera teatrale, ma preferì rimanere alla radio con le nuove "Avventure di Cico e Pallina" e strappò una particina in "Paisà" di Roberto Rossellini. L'anno dopo, nel 1948, Alberto Lattuada la volle al fianco di sua moglie, Carla Del Poggio, nel cast di "Senza pietà", affidandole il ruolo della giovane prostituta dal cuor d'oro Marcella. Viene subito apprezzata, ma a fatica si scolla di dosso un personaggio che pure la farà celebre: così appare in "Persiane chiuse" di Luigi Comencini, "Wanda la peccatrice" di Duilio Coletti e poi come Cabiria ne "Lo sceicco bianco", il vero debutto del marito nel 1952. Il trionfo internazionale aspetterà soltanto due anni . Nel frattempo ha recitato con Rossellini ("Europa '51"), Lizzani ("Ai margini della metropoli"), Giorgio Bianchi ("Lo scocciatore"), Giuseppe Amato ("Donne proibite"). Ma è la sua Gelsomina, folletto indimenticabile a fianco di Zampanò (Anthony Quinn) e il Matto (Richard Basehart) a conquistare la platea dell'Academy che consacra "La strada" con il massimo premio, l'Oscar al miglior film straniero, vincitore anche del Leone d'argento a Venezia. Fellini non la lascerà più, per lei resusciterà il personaggio della prostituta Cabiria nel film del 1957 "Le notti di Cabiria", dopo il successo critico de "Il bidone" (1955) e poi in "Giulietta degli spiriti" (1965) che a lei è esplicitamente dedicato. Il sodalizio artistico si rinnoverà ancora nel 1985, a fianco dell'amico di famiglia Marcello Mastroianni, con "Ginger e Fred", autentico canto del cigno di un'epoca e di un cinema che Giulietta Masina ha attraversato con timida e tenace personalità. Eduardo De Filippo aveva scritto per lei il ruolo di "Fortunella" nel film omonimo del 1958 ed è un nome che riassume bene il suo carattere artistico e anche la sua immagine pubblica. Nel privato la sua non è stata invece una vita semplice, segnata da dolori segreti e da una maturità interiore che avrebbe mostrato soprattutto negli sceneggiati televisivi che la resero popolare al pubblico televisivo da "Eleonora" di Silverio Blasi (1973) a "Camilla" di Sandro Bolchi (1976). Indimenticabile rimane infine la bizzarra incursione nel cinema hollywoodiano a fianco di Katharine Hepburn ("La pazza di Chaillot") in cui Bryan Forbes e John Huston imposero il personaggio di Gabrielle proprio per renderle omaggio.
La sua ultima apparizione al cinema è datata 1991 quando accettò l'invito di Jean-Louis Bertuccelli sul set di "Un giorno forse", malinconico addio alle scene di una grande e piccola donna che il nostro cinema conosceva come "una fata dal carattere indomabile, dritta come un fil di ferro". Dal letto d'ospedale Fellini le scriveva "«Giuliettina mia adorata, sei sempre una ragazzetta in gambissima e insieme con il tuo vecchierello faremo ancora qualche "pastrocchio". Con te vicino sono ancora capace di fare capriole». Al suo funerale Giulietta Masina volle che per lei come già per il Grande Federico, Mauro Maur, prima tromba dell'orchestra dell'opera di Roma, suonasse l'aria di Nino Rota per il balletto de "La strada".



 


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