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20 nuovi film in arrivo sulla prima piattaforma di cinema asiatico in Italia”!

 

UDINE – 20 nuovi arrivi su www.fareastream.it, la prima piattaforma italiana di cinema asiatico. Più precisamente: 4 film caricati ogni settimana per 5 settimane, dalla mezzanotte di venerdì 20 novembre. Fino a metà dicembre, dunque, il catalogo digitale continuerà a crescere e continuerà a proporre agli abbonati il meglio del cinema d’Oriente. Quali sono i titoli di questo atteso “secondo tempo” (sempre curato dal Far East Film Festival di Udine con la collaborazione tecnica di MYmovies). Ne anticipiamo 4, cioè quelli a cui spetterà il compito di aprire le danze. Cominciando, ovviamente, dall’enorme Burning - L’amore brucia del genio sudcoreano Lee Chang-dong. Ispirato al racconto Granai incendiati di Murakami, è un mystery thriller carico di tensione drammatica che ruota attorno alle inquietudini di un triangolo amoroso. Gli faranno ottima compagnia Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma, capostipite dell’irresistibile saga wuxia di Tsui Hark, Outrage, capostipite della violenta saga crime di Takeshi Kitano, e Tarda primavera, una delle pietre miliari del cinema gentile del sommo maestro Ozu Yasujiro (qui nello straordinario restauro digitale voluto dalla Shochiku). Tra evergreen del FEFF e capolavori da riscoprire, grandi classici e primissime visioni, gli abbonati di Fareastream possono muoversi dentro il menu della library in base al genere e alla provenienza geografica dei film o possono scegliere di percorrere uno degli itinerari monografici già messi a punto: per esempio, quello dedicato al sommo maestro Ozu (assieme a Tarda primavera, ecco Tardo autunno, Il gusto del sakè e il fondamentale Viaggio a Tokyo, a tutt’oggi il blockbuster di Fareastream!). La piattaforma, ricordiamo, è attiva solo sul territorio italiano mentre tutti i film sono disponibili nella versione doppiata (quando presente) e in originale con sottotitoli.



A Hollywood la raccolta di costumi di Debbie Reynolds

 

(ANSA) - NEW YORK, 19 NOV - Troveranno degno spazio al nuovo Museo degli Oscar i costumi di scena dell'epoca d'oro di Hollywood collezionati con pazienza per cinquant'anni da Debbie Reynolds. Dal 1970 fino alla morte quattro anni fa la star di "Singin' in the Rain" aveva cercato senza successo di convincere l'Academy ad aiutarla a conservare la raccolta di abiti indossati sul set da dive come Liz Taylor e Judy Garland, ma per cinque volte aveva incassato rifiuti. Le cose stanno per cambiare e l'Academy di recente si è presentata da Todd Fisher, figlio e unico erede dell'attrice, con il cappello in mano. "Mia madre non ha mai avuto rancori. Non avrebbe mai voluto che ne avessi io, solo perché ricordo tutte le occasioni mancate", ha detto Todd al New York Times. Afflitta dai debiti e nel disinteresse dei suoi ex colleghi, Debbie era stata costretta a mettere all'asta nel corso degli anni cimeli iconici come l'abito bianco plissettato che si alzava al soffio dell'aria proveniente da una grata della metropolitana: indossato da Marilyn Monroe in "Quando la moglie è in vacanza", passò di mano per 4,6 milioni di dollari. Altri pezzi unici come la tunica di Charlton Heston in "Ben Hur", la chitarra suonata da Julie Andrews in "Tutti Assieme Appassionatamente" e ogni cappello indossato da Vivien Leigh in "Via col Vento" erano stati venduti nel corso degli anni a collezionisti anonimi. La Reynolds è morta quattro anni fa il giorno dopo della figlia Carrie Fisher, l'amata Principessa Leila di "Guerre Stellari". Con un nuovo museo da 482 milioni di dollari che dovrebbe aprire a fine aprile, l'Academy è finalmente venuta a Canossa. "Ci sono ancora pezzi straordinari", ha detto al Times il direttore del museo Bill Kramer dopo aver avvicinato Fisher con l'idea di di dedicare alla memoria della madre lo studio di restauro del museo. Da cosa nasce cosa: Todd si è detto aperto a prestare al museo pezzi della collezione. (ANSA).



La rivoluzione siamo noi e Pino, l'arte al Tff

 

(ANSA) - ROMA, 19 NOV - L'Italia dagli anni Sessanta a metà degli anni Ottanta fu un vero laboratorio artistico a cui guardò tutto il mondo, una storia poco conosciuta e a cui la 38/a edizione del Torino Film Festival che parte il 20 novembre dedica ben due documentari: LA RIVOLUZIONE SIAMO NOI (Arte in Italia 1967/1977) di Ilaria Freccia e PINO (che sta per Pino Pascali) di Walter Fasano. Che accadde in quegli anni? Ce lo racconta appunto LA RIVOLUZIONE SIAMO NOI, documentario che prende il titolo da una foto-manifesto di Beuys con l'artista tedesco che avanza spedito come in un solitario 'Quarto stato'. Una sintesi perfetta per raccontare, attraverso uno sterminato apparato iconografico, materiale di repertorio e interviste, quell'irripetibile momento. Anni unici durante i quali si sono ritrovati a convivere insieme artisti come Marina Abramovic, Michelangelo Pistoletto, Andy Warhol, Luigi Ontani, Pino Pascali, Alighiero Boetti, Jannis Kounellis e Joseph Beuys e galleristi di fama internazionale come Lia Rumma e Fabio Sargentini. PINO di Walter Fasano, con le voci di Suzanne Vega, Alma Jodorowsky, Monica Guerritore e Michele Riondino si dedica invece a tutto tondo a quello straordinario artista che fu Pino Pascali, uno dei più importanti esponenti dell'arte povera, morto giovanissimo nell'estate del 1968 in un incidente in motocicletta. L'occasione nasce dall'acquisto e dalla messa in mostra nel 2018 da parte del Museo Pascali di Polignano a Mare, terra d'origine di Pino, della sua opera: "Cinque Bachi da Setola e un Bozzolo". "Avendo scelto la strada del racconto per immagini fotografiche - dice nelle note il regista -, ho avuto la fortuna di essere affiancato da alcuni eccezionali compagni di viaggio: Pascali innanzitutto, le cui straordinarie (e poco note) fotografie ci hanno permesso di entrare nel suo sguardo. E soprattutto Pino Musi, sempre riconoscibile per stile ed esiti proprio in quanto ricercatore del senso profondo dell'immagine".(ANSA).



IL BORGO SI RACCONTA: il 21/11 con Elena Stancanelli, Daniele Mencarelli e molti altri autori

 

Ci sono cose che non si possono fermare, come la bellezza del patrimonio artistico del Centro Italia e del Lazio, tra borghi sospesi e piccoli centri, scrigni ricchi di tesori in grado di raccontare la Storia del nostro territorio. Tra questi, Vitorchiano, con le sue stratificazioni culturali e urbane, il 21 novembre dalle 10.00 alle 18.00 sarà protagonista dell’ultimo appuntamento di Il Borgo si Racconta, progetto pilota che ha dato vita a un percorso inedito sul filo della letteratura per scoprirne i segreti, le leggende e il cibo. Tra l’unico Moai al mondo fuori dall’Isola di Pasqua, la più grande coltivazione di peonie d’Europa, miti e leggende sospesi nel tempo e sapori antichi, il Borgo si Racconta è stato un mese fitto di incontri, visioni e parole che si concluderà con una giornata no-stop di 8 ore, alla scoperta dei tanti volti della cittadina, con grandi ospiti e una staffetta d’eccellenza che vedrà alternarsi alcuni interessanti personaggi della scena letteraria italiana: Elena Stancanelli, Daniele Mencarelli, Loredana Lipperini, Teresa Ciabatti. A seguire ospiti della cultura locale, tra cui il poeta Gilberto Pettirossi e Andrea Presutti che parlerà della storica Banda Musicale di Vitorchiano, per chiudere con un intervento di Marco Confidati sul Centro Botanico Moutan, la più vasta collezione al mondo di peonie arboree ed erbacee cinesi. Interverranno: Ruggero Grassotti, Sindaco di Vitorchiano, Arcangela Galluzzo, Dirigente Area Promozione e Commercializzazione Agenzia Regionale del Turismo, Enrico Panunzi Consigliere Regione Lazio, Luigi Campitelli – Lazio Innova, Ivana Pagliara – PromoTuscia, che parlerà del progetto ideato e organizzato insieme all’Associazione Parole a Km0. La giornata evento, in presenza e in diretta online, si aprirà alle 10.00 con la visita al borgo presso il Santuario di San Michele Arcangelo per raccontare la festa di San Michele Arcangelo e le tradizioni quattrocentesche legate al Santo Patrono di Vitorchiano, nel ghetto ebraico e tra i vicoli più pittoreschi del centro storico, arricchito da profferli e dalla bella facciata del Palazzo del Rabbino, fuori le mura alla scoperta della chiesa di S. Nicola e dei suoi numerosi affreschi di scuola viterbese, all’interno del Borgo per conoscere la storia dei Fedeli di Vitorchiano e della leggenda di Marzio. E ancora storia, miti e leggende del Moai di Vitorchiano, dei corsi d’acqua del paese e della figura dell’eretica, “la maga”, convertita da Santa Rosa mediante la prova del fuoco. Il Borgo si Racconta, è nato per dare voce al borgo di Vitorchiano e raccontare storie per definirne l’identità, allo scopo di mettere in atto una conoscenza profonda del Borgo Sospeso, restituendola attraverso i propri racconti. Quaranta aspiranti scrittori, raccolto l’invito pubblico di PromoTuscia, con la partnership di Lazio Innova e del Comune di Vitorchiano, si sono messi in gioco per partecipare all’originale percorso letterario online, organizzato e guidato dalla scrittrice Carola Susani e da Raffaella Sarracino Presidente dell’Associazione Parole a Km 0, un contest che li ha messi alla prova nella produzione di racconti ispirati al borgo della Tuscia. La giornata del 21 novembre vedrà quindi la premiazione dei primi 3 classificati, decisi da una Giuria composta dagli scrittori Daniele Mencarelli, Loredana Lipperini, Teresa Ciabatti e da Annalisa Creta per il comune di Vitorchiano e Giulio Curti per Lazio Innova. Successivamente inizierà un viaggio nella letteratura italiana contemporanea, con la presentazione del libro di Daniele Mencarelli, “Tutto chiede salvezza” (Mondadori), di “La notte si avvicina” (Bompiani) di Loredana Lipperini e con due notevoli voci femminili: Elena Stancanelli che parlerà di territori nella letteratura e Teresa Ciabatti che parlerà di autobiografia tra finzione e reale. Dall’intelletto al palato, Il Borgo si Racconta, il 21 novembre vedrà protagonista anche i sapori, con il salotto gastronomico in collaborazione con l’Associazione San Michele e la Proloco di Vitorchiano per la valorizzazione della “ciambella di San Michele” e dei “cavatelli” di Vitorchiano. In chiusura della giornata, infine, un momento dedicato alla cultura locale con il poeta Gilberto Pettirossi e altri esperti del territorio. “Passato, presente e futuro: tre categorie che usiamo per rappresentare il lineare scorrere del tempo. Esisteva un prima, c’è un adesso ed esisterà un dopo” ha dichiarato Ivana Pagliara di Promotuscia. “A Vitorchiano ciò non accade, nel Borgo Sospeso le tre categorie si accavallano e nel loro sovrapporsi hanno ispirato i nostri quaranta scrittori de Il Borgo si Racconta. L'energia che sprigiona il Borgo Sospeso ci porta a continuare, perché Il Borgo si Racconta ha ancora tanto da dire”. Il Borgo si Racconta, in collaborazione con la Regione Lazio tramite Lazio Innova, è nato dall’incontro virtuoso di due realtà al femminile, PromoTuscia e Parole a Km 0, votate al rilancio del territorio e all’editoria.



Covid, Foglietta: "Mia figlia guarita, periodo terribile"

 

ADN Kronos - "Sono reduce da una quarantena in famiglia perché la mia secondogenita, sette anni, si è ammalata di Covid. Per fortuna non aveva sintomi e non ci sono state ricadute su di noi, però il periodo è terribile e sento tutto il peso e la stanchezza di quel che stiamo vivendo". Lo dice Anna Foglietta che, in un'intervista su 'Repubblica', racconta la sua personale esperienza con la pandemia di coronavirus. "Alla clausura di marzo avevo reagito bene -dice l'attrice- ora con tutti questi mesi sulle spalle molto meno". La nuova ondata, "che il Covid te lo porta in casa, mi destabilizza -spiega la Foglietta- vedere i bambini con la mascherina, la paranoia costante lavarsi le mani, non poter socializzare, uscire, progettare, sta diventando insopportabile. E anche se cerchi di relativizzare - l'ottanta per cento del mondo vive in condizioni molto più gravi delle nostre - è comunque dura: siamo in cinque, i bimbi hanno nove, sette e sei anni, sparecchiano, si vestono, si fanno il letto, ma sono piccoli. Questa situazione è tosta". E su come si prepara ad affrontare il Natale in arrivo, l'attrice romana spiega: "Noi siamo numerosi e i nonni sono sani e tamponati ma la preoccupazione c'è. Il piccolo ha detto 'ma Babbo Natale potrà venire? Se hanno chiuso la Toscana perché non dovrebbero chiudere la Lapponia?'. Fanno questi ragionamenti, ma ho spiegato che Babbo Natale vola sopra il Covid. Io volevo già fare l'albero, mio marito mi ha detto 'fermati'. Volevo creare l'atmosfera, i bimbi se lo meritano. Hanno già fatto tre tamponi, sanno cos'è un tampone molecolare rapido, un test quantitativo. Se ci pensiamo è assurdo".



 


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