Cinema4Stelle

.       .

Vai ai contenuti

È morta Doris Day, la 'fidanzata d'America'

 

ANSA - E' morta a 97 anni da poco comiuti Doris Mary Anne Kappelhoff, a tutti nota come la ''fidanzata d'America'', l'inimitabile Doris Day di ''Que sera sera''. Figlia di un musicista e di un'appassionata d'arte, entrambi profughi dalla Germania del primo dopoguerra, era nata nel 1922. Terzogenita e prediletta in famiglia, Doris Day arriva al successo dopo un'infanzia travagliata: prima la morte del fratello maggiore, poi la separazione dei genitori per le ripetute infedelta' del padre, infine un drammatico incidente d'auto che le preclude il sogno di diventare ballerina classica. Durante la convalescenza, la ragazza sceglie di seguire la passione del padre, il canto, e ben presto si fa strada alla radio e poi in tourne'e con l'orchestra di Barney Rapp. Allo scoppiare del secondo conflitto mondiale e' gia' una star e un'icona popolare anche se nevrosi (e' terrorizzata dalla sola idea di prendere l'aereo), blocchi psicologici (fuma 60 sigarette al giorno), ferite sentimentali (si sposera' due volte senza felicita' prima del '49) contrastano drammaticamente con il personaggio che nel frattempo sta costruendo con successo. Negli ultimi mesi della guerra, dopo una lunga serie di concerti con Les Brown, interpreta ''Sentimental Journey'' e il motivo diventa una sorta di inno per tutti i soldati americani che ormai sognano il ritorno a casa. Eppure le disavventure amorose e l'incertezza sul suo futuro spingono Doris Day verso il ritorno a casa. E' un causale incontro con il regista Michael Curtiz (l'asso di ''Casablanca'') a cambiarle la vita: contratto di sette anni con la Warner Bros e un triplice successo in tre rami dello spettacolo nello stesso anno, il 1948: in vetta al box office con ''Amore sotto coperta'', in cima alla hit parade musicale con ''It's Magic'', reginetta della radio in coppia con Bob Hope. Aveva solo 24 anni e nulla le pareva precluso, tanto piu' che subito dopo incontra l'uomo della sua vita, prima agente e consigliere e poi marito a cui restera' fedele fino alla sua scomparsa, nel 1968. Saranno 39 i film che scandiscono la carriera della ''Fidanzata d'America'', quasi tutte commedie sorridenti e rassicuranti, ma sempre realizzate con impeccabile professionismo da ''Te' per due'' (dal musical ''No no Nanette'') a ''Non sparare, baciami'' (il suo preferito) diretti a ritmi alterni da Curtiz e David Butler. Allo scadere del contratto con la Warner, l'attrice sfida se stessa e cerca, consigliata da Melcher, strade piu' impervie: prima si affida a Alfred Hitchcock che per ''L'uomo che sapeva troppo'' la convince perfino a lasciare gli Stati Uniti per il Marocco (set delle prime sequenze) e Londra (dove la storia si conclude); poi forma una coppia d'oro con Rock Hudson che ricordera' sempre come il suo partner prediletto. Non sono quasi mai artisti assoluti i registi dei suoi film, prevalgono gli artigiani di affidabilita' certa. Perche' Doris Day e' il prodotto perfetto della logica degli Studios, e' uno stereotipo che puo' mutare nel tempo, ma deve in definitiva rimanere fedele a se stesso. Eppure la tempra dell'attrice e' ben solida sotto la patina della bionda ingenua, come si vede bene in ''L'uomo che sapeva troppo'' dove alterna il terrore di donna e di madre a momenti di sogno come l'esecuzione di ''Que sera sera'', destinato a diventare un ''evergreen'' della musica americana. Alla morte del marito, Doris Day (un nome d'arte che lascera' solo alla fine della carriera), ha gia' scelto il suo futuro: si allontana dal grande schermo per la tv dove il ''Doris Day Show'' otterra' immutato successo dal '69 al '75. Intanto e' diventata vegetariana convinta, ha preso casa in un ranch dove alleva i suoi cani prediletti (li preferira' anche all'ultimo marito, lo chef Barry Comden che resistera' sei anni prima di accettare la sconfitta nel confronto), si e' esposta come attivista repubblicana (sosterra' George Bush anche nella campagna per la rielezione), ha ridotto al minimo le apparizioni pubbliche. Film come ''Amami o lasciami'',''Il gioco del pigiama'', ''Il letto racconta'', Il visone sulla pelle'', ''Non mangiate le margherite'', ''Amore ritorna!'', ''La mia spia di mezzanotte'' sono la spina dorsale della commedia romantica degli anni '50 e '60. Ha avuto la lungimiranza di capire per tempo quando la sua stella stava tramontando e quando si smorzavano le luci sul sogno americano che aveva saputo incarnare per le platee di tutto il mondo.



Cannes, Angry Birds 2: Nemici amici per sempre

 

(Cannes, Francia - 13 maggio 2019) - Non c'è niente di meglio di un avversario comune per unire dei nemici giurati, così alla vigilia del 72 ° Festival di Cannes, i pennuti arrabbiati ed incapaci di volare e i maialini verdi di Angry Birds 2: Nemici amici per sempre si sono presentati insieme di fronte alle telecamere. Qualcosa di insolito è accaduto in occasione di un photo-call avvenuto nel pomeriggio di oggi al molo del Carlton Hotel quando i protagonisti del film hanno fronteggiato il loro nuovo nemico armati delle loro caratteristiche fionde. L’attore Josh Gad ("Chuck"), il filmmaker John Cohen e il regista Thurop Van Orman hanno svelato una nuova scena del sequel che uscirà nelle sale italiane il 12 settembre distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia. "È fantastico essere a Cannes, soprattutto per un film di cui sono molto orgoglioso” dice il regista Van Orman. “Josh ed io eravamo qui a Cannes nel 2016 per presentare il film - dice Cohen, che aggiunge - anche questo ci ha aiutato ad essere il film più visto in 52 paesi nel mondo. Dopo il videogame, ora che Angry Birds è diventato anche un successo cinematografico, siamo davvero entusiasti di poter raccontare nuove storie e divertirci con questi personaggi”.



Si è conclusa con grande successo la I edizione dell'Asylum Fantastic Fest

 

Cala il sipario sulla I edizione dell’Asylum Fantastic Fest, progetto realizzato dall’Officina d’Arte OutOut, con il Contributo del Comune di Valmontone. Il Festival, che si è tenuto a Palazzo Doria Pamphilj dal 9 al 12 maggio sotto la direzione artistica di Claudio Miani, ha riscosso un ottimo successo di pubblico con più di 2.500 visitatori che si sono alternati tra gli spettacoli teatrali, la zombie escape, lo street food, le proiezioni, gli eventi dedicati all’editoria e ai fumetti e gli incontri con gli artisti, registrando sempre il sold out. Oltre trenta, gli incontri che si sono tenuti nei quattro giorni di festival. Tra questi, quelli con: Pupi Avati, Sergio Stivaletti, Alessandro Haber, Marco Pollini, Ramsey Campbell, Luciano Tovoli, Claudio Lattanzi, Paolo D’Onofrio, John McCrea e tanti altri. Tra le presentazioni editoriali, anche La mano guantata della morte, una sceneggiatura di Nico Parente e Antonio Tentori, vero e proprio tributo al cinema di genere italiano che riprende i canoni stilistici del thriller all’italiana anni degli anni Settanta, ma in una cornice contemporanea. Sono stati consegnati, inoltre, gli Asylum alla carriera per il cinema a Pupi Avati, per la musica a Marco Werba, per la fotografia a Luciano Tovoli, per la letteratura a Ramsey Campbell, per gli effetti speciali a Sergio Stivaletti, per i fumetti a John McCrea, per l’arte a Lucrezia Pireddu. A vincere nella sezione dei film in concorso è stata la Spagna con 9 pasos di Marisa Crespo e Moisés Romera, interpretato da Jordi Ballester e Pablo Muñoz. “Siamo molto soddisfatti di come sia andata questa prima edizione, ogni giorno abbiamo avuto una notevole affluenza di pubblico” ha spiegato il direttore artistico Claudio Miani. L’obiettivo del festival è quello di diventare un vero e proprio punto di riferimento per la città di Valmontone e per gli appassionati del genere. “Abbiamo deciso insieme all’Assessore Matteo Leone – ha specificato Miani – di rivederci a settembre per parlare della seconda edizione. Noi vorremmo che la location fosse la stessa. Ci stanno già venendo nuove idee per il futuro”. La cultura è l’obiettivo principale dell’Asylum Fantastic Fest: “Valmontone è conosciuta per il famoso Outlet e per il parco giochi Rainbow Magicland – ha spiegato il direttore artistico – il nostro scopo è di rinforzare questa città con una proposta culturale e artistica di qualità, facendo crescere il territorio e farlo conoscere su scala nazionale”.



ANGELIQUE CAVALLARI È LELÉ NE “LA NUIT” TRA CINEMA, MUSICA E POESIA

 

Sono appena terminate le riprese de “La nuit”, nuovo cortometraggio di Stefano Odoardi. Angelique Cavallari veste i panni della star internazionale Lelé, cantante e compositrice di musica elettronica, immersa in una struggente e bellissima storia d'amore. La giovane donna ritrova infatti il suo amore lontano Effe, interpretato da Alessandro Intini. “Un altro intenso e poetico progetto che farà sicuramente vibrare le anime e i cuori” - dice l'attrice. Nel corto ci sono due concerti di Lelé e il regista ha voluto che la scaletta fosse realizzata proprio con i brani composti e scritti da Angelique Cavallari per “Collection A”, il suo nuovo progetto poetico-musicale d'avanguardia, che sta ultimando. Si tratta di brani onirici, che si sposano benissimo con il suo personaggio Lelé e il film. Uno dei concerti ha come scenario il bellissimo Teatro Garibaldi di Lucera, bomboniera del teatro classico all'italiana. Il cortometraggio è stato girato interamente girato di notte, tra Foggia, Lucera e Pescara, in luoghi che Stefano Odoardi definisce “inattesi e metafisici”. La fotografia è di Michele Paradisi, mentre la colonna sonora porta la firma di Carlo Crivelli (che ha lavorato in passato con Marco Bellocchio, Paolo e Vittorio Taviani, Michele Placido). “La Nuit” è prodotto da Superottofilmproduction, con il sostegno del MIBAC, dell'Apulia Film Fund 2018/2020, Regione Puglia. Mentre il corto è in postproduzione, Angelique Cavallari sta continuando a portare avanti la sua carriera parallela di attrice e di compositrice, cantante e poetessa. Infatti, dopo aver ultimato le riprese de “La Nuit” è ripartita per un suo concerto a Parigi, all'interno del Festival F.A.M.E. Festival delle Arti e della Musica Elettronica ed Eclettica.



"LA MUESTRA DE CINE MEXICANO" A ROMA DAL 17 AL 19 MAGGIO

 

Si tiene a Roma, dal 17 al 19 maggio 2019 – a ingresso gratuito fino a esaurimento posti - presso la Casa del Cinema, la prima edizione della “Muestra de Cine Mexicano Primavera 2019”. Fondato e diretto da Cecilia Romo Pelayo, il festival nasce dal desiderio e dalla volontà di creare uno spazio alternativo e internazionale per il cinema messicano. “In questa prima edizione – nelle parole della direttrice artistica – sarà presentato un programma audace, con una scelta di film che raccontano storie insolite, sconvolgenti e commoventi, insomma, difficili da dimenticare!”. Una scelta che unisce i lavori contemporanei dei registi messicani ai grandi classici, tutti proposti in lingua originale con sottotitoli in italiano. In programma, ad inaugurare il festival, il 17 maggio alle ore 19:00, l'anteprima europea di “Silencio”, scritto, diretto e prodotto da Lorena Villarreal, che sarà ospite del festival. Il film, prodotto anche da Denisse Chapa e interpretato da Rupert Graves, John Noble e Melina Matthews, racconta di Ana, donna single e psichiatra di successo che conduce una vita tranquilla occupandosi di suo figlio e del nonno, il dottor James White, uno scienziato riconosciuto a livello mondiale, che ora lotta contro la demenza. Costui nel passato aveva scoperto – e nascosto per non farla cadere in mani sbagliate - una pietra dai poteri incredibili, nella Zona del Silencio, un luogo misterioso in cui succedono fatti inspiegabili, conosciuta come il “Triangolo delle Bermuda” del Messico. La vita di Ana viene sconvolta quando qualcuno viene a conoscenza dei poteri della pietra e lei si vede costretta a trovarla per salvare suo figlio. Già regista di “Las Lloronas”, uno dei successi più sorprendenti della stagione 2004 in Messico, Lorena Villareal è stata produttrice associata del film “Acusada”, di Gonzalo Tobal e produttrice esecutiva del film “Allá en el rancho”, di prossima uscita. Presidente di una delle principali agenzie di marketing e pubblicità messicane, ha una lunga carriera di successo nel settore finanziario messicano. La preziosa cinematografia messicana del passato sarà esaltata quindi dalla proiezione de “La Trilogía de la Revolución” di Fernando De Fuentes, che rappresenta il cinema degli anni Trenta messicano dell'epoca pre-industriale. Tre film, El Prisionero Número Trece (1933), El Compadre Mendoza (1934) e Vamonos Con Pancho Villa (1935), che ripercorrono tre diversi episodi relativi alla Rivoluzione Messicana. Eterogenei i temi affrontati dai film proposti, come la violenza domestica, al centro del documentario “Batallas Intimates”, di Lucía Gajá, basato sulle storie di diverse donne, originarie di cinque diversi Paesi: Messico, Spagna, Stati Uniti, Finlandia e India. Altro documentario, Derecho de playa, di Jorge Diaz Sánchez, racconta i pescatori della costa meridionale di Jalisco, minacciati negli ultimi anni dall’impulso privatistico sempre più presente nelle attività di pesca della regione. In programma anche il classico del cinema messicano, firmato nel 1977 da Arturo Ripstein, El lugar sin límites racconta la storia di La Manuela, un omosessuale che, insieme alla figlia, gestisce un postribolo di provincia. Una sera, Pancho infastidisce la figlia e va in sua difesa con una danza, seducendolo. Padre e figlia competono per la stessa passione in un luogo spietato, in cui la gentilezza si mescola all’odio. “Grazie al virtuosismo, alla sensibilità e all’ingegno dei suoi registi – continua la direttrice artistica – il Messico dimostra sempre più al Mondo la propria tenacia, abilità e passione per la Settima Arte, premiato da riconoscimenti a livello internazionale che aprono la strada a nuovi e brillanti cineasti messicani”.



 


Torna ai contenuti | Torna al menu