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Sean Penn scende in campo per Los Angeles

 

(ANSA) - Sean Penn, 59 anni, famoso sia per la sua carriera di attore e regista sia per l'impegno umanitario, non sta certo con le mani in mano e fa così il possibile per aiutare la sua Los Angeles durante la pandemia di coronavirus. La sua no-profit, Core (Community Organized Relief Effort), sta infatti collaborando con la città per aiutare a gestire un centro di test del coronavirus a East L.A. Test, sicuri ed efficienti per le popolazioni vulnerabili di Los Angeles, ovvero per chi si qualificherà ad alto rischio. L'attore ha iniziato l'attività della community dopo il devastante terremoto del 2010 ad Haiti. Va detto che altre star, come Ryan Reynolds e Blake Lively, hanno fatto a loro volta enormi donazioni per aiutare gli ospedali e il volontariato nella crisi del coronavirus.



Cortellesi-Milani, tutto cambia e il dopo inquieta anche

 

(ANSA) - ROMA, 3 APR - Lei consiglia "Il cinema secondo Hitchcock", un testo di culto di Francois Truffaut (sul loro incontro leggendario nel '62 è stato fatto anche un documentario emozionante), lui preferisce un film, Captain Fantastic, ma soprattutto "stare con le persone a cui si vuole bene, visto che abbiamo la fortuna di averle in casa, toccarle, parlarci, trascorrere tempo che nel mondo precedente era complicato". Sono Paola Cortellesi e Riccardo Milani, una coppia nella vita oltre che creativa di commedie intelligenti e molto popolari da Come un gatto in tangenziale a Ma cosa ci dice il cervello. Raccontano la loro quarantena, in casa con la figlia Laura di 7 anni, a Prima e dopo il virus: parla il cinema italiano, a cura di Mario Sesti, testimonianze raccolte da Fondazione cinema per Roma e online. Sono convinti entrambi che il mondo sia in cambiamento e che per raccontarlo "bisognerà tenerne conto", dice l'attrice. Milani spiega la propria inquietudine: "Ho la percezione che le persone per tornare alla normalità intendano ridiventare gli stronzi di prima, aggressivi, dediti alla competizione becera più violenta. I primi otto, dieci giorni di questa esperienza avevo avuto come l'impressione che da tutto questo saremmo usciti con un senso della collettività maggiore, ora questa speranza mi sembra si stia sfaldando purtroppo". La prima cosa a lockdown revocato? "Recuperare le tante cose ci sembravano piccole ma ora sono impossibili, come portare i figli al parco a giocare con altri bambini" dice mamma Paola che su Instagram si è incontrata con l'amica Laura Pausini. "Uscire di casa a fare una passeggiata con mia moglie e mia figlia e riabbracciare le figlie grandi. E poi però tornare al montaggio".



Per Ferrara Film Festival rinvio a data da definire

 

(ANSA) - FERRARA, 3 APR - Il Ferrara Film Festival, già rinviato al periodo 2-10 maggio, è stato ulteriormente rimandato a data da destinarsi. "Non abbiamo altra scelta", spiega in una lettera aperta il direttore Maximilian Law, ricordando che quasi diecimila persone hanno partecipato all'edizione 2019. "Questa crisi globale - afferma - sta causando danni molto più grandi di quanto avessimo potuto immaginare. Anche solo due mesi fa nessuno poteva prevedere la portata di tutto ciò che sta accadendo ora. Tuttavia, citando il film 'Il Corvo', mi permetto di dire che 'non pioverà per sempre'". "Io e il mio team - aggiunge Law - non smetteremo mai di far sognare il nostro pubblico, e stiamo lavorando duramente nel trovare il periodo più sicuro nell'arco dell'anno, qualora ce ne fosse la possibilità. Tuttavia, ci tengo moltissimo a sottolineare che il settore del cinema, per quanto non possa sembrare di primaria importanza in confronto a quello che sta succedendo in questo momento nel mondo, lo sarà quando tutto tornerà alla normalità". E quando giungerà questo momento "ci sarà ancora più bisogno del vostro aiuto e supporto".



Pannofino, non sopporto più neppure la mia voce

 

(ANSA) - ROMA, 3 APR - "Prima del Coronavirus ci lamentavamo troppo. Ad esempio io dicevo sempre di essere stanco quando mi toccava fare due spettacoli nello stesso giorno mentre oggi siamo tutti chiusi in casa e il mio sogno è quello di andare a fare una mangiata di pesce, accompagnata da un bel bicchiere di vino gelato al mare. E quando parlo di mare sia ben chiaro anche Fregene e Ostia andrebbero bene". A parlare così, chiuso da solo nella sua casa romana, è Francesco Pannofino, attore e doppiatore di star come Denzel Washington e George Clooney per citarne solo due. "Forse oggi si pensa troppo poco e male alle persone che muoiono ogni giorno - aggiunge -. Si sente ai tg che sono morte seicento persone e quasi non ci si fa più caso, ma si tratta di seicento persone, non è uno scherzo. Nessuno poteva immaginare davvero quello che stava per accadere - sottolinea Pannofino - , a inizio marzo io ero ancora impegnato nella tournée teatrale di 'Mine vaganti'. Mi ricordo che stavamo per partire per Salerno, poi si è bloccato tutto". Sull'immediato futuro del mondo dello spettacolo da parte dell'attore solo sano realismo: "Non vedo soluzioni immediate al problema. E poi va detto, finita la pandemia seguirà una lunga crisi economica e la gente, quando potrà finalmente permettersi di nuovo il superfluo, penserà prima ad altre cose come ad andare a mangiare una pizza e, solo alla fine, di spendere soldi per teatro e cinema".
Per l'attore, nato a Pieve di Teco nel 1958, che aveva proprio in questi giorni in uscita due film, La partita di Francesco Carnesecchi e La banda dei tre di Francesco Dominedò, preoccupazione per il figlio Andrea di 22 anni, avuto dall'attrice Emanuela Rossi, e tanta cura per la madre di 82 anni: "Vive da sola vicino casa mia e appena posso le faccio la spesa e, a volte, resto a mangiare da lei visto che in cucina non vado oltre un uovo e un piatto di spaghetti. Se fosse per mia madre - aggiunge Pannofino - andrebbe da sola al mercato e oggi non è proprio il caso". L'attore è invece critico rispetto a certi programmi tv e atteggiamenti non troppo adatti ai tempi del Coronavirus: "Se è vero che il Grande fratello va ancora in onda - dice - vuol dire che la gente ancora lo guarda e questo non è bello, mi sembra non ci sia il giusto rispetto per chi sta soffrendo. Anche sui social - dice - non amo un certo tipo di umorismo come non mi piace cantare sul balcone, credo insomma che in certe occasioni bisogna stare a lutto". La sua carriera di doppiatore iniziata quando aveva 19 anni - "ero molto giovane e avrei fatto tutto pur di non fare l'impiegato" dice all'ANSA - è stata sicuramente favorita dalla sua voce capace di tutti i registri. "È vero sono capace, a comando, di fare una voce evocativa, adatta a programmi scientifici o d'arte, e anche fare cose divertenti quando me lo chiedono. Ma una cosa è certa: non la sopporto più la mia voce - conclude ridendo -, a volte mi dà fastidio anche solo ascoltarmi".



Primo film sul coronavirus, ambientato in ascensore

 

(ANSA) - Cosa succede in un ascensore rimasto fermo, quando nasce il sospetto che una delle sette persone intrappolate, una ragazza cinese (Traei Tsai), potrebbe avere il coronavirus. E' la base della trama di 'Corona', primo film, già pronto, che ha inserito nella trama il Covid-19. A girare quest'instant thriller psicologico da 63 minuti, ambientato nella fase iniziale dell'epidemia, è stato Mostafa Keshvari, regista iraniano che ha studiato cinema e lavora in Canada, a Vancouver. Autore di vari corti, ha firmato il suo primo lungometraggio nel 2018, il pluripremiato Unmasked, su un'immigrata musulmana che si iscriveva di nascosto a una scuola di recitazione aprendosi a una diversa prospettiva. Anche 'Corona' affronta, per l'autore, il tema del pregiudizio: "Parla di paura, è uno studio sulla società, le persone e le scelte morali" dice al New York Times. L'idea è venuta al regista "proprio su un ascensore, oltre due mesi fa, leggendo la notizia degli attacchi che stavano subendo, per la paranoia legata al virus, i turisti cinesi. Il Covid-19 "è stato denominato all'inizio "virus cinese - ricorda Keshvari, parlando del film con Hollywood Reporter -. Ma ora colpisce tutti, non esiste un problema razziale. Ora la razza umana deve unirsi per sconfiggerlo. Il virus non discrimina, perché dovremmo farlo noi?". Oltre alla ragazza cinese, gli altri personaggi chiusi nell'ascensore sono un addetto alle riparazioni (Emy Aneke), l'unico che sembra riuscire a controllare la paura del contagio; una millennial (Zarina Sterling); un suprematista bianco (con tanto di piccola svastica sulla fronte) in sedia a rotelle (Richard Lett) ; il proprietario del palazzo (Josh Blacker); una donna in attesa di un bambino (Andrea Stefancikova) e un inquilino indebitato (Andy Canete). Nell'interagire dei protagonisti "vedi le loro reazioni istintive. Parlano l'uno sull'altro e la loro paura diventa reale". Keshvari ha iniziato a lavorare sul film a inizio gennaio; in due settimane ha scritto la sceneggiatura e in dieci giorni è stato creato il set: "Abbiamo affittato uno spazio e ci abbiamo costruito un ascensore". 'Corona' è "ultra low budget". Agli attori, da cui voleva il massimo realismo, ha dato spazio anche per improvvisare: "Ho chiesto loro di immaginare che il coronavirus fosse presente su quell'ascensore". Il film è stato girato in pochi giorni a febbraio con una troupe di 25 persone: si era all'inizio dell'epidemia, "pensavamo sarebbe passata in fretta. Nessuno avrebbe potuto immaginare (tutto questo)". Comunque fra cast e troupe non c'è stato finora nessun caso positivo al virus. L'idea iniziale era di proporre il film ai festival, ma ora con il lockdown e l'aggravarsi della pandemia l'unica opzione, per diffonderlo, "è lo streaming". Per il regista, il film ora "appartiene all'umanità".



   


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