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Presentazione Mostra Alberto Sordi, martedì 21 gennaio ore 11

 

È già boom di prenotazioni, oltre 10mila da tutta Italia, per la grande Mostra su Alberto Sordi nel centenario della nascita. La leggendaria villa dell’attore, immersa nel verde di Caracalla e mai prima d’ora aperta al pubblico, sarà lo scenario eccezionale che permetterà ai visitatori di immergersi nella vita quotidiana, nel lavoro, nelle passioni e tra i segreti di un gigante dello spettacolo ultra-famoso per i suoi film ma ancora sconosciuto nella dimensione privata. Dopo il saluto della sindaca Virginia Raggi, del presidente della Fondazione Alberto Sordi, Italo Ormanni, di Daniela Porro, a capo della Soprintendenza speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, e dei rappresentanti delle Istituzioni, il curatore Alessandro Nicosia, presidente della C.O.R. Creare Organizzare Realizzare,
affiancato dai due altri curatori, i giornalisti Vincenzo Mollica e Gloria Satta, illustrerà gli insoliti e straordinari spazi espositivi della Villa.



L'Italia agli Oscar, racconto di un cronista di Vincenzo Mollica e Steve della Casa

 

Gli Oscar®, l’appuntamento più importante per il cinema mondiale, raccontati in un libro ricco di aneddoti, foto, dietro le quinte, informazioni, curiosità. È L’ITALIA AGLI OSCAR®, racconto di un cronista, pubblicato da Edizioni Sabinae e Luce Cinecittà, già premiato come “Miglior libro di cinema” dalla Rivista del Cinematografo. Sono tanti gli italiani che hanno vinto la prestigiosa statuetta: Sophia Loren, Vittorio De Sica, Anna Magnani, Federico Fellini, Giuseppe Tornatore, Ennio Morricone, Roberto Benigni, Paolo Sorrentino, Gabriele Salvatores, Gianni Quaranta Milena Canonero, Dante Ferretti, Francesca Lo Schiavo, Nicola Piovani.... Attraverso i ricordi e gli incontri con i premiati, un viaggio tra Italia e America di Vincenzo Mollica - giornalista, cronista, critico appassionato di musica, cinema, fumetto, da più di quarant’anni interprete per la Rai dei maggiori eventi della cultura popolare, nazionale e internazionale - a cura del critico cinematografico Steve Della Casa. «Che cosa sono gli Oscar®? - racconta Mollica - Forse il paragone che rende meglio l’idea della loro importanza è di tipo liturgico. Il premio Oscar®, a mio avviso, è l’altare maggiore di quella immensa cattedrale che è il cinema. Tutte le cattedrali, come sappiamo, hanno tante navate, tanti altari minori, ma l’altare maggiore è quello sul quale si svolge la messa più importante, quella cantata, quella delle grandi occasioni. Ed è una messa sempre uguale e sempre lo sarà, nei secoli dei secoli. Io ci sono andato più di trenta volte e la liturgia è sempre stata la stessa. Quelli che prenderanno la statuetta entreranno nell’eternità, una sorta di paradiso del cinema. Quelli che devono accontentarsi della nomination sono in una specie di purgatorio. Tutti gli altri che si presentano, si vestono, sfilano sul tappeto rosso nei momenti di stanca e cercano disperatamente un invito per la festa… per loro Dante Alighieri avrebbe previsto un’unica collocazione, l’inferno. Come sappiamo, è il posto peggiore ma anche quello più ricco di storie». «La storia del cinema italiano – scrive Steve Della Casa – è anche la storia del suo continuo confronto con il cinema americano. Non è un caso se la library del prodotto statunitense e quella del prodotto italiano siano in assoluto quelle che hanno il più alto valore commerciale e che hanno prodotto il maggior numero di capolavori nella storia del cinema. Il rapporto tra Roma e Hollywood è stato da sempre segnato dall’emulazione, dalla concorrenza ma anche dalla reciproca passione e da un rispetto che è ben testimoniato dall’accoglienza che i prodotti hanno ricevuto nei mercati dell’altro paese». Il libro è stato realizzato in occasione della presentazione dello storico accordo tra l’Academy of Motion Pictures e Luce Cinecittà, siglato dopo una lunga collaborazione tra le due istituzioni, che prevede una partnership almeno quinquennale all’interno del nuovo Museo Academy di Los Angeles disegnato da Renzo Piano, che verrà inaugurato nel corso dell’anno. L’accordo prevede la programmazione stabile di rassegne, mostre e attività dedicate al cinema italiano. «L’Italia è il primo paese al mondo a chiudere un accordo di questa portata con la nuova creatura dell’Academy – spiega il Presidente e Ad di Istituto Luce Cinecittà, Roberto Cicutto - Il nostro team e quello del Museo cureranno dunque una serie annuale di proiezioni di capolavori italiani e di programmi: si inizierà quest’anno con il tributo per il centenario della nascita di Federico Fellini, che festeggeremo già a partire da lunedì con una serie di iniziative in tutto il mondo, aventi come fulcro la rassegna di tutti i suoi film, interamente restaurati in digitale»



La carismatica Cate Blanchett presiederà la giuria di Venezia

 

Diversità e uguaglianza di genere cercasi: se gli Oscar, viste le nomination, non lasciano quest'anno speranza - troppo bianchi e troppo maschili - e sembrano riportare indietro rispetto al cambio di rotta innescato la scorsa stagione da #metoo, campagne gender equity e inclusive, ci pensano i festival, i più importanti del mondo, a dare prospettive di progresso. Il festival di Cannes ha annunciato un regista 'contro', punto di riferimento degli afro-americani e della Hollywood più democratica come Spike Lee, tenace oppositore di Donald Trump e oggi la Mostra del cinema di Venezia non resta a guardare. Sarà Cate Blanchett, l'attrice australiana, un mito di carisma e bravura, bellezza algida ed eterea, con una incredibile classe che la fa adorare anche nel mondo della moda, due volte premio Oscar (The Aviator e Blue Jasmine) e cinque altre volte candidata, a guidare la giuria che assegnerà il Leone d'oro della 77/a edizione (2-12 settembre). La Blanchett, sulla linea di una strada già delineata, succede alla argentina Lucrecia Martel e ad Annette Bening, mentre la stessa Blanchett nel 2018 ha presieduto la giuria di Cannes. Predecessore di Spike Lee un anno fa a Cannes il messicano Alejandro Inarritu. Tutti nomi, quelli 2020 e i precedenti recenti, che sembrano andare in una unica direzione di apertura, inclusione, nuove sensibilità (ha tenuto banco lo scorso anno il caso Martel Polanski, tanto per memoria). Sotto queste presidenze sono stati premiati i film dell'anno, molti dei quali sono in nomination: pensiamo al Leone d'oro Joker, 11 candidature e alla Palma d'oro Parasite, sei , senza dimenticare altri candidati C'era una volta a Hollywood (Cannes), Marriage Story (Venezia) e poi The Irishman e Ford V Ferrari (visti, tra l'altro, a Venezia). Ma allora come mai l'Oscar è quest'anno definito poco inclusivo? Rispetto alle donne i dati parlano chiaro e sono francamente drammatici: solo 5 sono state candidate come miglior regia nella storia degli Oscar, ossia dal 1929 al 2020. Nell'ordine: la nostra Lina Wertmuller, la prima in assoluto, 1977, Jane Campion nel 1994, Sofia Coppola nel 2004, Kathryn Bigelow nel 2010 (prima ed unica ad aver vinto) e Greta Gerwig nel 2018. Al netto di questo secondo gli analisti è il sistema di voto degli Oscar che necessita di una riforma radicale e non solo di un allargamento di piattaforma, diversificando la base elettorale, cosa già avvenuta e non evidentemente sufficiente. L'anno scorso, il 50% dei nuovi membri erano donne e il 29% erano persone di colore. Oggi, il 16% dei quasi 9.000 membri totali sono persone di colore, rispetto a solo l'8% nel 2015. Da una parte i festival sembrano recepire il cambiamento e le nuove sensibilità, dall'altra l'Academy degli Oscar sembra ancora poco reattiva. Il tema è d'attualità e la scelta di Cate Blanchett si presta a questa lettura. Non a caso, il direttore della Mostra del cinema di Venezia, Alberto Barbera, nell'annunciare la scelta dell'attrice ha dichiarato: "Cate Blanchett non è soltanto un'icona del cinema contemporaneo, corteggiata dai più grandi registi dell'ultimo ventennio e adorata dagli spettatori di ogni tipo. Il suo impegno in ambito artistico, umanitario e a sostegno dell'ambiente, oltre che in difesa dell'emancipazione femminile in un'industria del cinema che deve ancora confrontarsi pienamente con i pregiudizi maschilisti, ne fanno una figura di riferimento per l'intera società. Il suo immenso talento d'attrice, unitamente a un'intelligenza unica e alla sincera passione per il cinema, sono le doti ideali per un presidente di giuria. Sarà un enorme piacere ritrovarla in questa nuova veste a Venezia, dopo averla applaudita come magnifica interprete dei film Elizabeth di Shekhar Kapur e I'm not there di Todd Haynes, che le valse la Coppa Volpi come miglior attrice nel 2007". Blanchett ha ringraziato: "Ogni anno attendo la selezione di Venezia e ogni anno essa risulta sorprendente e notevole. Venezia è uno dei festival di cinema più suggestivi al mondo, una celebrazione di quel mezzo provocatorio e stimolante che è il cinema in tutte le sue forme. E' un privilegio e un piacere essere quest'anno presidente di giuria". L'attrice di Che fine ha fatto Bernadette? sta girando la serie tv Mrs America e sarà al festival di Berlino con un altra serie tv, Stateless, mentre è in pre produzione Lucy and Desy, la vita e la carriera della pioniera della tv, Lucille Ball scritta da Aaron Sorkin.



Megxit, la Duchessa del Sussex tornerà a fare l'attrice?

 

Dopo la sconvolgente notizia della "Megxit", ad Hollywood si discute della possibilità, per quanto remota, del ritorno di Meghan Markle sugli schermi. Attualmente infatti, Meghan Markle e il principe Harry hanno ricevuto la benedizione della Regina, ma la coppia deve ancora definire gli accordi che caratterizzeranno la loro nuova vita "indipendente". Non appena il Duca e la Duchessa del Sussex hanno rivelato la loro scioccante uscita di scena, decidendo di allontanarsi dalla famiglia reale del Regno Unito, tutti si chiedono quale sarà la loro prossima mossa. L'idea che l'ex attrice di Suits contatti la sua agenzia chiedendo di tornare a recitare sembra lontana, come assicura anche Bill McGoldrick, presidente di NBC Universal e collaboratore della Markle durante le stagioni della serie. Lui ribadisce, anzi, che se Meghan avesse questa volontà, si sarebbe già alzato un polverone e tutti sarebbero in fermento. Piuttosto che la pura via dell'intrattenimento, McGoldrick si aspetta che Markle scelga un percorso di produzione più "socialmente informativo", per raccogliere fondi e realizzare film che trattano questioni importanti per lei.
La maggior parte degli esperti reali afferma che è improbabile un rapido ritorno alla recitazione per la Duchessa, se non altro a causa della logistica. "Per il momento è fuori questione", afferma Nick Bullen, co-fondatore del servizio SVOD focalizzato sulla regalità True Royalty, mentre Eric Schiffer, presidente di Reputation Management Consultants, afferma che qualsiasi tentativo di riaccendere immediatamente la sua carriera dovrebbe sopportare aspre critiche. Inoltre, qualsiasi ruolo di Markle potrebbe mettere in difficoltà gli addetti ai lavori, mentre si sommerebbero i significativi costi di sicurezza e assicurazione. Nel frattempo, Harry è già pronto a produrre una serie sulla salute mentale con Oprah Winfrey per Apple TV +, ma questo accordo potrebbe essere un accordo minore rispetto a qualsiasi altro ipotetico accordo di produzione insieme alla moglie. Per il momento Apple ha rifiutato di commentare, anche solo per smentire. (Di Anastasia Cicciarello)



"Star Wars: L'ascesa di Skywalker" abbatte il miliardo di dollari di incasso

 

Anche "Star Wars: L'ascesa di Skywalker" si è unito al club dei film miliardari del 2019. Il nono capitolo della saga ha infatti incassato 481 milioni di dollari negli Stati Uniti e 519 all'estero, per un totale di 1,010 miliardi. Un ottimo risultato ma inferiore alle aspettative e ai numeri dei precedenti "Il risveglio della forza" (2 miliardi) e "Gli ultimi Jedi" (1,33 miliardi). La Disney (casa di produzione della saga) può comunque ritenersi soddisfatta. L'azienda ha infatti chiuso il bilancio a quota 11,12 miliardi incassati in tutto il mondo e ben sette dei nove film che nel 2019 hanno abbattuto il muro del miliardo sono targati Disney. Dal suo arco sono infatti scoccate le frecec di "Avengers: Endgame", "Il Re Leone” e "Frozen II". E per il. 2020 Disney punta al bis con titoli del calibro di "Mulan” “Black Widow” e “The Eternals”.



   


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