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Festival Noir sbarca a Milano e Como

 

(ANSA) - MILANO, 3 DIC - Dopo 25 anni Noir in Festival, rassegna del giallo e del mistero, lascia Courmayeur per sbarcare a Milano. "Con quella comunità si era esaurito il rapporto - ha spiegato oggi in conferenza stampa la codirettrice Marina Fabbri - e soprattutto c'era la sfida di fare qualcosa di diverso". In calendario dall'8 al 14 dicembre, Noir in Festival avrà una sessione anche a Como, dove sarà aperto il 7 dicembre con un'anteprima premiando con il Raymond Chandler Award Roberto Saviano. Otto film in concorso, tre retrospettive, 15 scrittori protagonisti delle conversazioni quotidiane, il festival si svolgerà quindi dall'8 all'11 a Como e quindi fino al 14 a Milano. A Milano, oltre allo spazio Anteo e quello Oberdan, l'evento avrà come location anche lo Iulm (Università di lingue e scienze della comunicazione), dove sarà allestito il contest per la finale del game Fight cult dedicato ai film noir degli anni 2000.



Vita da gatto, Spacey in versione felina

 

(ANSA) - ROMA, 3 DIC - Un film per famiglia, specie se amate i gatti, dai toni fantastici e con un finale alla Frank Capra in pieno stile natalizio. E' quello che arriva nelle sale dal 7 dicembre, distribuito da Lucky Red, a firma del regista di Men in Black, Barry Sonnefeld, e con protagonista il due volte premio Oscar Kevin Spacey in versione umana e felina. Si tratta di 'Una vita da gatto', storia fantastica e un po' pasticciata che racconta della vita di Tom Brand, miliardario di grande successo, ma ammantato di troppo cinismo che scopre affetti, empatia e valori solo quando si ritrova, magicamente, nella pelle di un gatto siberiano di nome Mister Fuzzypants. Ora, da gatto, Tom/Mister Fuzzypants capisce meglio sia sua moglie Lara (Jennifer Arner) che la figlia adolescente Rebecca (Malina Weissman). E sarà proprio quest'ultima a cambiargli la vita. ''L'ho vista come una grande opportunità - dice Spacey -, perché adoro le commedie. Spesso la gente mi vede in ruoli più oscuri e tormentati, nei panni del cattivo''.



Perfetti sconosciuti a Bruxelles

 

(ANSA) - MILANO, 3 DIC - Proiezione speciale a Bruxelles, dedicata ai rappresentanti delle istituzioni europee e alla comunità italiana, per "Perfetti sconosciuti", il film diretto da Paolo Genovese e prodotto da Medusa, i cui diritti cinematografici sono stati venduti in più di 40 paesi al mondo, mentre altre 10 nazioni - tra cui Francia, Spagna, Germania, Stati Uniti e Cina - si apprestano a girare il remake tratto dalla sceneggiatura originale. "Ci auguriamo - ha detto Fedele Confalonieri - di continuare a produrre contenuti video capaci di emozionare ed essere visti nel mondo: perché la sfida è far diventare la nostra diversità culturale un punto di forza anziché di debolezza". Genovese da parte sua ha aggiunto che "è urgente un nuovo quadro regolatorio che difenda il copyright e promuova investimenti in contenuti culturali e creativi. Solo così il sistema audiovisivo europeo potrà competere con i grandi players americani e internazionali".



"Depth two", il documentario del regista serbo Ognjen Glavonic, vince il 57° Festival dei Popoli

 

Firenze, 2 dicembre - È Depth two (Serbia, 2016), il documentario del regista serbo Ognjen Glavonic che indaga un crimine di guerra perpetrato in Kosovo durante il conflitto nei Balcani, e da allora passato sotto silenzio, a vincere il Premio Miglior Lungometraggio del Concorso Internazionale al 57/mo Festival dei Popoli, che si conclude questa sera, venerdì 2 dicembre, al cinema La Compagnia di Firenze. Il premio (8.000 euro) è stato assegnato dalla giuria internazionale, composta da Jasmin Basic (studiosa di storia del cinema e curatrice, Svizzera), Giovanni Cioni (cineasta, Belgio/Italia) e Nikolaus Geyrhalter (regista e produttore, Austria) con la seguente motivazione: “Tutto comincia su un fiume: come un viaggio contro corrente il film rivela un drammatico episodio di una guerra recente e poco distante. Voci pacate, senza emozioni, raccontano operazioni di pulizia etnica, omicidi di massa, esecuzioni. Sono registrazioni audio giudiziarie. Le immagini sono un ritorno sulla scena del crimine, oggi. Nell’articolazione tra immagini e racconti, ci immergiamo nei meccanismi di un massacro e percepiamo come questi meccanismi possano avvenire, sempre, ovunque. Una scrittura cinematografica potente, documento sulla nostra storia recente, un film dove apprendiamo su noi stessi.” Il Premio per il Miglior Mediometraggio (4.000 euro) è andato a Dum Spiro Spero di Pero Kvesic (Croazia, 2016). “Forse è un giornale di bordo – ha detto la giuria – pieno di ironia e di sarcasmo disperato. Forse è un viaggio nel presente, nella casa dove vivere, fino all’ultimo respiro, con le persone amate. Forse, soprattutto, è una riflessione sul tempo, sulle immagini, sulla morte - una riflessione sul fatto di fare cinema.” Il Premio per il Miglior Cortometraggio (2.500 euro) è andato a Remains from the desert di Sebastian Mez (Germania, 2016). “Uno spazio sconfinato, quasi apocalittico, abitato da anime erranti oramai diventate invisibili. Uno sguardo cinematografico intenso e preciso ma anche un’importante topografia di una tragedia che si svolge in questo momento e che sembra ancora impossibile” – spiega la giuria. La Targa “Gian Paolo Paoli”, premio al miglior film etno-antropologico, è andata a You have no idea how much I love you di Pawel Lozinski (Polonia, 2016) con la seguente motivazione: ”L’antropologia è anche nell’interrogare e mettere in scena l’intimità di una relazione familiare. In questa esperienza cinematografica sconvolgente, una madre e una figlia cercano di parlarsi sotto lo sguardo di un terapeuta. Siamo come in un film di John Cassavetes, dove i visi diventano paesaggi indimenticabili di emozioni.” Il Premio "Lo sguardo dell'altro. La sfida del dialogo tra culture e religioni” (1.500 euro), assegnato dall'Istituto Sangalli per la Storia e le Culture Religiose di Firenze, va a Samir dans la poussière di Mohamed Ouzine (Francia/Algeria/Qatar, 2016). “La solitudine dell’uomo, davanti a Dio e agli altri uomini, è espressa in modo esemplare e poetico in questa pellicola che colpisce anche per la bellezza della fotografia. Un film ambientato in Algeria, ma che interroga profondamente le ‘anime’ e le ‘menti’ degli occidentali, per il passato coloniale che lega questa terra alla Francia. Samir parla di sé e tra sé, con il suo Dio, Allah, a cui si affida fiducioso da buon musulmano. Ma Samir parla a tutti noi, delle sue aspirazioni, dei suoi sogni non realizzati, la casa, la terra, la famiglia. Con uno sguardo verso le luci della Spagna non lontana, a fronte del nero della notte, del nero del petrolio fonte di ricchezza solo per alcuni, del nero del cuore.” L’Istituto ha espresso anche una Menzione speciale per Swagger di Olivier Babinet (Francia, 2016) – “per il messaggio rilevante che individua in quel crogiuolo di etnie, culture e religioni che è la Parigi di oggi la possibilità di un futuro diverso per l’Europa di domani, e che risiede nel desiderio di questi adolescenti ‘svantaggiati’ di assomigliare, e quindi di essere ri-conosciuti, dai loro coetanei più fortunati. Con la speranza che non perdano per strada le peculiarità delle rispettive provenienze, loro o dei loro genitori, per arricchire questa Europa sempre più stanca e invecchiata.” Il Premio Cinemaitaliano.info – CG Entertainment, che consiste nella pubblicazione e distribuzione del film nella collana dvd “Popoli doc” edita da CG Entertainment, è stato assegnato a Castro di Paolo Civati (Italia, 2016). La giuria, composta dalla redazione di Cinemaitaliano.info, ha motivato così la scelta: “Un documentario che trasuda un grande spirito di libertà. Anime libere sono suoi i personaggi, capaci di sognare dei futuri possibili nonostante le difficoltà del quotidiano. Così come libero da ogni schema è l'occhio che le osserva, in grado di giocare con la realtà e di trasformare gli inquilini del Castro nei protagonisti di un film divertente e commovente, dolce e amaro come la vita stessa”. Sempre a Castro è andato il Premio “Gli Imperdibili”, che offre la possibilità di includere il film vincitore nel listino cinematografico "Gli Imperdibili" proposto da Regione Toscana al circuito dei Cinema d’Essai toscani (quarantuno sale). “Per lo sforzo produttivo e l'abilità con cui il regista è riuscito a portare sullo schermo un racconto sincero senza giudizi, una storia difficile, filmata con delicatezza. Un'avventura produttiva durata oltre un anno, un viaggio nella torre di Babele che racconta uno spaccato di Italia da conoscere e condividere, un film che ben si presta ad una distribuzione mirata in sala”. Il premio è assegnato da una giuria composta da rappresentanti di Toscana Film Commission, AGIS, ANEC e FICE e promosso da “Quelli della Compagnia” di Fondazione Sistema Toscana, AGIS, ANEC e FICE.



"Un altro me" vince il premio del Pubblico al Festival dei Popoli

 

Il recupero dei sex offenders raccontato in “Un altro me” di Claudio Casazza conquista il pubblico del 57/mo Festival dei Popoli. Il film, prodotto da GraffitiDoc e presentato in concorso internazionale nella serata di apertura, si aggiudica il Premio del Pubblico di questa edizione, il premio “MYmovies.it – Il cinema dalla parte del pubblico”. Il documentario è stato il più votato fra le 21 opere presentate in concorso internazionale. I numerosi spettatori presenti al festival hanno infatti deciso di premiare un film che tratta un tema complesso: i reati sessuali. Un Altro me segue per un intero anno un gruppo di sex offenders al lavoro in carcere con la prima equipe in Italia per il Trattamento Intensificato per autori di reati sessuali. Questo team di professionisti, formato da criminologi, psicologi e terapeuti, li affronta ogni giorno per impedire il rischio che le violenze siano compiute ancora. Altissima è stata l’adesione del pubblico che lo ha votato per assegnargli questo storico premio realizzato in collaborazione con la piattaforma MYmovies.it – Il cinema dalla parte del pubblico non lasciando margine possibile alle altre venti opere in concorso. “Dopo la proiezione molti spettatori mi hanno contattato e ognuno ne ha colto qualcosa di diverso, di personale” afferma il regista Claudio Casazza “Realizzando questo film avevo sempre voluto che ‘Un altro me’ fosse anche un dialogo con il pubblico ed è sorprendente che un film girato tra le mura di un carcere sia così "aperto" alle diverse letture, è quel che speravo ed è la cosa che mi emoziona di più”.



   


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