La recensione del film Benvenuti a casa mia

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BENVENUTI A CASA MIA - RECENSIONE

Benvenuti a casa mia recensione
Recensione

di R. Gaudiano
[Benvenuti a casa mia recensione] - Lui, Etienne Fougerole (Christian Clavier), è un intellettuale di spicco, scrittore e docente, che ama far mostra di orientamenti sociali all'avanguardia, come aprire le braccia ai bisognosi e a coloro che vivono ai margini dell'odierna società. Sua moglie, Daphné (Elsa Zylberstein)), è un'ereditiera che ama creare incomprensibili opere scultoree e vive completamente fuori dalla realtà. I due hanno un figlio adolescente, Lionel (Oscar Berthe), che rifiuta ogni forma di ostentazione borghese. La famiglia Fougerole abita in una sontuosa e lussuosa villa. Durante un dibattito televisivo nel quale Fougerole promuove il suo nuovo romanzo intitolato "À bras ouverts", titolo originale del film tradotto in italiano "Benvenuti a casa mia", il famoso scrittore invita ricchi e benestanti ad accogliere almeno una volta in casa propria una famiglia di bisognosi. Il dibattito assume toni abbastanza tesi, tanto che il suo avversario invita Fougerole a mettere in pratica realmente ciò che suggerisce e di rimando il noto scrittore messo alle strette, promette che accoglierà in casa sua la prima famiglia rom che busserà alla sua porta. Pare che Philippe De Chauveron, qui regista, ami proporre nei suoi film confronti culturali estremi come è stato nel suo "Non sposate le mie figlie", in cui il notaio Verneuil (interpretato dallo stesso Clavier) si trova gioco forza ad imbattersi nella cultura musulmana. In "Benvenuti a casa mia" la cosa è un po' diversa. La famiglia Fougerole è costretta ad accogliere in casa propria, per la promessa fatta dal capo famiglia Etienne, il rom Babik (Ary Abittan) e la sua famiglia. Si, proprio dei rom. E De Chauveron ha scelto come interpreti dei veri rom provenienti dalla Francia e dalla Romania, come Ary Abittan ed altri personaggi del film. La convivenza tra i due gruppi sociali diventa man mano un vero e proprio scontro culturale per le profonde differenze identitarie. La commedia più di una volta tocca corde antipatiche che sfiorano addirittura l'emergere di una vera e propria ghettizzazione nei confronti della famiglia rom. La sceneggiatura lascia largo spazio a battute e gag che si ripetono a ruota libera, che adombrano il buon intento di una commedia non razzista, caratterizzando i personaggi rom come soggetti di difficile inserimento nella società ospitante a causa delle loro abitudini molto discutibili. Ary Abittan non lesina le difficoltà, la sua natura violenta ed i valori arcaici della sua cultura rom. Addirittura il suo personaggio è caratterizzato come impossibilitato ad una vera integrazione e provvisto di un'intelligenza limitata che non gli permetterà di progredire né intellettualmente né culturalmente e socialmente. L'innamoramento di Lionel per la bella figlia rom di Babik, Lulughia (Nikita Dragomir) e la conciliazione finale col matrimonio tra i due poco più che adolescenti, è una trovata deludente per il solo tributo dovuto all'onore di un padre rom. Politicamente scorretto, in quest'ultimo lavoro siglato De Chauveron, capita anche di ridere, muovendosi il film sul filo del rasoio riuscendo a stento ad evitare di essere considerato addirittura sgradevole. Ma ciò che "Benvenuti a casa mia" non realizza è l'evoluzione dei personaggi nel confronto-scontro, che in una storia che si rispetti avviene grazie alla trasformazione delle coscienze, superando realmente quei pregiudizi e certezze arcaiche che purtroppo, in questo film, sono proprio i motori dell'idea di fondo. (La recensione del film "Benvenuti a casa mia" è di Rosalinda Gaudiano)
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