alla scenografia e all'atmosfera gotica. Il film evita gli effetti troppo facili o le scene troppo cruente, anche per non urtare la sensibilità del pubblico di allora. La creatura è una "rappresentazione simbolica e metafisica dell'uomo, tormentato e diviso fra la riconoscenza e l'odio per un creatore che l'ha fatto così imperfetto". La maschera di Boris Karloff, capolavoro del truccatore Jack Pierce, è diventata archetipo e simbolo dell'orrore.

Il primo e più famoso degli adattamenti cinematografici del romanzo di Mary Shelley. Diede l'avvio ad una lunghissima serie di remakes che prosegue da oltre mezzo secolo. Formidabile la versione comica di Mel Brooks, Frankenstein Junior (1974).

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