Il belga Pierre
Paul Renders
(nel 2000
portò
a venezia
il suo futuristico
e originale
“Thomas
est amoreaux”)
oscilla indeciso
tra il favolone
melenso e
l’abbozzo
di critica
al sistema
televisivo
dei pagati
per esistere.
Rovescia molta
semplicistica
ossessione
per il controllo
universale
sulle cose
umane, navigando
sulla superficie
della maniera.
Sul finale
romanticone
e furbastro
sovviene -
eureka! -
l’associazione
fisiognomica
ai danni del
protagonista.
Somiglia a
un volto da
Grande Fratello
tv. Ricordate
l’australiano
che parlava
quello strano
mix tra italiano
e inglese?
Robert Minicozzi.
E stessa fine:
tutti nel
dimenticatoio,
nessuno escluso.
(recensione
di Daniela
Losini )